Tutte le protagoniste
del Festival della scienza 2008

      di Valeria Fieramonte    

 


Ilaria Capua

 

Forse perché il tema conduttore del Festival della scienza di Genova ( tra fine ottobre e inizio novembre) quest’anno è stato ‘la diversità’, la presenza delle donne si è rivelata più imponente e significativa del solito. Tanto più che il consiglio di amministrazione ha deciso che le ‘lectio magistralis’ (conferenze clou di scienziati e ricercatori italiani e stranieri) fossero ripartite esattamente a metà tra uomini e donne, sancendo di fatto anche nella comunicazione scientifica, e  per la prima volta, un principio di equità non si sa quanto gradito dalla componente maschile (questo lo si vedrà nei prossimi anni).

E’ stato nel complesso un dibattito molto ricco e coinvolgente: il ruolo del pubblico come interlocutore attivo dei relatori dimostra che è possibile un dibattito democratico anche su tematiche difficili, e si può notare una ‘crescita collettiva’ nel corso degli anni di quanti ormai sono diventati interlocutori abituali del Festival.

Non potendo certo riassumere in poche cartelle la vasta complessità degli argomenti in discussione, mi limito a segnalare le presenze femminili più interessanti, o , perlomeno, quelle che ho potuto conoscere e ascoltare.
E’ stato affascinante scoprire che gli esseri umani e viventi hanno qualcosa in comune persino con le piante ( è una scoperta recente, tutta italiana). La biochimica Elena Zocchi, Dipartimento di medicina sperimentale Università di Genova, col suo team quasi completamente rosa è riuscita a segnalare e ora studia il primo esempio di conservazione di un ormone dalla piante all’uomo. Si tratta dell’acido ‘abscissico’, un ormone vegetale simile all’adrenalina che le piante secernono quando soffrono. Ora, pare che la formazione dell’acido in questione avvenga anche nel corpo umano, in particolare nei granulociti, e sarà interessante osservare similitudini e differenze nel comportamento di questo acido tra specie tanto diverse tra di loro!

La giovane astrofisica Giovanna Tinetti, si occupa invece di qualcosa di completamente diverso: la ricerca dei pianeti extrasolari. Lavora a Londra
( University College ). La sua conferenza ha avuto particolare successo e del resto che c’è di più emozionante dell’osservare immagini dello spazio infinito? Il suo è un settore di studi in pieno sviluppo: basti pensare che il primo pianeta extrasolare è stato scoperto nel 1995 e da allora nella nostra galassia ne sono stati trovati altri 330!
Si tratta di un lavoro molto complesso: Giovanna analizza la luce per capire quali gas compongono l’atmosfera dei pianeti e cerca la ‘firma chimica’ che potrebbe essere compatibile con la vita. E’ già difficilissimo individuare dei pianeti, nello spazio interstellare: pensate e quanto più difficile sia studiare il sottilissimo strato di atmosfera che li circonda ( se il pianeta fosse un frutto, sarebbe la buccia).
Per ora si è capito che le atmosfere di questi pianeti ( il più piccolo di quelli scoperti finora è pur sempre grande tre volte la terra) sono molto diverse tra di loro e si è individuata una ‘zona abitabile’ delle orbite planetarie dove sarebbe possibile trovare acqua allo stato liquido. Ma ci vorrà un ESO, ovvero Extremely Large Telescope, da lanciare a grandi distanze dalla terra, là dove gli astronauti non possono arrivare, per capirne di più. La conferenza si è conclusa con delle bellissime immagini del nostro pianeta: un puntino blu pallido sospeso in un raggio di sole.

La quasi altrettanto giovane e già molto famosa Ilaria Capua ( il Wall Street Journal l’ha definita ‘strong lady’ della ricerca  e personaggio di assoluta eccezionalità ) si occupa invece di cose molto più "sgradevoli": i virus dell’influenza aviaria. La giovane veterinaria ha costretto a chiudere un sito OMS criptato mettendo a disposizione di tutti i ricercatori i dati sul H5N1 ( questo il nome tecnico del virus). Ha fatto vedere una serie di foto davvero impressionanti di animali d’allevamento morti, tutti nel giro di 48 ore, e sostiene che ormai in molti paesi l’infezione è diventata endemica per via degli scarsissimi livelli di igiene. Non si trasmette facilmente all’uomo ( c’è stato qualche caso , per esempio un allevatore di galli da combattimento è morto perché per salvarne uno malato ha aspirato il suo muco con la bocca)  e i cinesi hanno già il vaccino. L’OMS dovrebbe a sua volta attrezzarsi ma per ora non l’ha ancora fatto.

Dai virus ai tumori: la studiosa americana Devra Davis – direttore del Centro di oncologia ambientale, Università di Pittsburg -  ne studia le cause ambientali e il modo per prevenirli: ma non è facile. Il primo convegno internazionale per lo studio dei fattori ambientali come causa dei tumori è stato nel lontano 1936. In seguito nel 1971 l’allora presidente Nixon aveva proclamato guerra ai tumori, ma in verità non si è fatto nulla e a tutt’oggi la situazione è immutata. La Devis ha scritto un libro La storia segreta della guerra al cancro( Codice Edizioni, pp. 462,35euro) a cui vi rimando per maggiori informazioni.

