Silvana La Spina, Un rebus per Leonardo Sciascia Angela Giannitrapani
Che Silvana La Spina apprezzi Leonardo Sciascia è incontrovertibile ma è una dichiarazione scontata. Una verità più profonda è che lei condivide con lui la scelta di una scrittura dall’impegno civile. E, anche se in La Spina la struttura narrativa di finzione potrebbe apparire preponderante rispetto alla tematica civile, tuttavia certe sue opere si affiancano a quelle dello scrittore siciliano. Così, nel suo ultimo “Un rebus per Leonardo Sciascia” la relazione tra i due si fa ancora più stretta. Infatti, non solo Leonardo Sciascia diventa il personaggio principale di questo noir ma la vicenda è scritta in modo da affiancarsi ai suoi romanzi e si conclude come lo scrittore sceglieva di concluderli. La morte di un magistrato con un colpo di pistola sconvolge il paesetto siciliano (che è Racalmuto, luogo d’origine di Sciascia), dividendo chi pensa si tratti di suicidio e chi di omicidio. Toccherà agli inquirenti stabilire la verità. Il pubblico ministero e il capitano dei carabinieri guideranno le indagini in mezzo a mille difficoltà create da tracce non così chiare e, soprattutto, tra le contraddittorie testimonianze dei paesani che sanno ma non dicono o dicono senza sapere veramente, in quel gioco di relatività che rende la realtà a volte impenetrabile. La figlia della vittima, non convinta del sospettato suicidio, chiede a Leonardo Sciascia di indagare, in qualità di amico del padre e autorevole presenza del luogo. Lo scrittore è riluttante, anche perché addoloratissimo per l’agonia di Italo Calvino che si sta spegnendo in quel settembre del 1985 a Siena. Tuttavia, senza assumere ufficialmente il compito, osserverà, ascolterà, rifletterà per avvicinarsi alla verità. Seguendo lui e gli investigatori la vicenda si snoda attraversando il fitto tessuto sociale, prevalentemente maschile, con il circolo dei notabili, ma anche con l’immancabile nobile, Donna Assunta, che tutto sa, spargendo frasi brusche e pensieri, a sua detta, sinceri e diretti senza per questo aiutare a districare la matassa. E c’è Elena, figlia del magistrato morto, donna misteriosa e distante con un passato tragico e un presente non meno drammatico. Si svela una sicilianità complessa, vischiosa di invidie, di amicizie interrotte, di pettegolezzi e di velate denunce e, soprattutto, di verità relative, di paradossi del pensiero. Un modello narrativo che evoca quello di Leonardo Sciascia ed è a lui che Silvana La Spina si riferisce come personaggio-perno; come tale, lo si vede in famiglia e nelle sue relazioni con gli amici letterati. Ed è proprio in questo ambito l’originalità del libro che entra nel timbro della meta letteratura. Leonardo Sciascia ci appare angosciato per l’imminente morte dell’amico e sodale Italo Calvino e lo sentiamo condividere il suo stato d’animo con gli amici scrittori Vincenzo Consolo e Gesualdo Bufalino. I rimbalzi letterari si allargano anche al conterraneo, Vitaliano Brancati, alla controversa amicizia con Renato Guttuso e al riferimento, su tutti, allo spirito di Luigi Pirandello.
Oppure quando l’autrice rivela l’origine della conoscenza e poi amicizia profonda tra Sciascia e Vincenzo Consolo:
Ma non bisogna dimenticare il titolo del romanzo e, come tutti i rebus che si rispettano, ha la sua suspence e nel metodo investigativo si trova la strategia per indagare in tutti gli anfratti della società, senza perdere di vista il nucleo degli intrighi sociali, politici e istituzionali che fanno uscire questo romanzo dalla categoria del giallo in senso stretto e lo intrecciano con quella dell’impegno civile e politico, tanto caro a Sciascia. E, come i suoi scritti, ne conserva il finale.
Silvana La Spina, Un rebus per Leonardo Sciascia Marsilio, 2025, €15 pp.320
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