Ramdorai Sujatha
Una matematica vince il Ramanujan Prize

a cura di Sara Sesti

 

E' noto che il Premio Nobel non è stato istituito per la Matematica. Per questa disciplina sono stati creati premi di pari prestigio e valore economico: il Premio Abel alla carriera, la Medaglia Fields per matematici minori di 40 anni e il Premio Ramanujan destinato ai giovani dei Paesi in via di sviluppo, creato dal Centro Internazionale "Abdus Salam" per la Fisica Teorica di Trieste.

La matematica Ramdorai Sujatha (1982), docente al Tata Institute of Fundamental Research di Bombay, ha vinto il Ramanujan Prize 2006 per "i lavori di aritmetica delle varietà algebriche e i contributi alla teoria non commutativa di Iwasawa". Tradizionalmente, la teoria dei numeri è quel ramo della matematica pura che si occupa delle proprietà dei numeri interi. Contiene molti problemi aperti sorti naturalmente dallo studio degli interi ed è divisa in diversi campi a seconda dei metodi utilizzati e dei problemi studiati.

 

 

 

Il 22 dicembre 2006 Ramdorai Sujatha, accompagnata dal marito e dalla figlia, ha ritirato a Trieste il busto di Ramanujan e il premio in denaro ( 10.000 dollari) stanziato all'uopo dalla Fondazione Abel. Di seguito l'intervista di Gabriele Preda alla giovane matematica.


Una vera e propria ambasciatrice nel mondo di «Trieste-città della scienza».

Un'incarico «del cuore», come confessa emozionata la giovane vincitrice del Premio Internazionale per la matematica Ramanujan 2006 - figlio triestino del cosiddetto Nobel per la matematica, ovvero il Premio Abel, destinato a un matematico di un Paese in via di sviluppo, di età inferiore ai 45 anni. Da due anni, il riconoscimento ha il sostegno dell' Onu, tramite l'ICTP, dell' Unione matematica internazionale ed infine della fondazione norvegese Abel, con un assegno di 10 mila dollari. L'ospite d'onore della cerimonia è stato il matematico Lennart Carleson, vincitore di quest’anno dell’ Abel per la matematica.

Questa è la sua prima visita a Trieste? Qual è l’immagine che “Trieste- città della scienza” ha nel suo Paese?

«La città è molto conosciuta per Centro di Fisica Teorica. Per quanto mi riguarda, questa è la seconda volta a Trieste. Sono stata qui circa 10 anni fa ed è stato in quel momento che ho realizzato che il Centro è un posto unico nel suo genere che incoraggia le attività scientifiche e nello stesso tempo si presenta co­me platea ideale per far comunicare il Sud del mondo con i paesi più sviluppati».

Lei è una delle più attive giovani donne scienziate dell’India. Ha trovato difficile la «strada dell'affermazione»?

«La realtà va molte volte al di là dell'impatto visivo di una semplice immagine. Per esempio nel caso del mio paese, la gente ha spesso l'impressione che le don­ne siano sottomesse. Magari anche questa fa parte del­la nostra realtà, ma non si può generalizzare visto che, recando le statistiche, in India, abbiamo donne dirigenti in tutti i campi. Sì magari sono in poche, ma in certi campi paradossalmente, le statistiche superano i paesi sviluppati. La regola vale anche per il mondo scientifico. Nel mio dipartimento per esempio, le donne rappresentano circa il 10 per cento dei docenti. Per quanto riguarda la mia storia, non ho mai riscontrato nel mio lavoro delle difficoltà, legate alle differenze di genere. Questo non vuol dire però che le politiche scientifiche non debbano prendere più in considerazione le donne anche nel futuro allargando magari le aree d'intervento. Le difficoltà maggiori sono quindi dì altro tipo e sono le stesse in tutti i paesi in via di sviluppo».

Che messaggio rivolgerebbe agli studenti che sognano una carriera scientifica? In particolar modo alle giovani donne?

«Di non mollare... Penso che noi scienziati non facciamo  abbastanza per promuovere  il nostro lavoro e trasmettere agli altri la soddisfazione che ti può dare una carriera scientifica. In India abbiamo per esempio studenti che decidono di studiare l’ Information technology solo perché va  di moda, ma che dopo qualche anno, nonostante le sod­disfazioni finanziarie, si sentono frustrati perché gli manca uno stimola che magari avrebbero trovato nella ricerca pura, dove la libertà degli scienziati ha ancora un grande valore visto che la loro vita si presenta come una sfida continua. Ovviamente mi riferisco ad una specie di libertà che ti consente d'imparare per tutta la vita, congiunta con il senso del dovere, la re­sponsabilità, ma anche con le frustrazioni...
Per quanto riguarda le studentesse che sognano una carriera scientifica, il messaggio è semplice: questa è una strada gratificante, che si presenta spesso flessibile per trovare il giusto equilibrio tra la carriera e la vita personale»

Le statistiche attestano, però, che la maggior parte dei giovani di molti paesi non è attratta dalla matematica. Poi ce ne sono di sfortunati che non hanno accesso all’ educazione di base...

E’ vero... Magari ne abbiamo molti Ramanujan o Nobel tra di noi, nei paesi in via di sviluppo e per una ragione o l'altra non vengono fuori. Per coloro che hanno la possibilità di andare avanti negli studi però, so che non si dovrebbero scoraggiare perché la purezza e la struttura di questa materia rappresentano una vera e propria fonte di ispirazione nella vita. Poi, non dobbiamo dimenti­care che la matematica oc­cupa un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni. E’ il punto di partenza e di forza sia nel campo della ricerca sia nella tecnologia. Penso per esempio alle tele­comunicazioni, all'internet, alla scrittura in codice, ai motori di ricerca in internet... Non a caso quindi i laureati in matematica so­no quelli che poi trovano lavoro nelle compagnie di assicurazioni, banche d'affari, centri ricerche e nella finanza».

Che qualità dovrebbe avere un bravo matematico?

«Pazienza, disciplina, rigore - questi sono alcuni requisiti che valgono in tutti paesi. Per quanto riguarda le qualità - non lo so. Penso che la cosa principa­le sia il piacere di pensare in modo astratto.

Magari usando anche il computer, anche se la matematica è considera­ta da molti una materia troppo teorica?

«Certo, i computer sono stati di grande aiuto nella ricerca pura, in particolar modo nella teoria dei numeri. Un matematico intuisce magari da solo se un'affermazione è corretta o meno. In molte aree, queste no­stre intuizioni possono essere però provate più velocemente usando i test del computer».

(intervista di Gabriele Preda, 22 dicembre 2006)

 

 

12 Aprile 2007