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Rosaura Galbiati, DAINTREE. Dove la foresta fluviale incontra la barriera corallina Annamaria Locatelli
Conoscenza e stupore, le due cifre, razionale ed emotiva, che accompagnano la lettura dell’ultima opera di Rosaura Galbiati, viaggiatrice appassionata ed instancabile, che ci catapulta nel Daintree, ovvero sulla costa australiana orientale. Un ambiente incontaminato da ere antichissime: ‘Dove la foresta fluviale incontra la barriera corallina’. Un viaggio che risveglia ai nostri sensi e al cuore presenze arboree e animali quasi del tutto sconosciute al distratto occidentale, vivificandole di grande empatia. Perchè, sì, tra noi superbi umani e loro non esiste alcun vero salto qualitativo: le specie viventi si pongono in una continuità vitale ed emozionale sorprendente. Realtà non facile da accettare da parte di chi, nella sua storia presente e secolare, ha colonizzato, sfruttato e schiavizzato persino i propri simili! Eppure, un rispetto esteso ad ogni forma di vita salverebbe dal declino, quasi irreversibile, la nostra specie e il pianeta tutto. Ci risparmieremmo guerre, genocidi, stermini, distruzione ambientale. Quale formula ha permesso a Rosaura Galbiati di pervenire contemporaneamente ad una estesa conoscenza scientifica della biodiversità e a una empatia straordinaria verso la stessa? Ce lo rivela la stessa autrice, che sa trasformare le descrizioni naturalistiche senza tradirne la veridicità scientifica, in racconti al limite della magia: veri poemi di un rinnovato ‘cantico delle creature’:
L’alchimia di ragione e sentimento sempre presente nella scrittura di Rosaura Galbiati, e un amore coltivato nel tempo con paziente tenacia, risultano contagiosi per il lettore. L’autrice è sempre alla scoperta di nuovi mondi, superando ostacoli quasi invalicabili, come capitò all’esploratore britannico J. Cook quando nel 1770 pervenne sulle coste sudorientali australiane, urtando con il suo brigantino contro i bassi fondali della barriera corallina, e in seguito incagliandosi con conseguenti gravi danni al vascello che necessitò di una lunga riparazione prima di poter raggiungere la costa, che non per caso venne battezzata Cape Tribulation... Nulla è dato senza fatica! E quando la foresta fu raggiunta dagli esploratori: ‘non abitava più ogni silenzio’, la suggestiva espressione di Rosaura Galbiati, quasi a segnalare un atto sacrilego! Certamente alla presenza degli aborigeni la natura non aveva subito alterazioni né disturbi sonori, presenti solo quelli della natura. L’autrice, con uguale sensibilità e rispetto, esplora la natura dandole voce senza alterarla in alcun modo: foresta, fiume, cielo e pioggia, mare e barriera corallina e i loro ‘fantasiosi’, leggiadri, vuoi mostruosi, quanto reali abitatori... Ambienti vitalmente interconnessi durante le varie stagioni dell’anno in un vorticoso succedersi di mutazioni, di sconvolgimenti, di cicli vitali in continua alternanza: vita, morte, rinascite. Considero tra le pagine più belle quelle dedicate al fiume Daintree: la narrazione di una perturbante forza della natura, in balia di piogge torrenziali, di cicloni devastanti, in continua trasformazione nel suo corso verso il mare: tra acque dolci, salmastre e salate. Un serpente verde-azzurro straripante durante le piene, dai percorsi contorti e mutevoli nel cuore della foresta tropicale... La foresta, un luogo inospitale per gli umani, ma ricchissimo di biodiversità ben adattata e da cui trae nutrimento, riparo, tomba, rigenerazione... Un’esposizione scientifica curatissima e, nello stesso tempo, un elogio poetico e metafisico del fiume, come culla della vita, anche nel suo connubio e scambio con il mare e la foresta:
La barriera corallina è un altro ambiente reale, ma ai limiti immaginativi per la straordinaria biodiversità, per la bellezza di forme di vita e di colori, proclamata dall’Unesco Patrimonio Naturale dell’Umanità:
Un mondo a parte:
Tuttavia, non mancano nemici a minacciare questo vero e proprio Eden: come la Stella marina spinosa che “aggredisce la barriera con risultati in alcuni punti catastrofici” e il cambiamento climatico con l’effetto serra dovuto all’innalzamento delle temperature marine, per cui i coralli
In tutti i modi, è veramente vitalissima la strabordante biodiversità dell’intero parco del Daintree: uccelli, serpenti, coccodrilli, insetti, pesci, mammiferi marsupiali, opossum e canguri che animano, nidificano, generano nel mutevolissimo ambiente foresta-fiume-mare. Animali dotati di un forte istinto di sopravvivenza, affatto lontani dai nostri umani sentimenti e intenti, secondo le situazioni e fasi della vita, con conseguenti sempiterne manifestazioni di piacere e di tormento: l’accoppiamento amoroso, la danza seduttiva, il canto armonioso o sgraziato, le svariate movenze, le diverse modalità di cura dei nati, le lotte e le astuzie per la difesa del territorio, la solidarietà di gruppo, la gestione della perdita, del lutto. Comportamenti in cui ci riflettiamo ampiamente ma, in ultimo, non distruttivi come spesso quelli umani: infatti anche i più feroci, a mio parere, sono privi di intenti crudeli. La foresta pluviale resta il ricettacolo e il palcoscenico di specie animali e arboree le più varie e rare, se non uniche:
Le aggrovigliate mangrovie si presentano come le più rappresentative e spettacolari:
A conclusione della lunga e intensa narrazione, ci allieta l’elogio di Rosaura Galbiati rivolto alle foreste incontaminate, ancora presenti sul pianeta, per il loro potenziale di guarigione degli umani stessi che oggi soffrono di un ‘deficit di natura’. Infatti:
Da loro, dunque, arriverà la nostra possibilità di salvezza?
BookTribu, 2025
14-02-2026
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