Gabrielle Walker è una giornalista scientifica e si occupa di ‘riscaldamento globale’. Segnala che è dal 1980 che il ghiaccio ha iniziato a ritrarsi dai ghiacciai antartici e che al polo Nord si è ormai aperto il passaggio a nord ovest. Negli ultimi 150 anni c’è stato un aumento della temperatura  di 0,75 gradi ( sembra poco ma non lo è) e la causa è l’accumulo di CO2. Gabrielle abita a Londra e dice che la barriera protettiva che protegge la città dalle inondazioni è stata riadattata  per renderla più alta. Di chi la colpa dell’aumento di CO2? Un po’ di tutti i paesi motorizzati, USA e Cina in testa.( E’ un problema serissimo: la CO2 si accumula nell’atmosfera e vi permane per millenni - nda).
Si dovrebbe agire molto velocemente nei prossimi dieci anni, ma si può stare certi che non sarà così. Comunque per la cronaca nel programma di Kyoto è scritto che entro il 2050 le emissioni andrebbero ridotte almeno del 60%.
E’ ormai di vitale importanza, nel senso letterale del termine, potenziare e sviluppare ogni genere di energia pulita: eolica, solare, idroelettrica, a idrogeno e quant’altro si può trovare, ma per ora la CO2 non fa che aumentare. Oggi siamo a 28 miliardi di tonnellate di CO2 nell’aria. Se non facciamo niente nel 2050 ce ne saranno 62 miliardi!
Gabrielle è un’ottima divulgatrice e di sicuro non fa del terrorismo, ma non può fare a meno di notare che lo scenario è abbastanza ‘apocalittico’.
Nel 2100 l’energia elettrica si farà con le rinnovabili, ma dobbiamo agire subito. Un grazie a chi lo ha capito e ce lo ricorda almeno ogni tanto.

Ci sono differenze, in medicina, tra il corpo maschile e quello femminile? E se è così, se ne tiene conto?
Ha affrontato l’argomento una studiosa dell’Università di Sassari, Flavia Franconi, con una relazione "arruffata" ma interessante.
L’idea che ci sia una differenza di genere in campo farmacologico  risale al 1932, dunque è abbastanza recente, ma la verità è che tutti gli studi di medicina sperimentale sono fatti prendendo come modello un maschio adulto di 70 kg, e che sulle donne è stato accumulato un sempre maggiore ritardo.
Le donne sono in genere più piccole e hanno una maggiore massa di tessuto adiposo: questo in una terapia farmacologica ha la sua importanza. Si è visto che le molecole dei farmaci si distribuiscono nei grassi in modo diverso e che nelle donne si accumulano di più nei tessuti. Anche il metabolismo è diverso: perciò le donne, che in genere consumano più farmaci, subiscono un numero maggiore  e più grave di effetti collaterali. Come è noto Il primo killer delle donne sono le patologie cardiovascolari: ma l’infarto ha su di loro una tipologia diversa da  quella classica e le donne vengono portate in ospedale più tardi.  
Infine negli uomini il testosterone sta diminuendo per colpa delle plastiche che hanno una attività estrogenica , tramite gli ftalati in esse contenuti. Insomma, il mondo è pieno di estrogeni che prima non c’erano!

Catherine Vidal ( Istituto Pasteur, Parigi) si è chiesta se il cervello ha un sesso, concludendo: sì e no.
Molti le sembrano soprattutto luoghi comuni. Secondo lei quel che conta di più sono i fattori ambientali e tutto il resto è ancora da dimostrare. L’esercito USA ha fatto uno studio su 6000 soldati cui è stata misurata la taglia degli elmetti. Ebbene il risultato è stato che le capacità craniche erano maggiori negli asiatici rispetto agli uomini bianchi e neri e che nelle donne – a parità di peso – il cervello è più grande di quello maschile!
Si può concludere che forse più che le dimensioni contano la ‘connessioni' (tra le cellule neurali)?.
Bah. E’ un dibattito che rischia ancor oggi di essere più ideologico che scientifico. Per esempio nei test di matematica  su oltre 300 mila adolescenti di 15 anni in 40 paesi del mondo è risultato che vincono i ragazzi, ma più le ragazze sono emancipate, meno differenze ci sono.
Per non litigare su chi ce l’ha più grosso (il cervello) è più divertente sapere che srotolando la corteccia cerebrale si ottiene una superficie di 2mq.
Pensate alle gravidanze, se il cervello non fosse così ben ripiegato nella scatola cranica. E anche portarsi appresso, come testa, una scatola piatta di 2mq sarebbe un bel problema, vi pare? Per fortuna la natura ha trovato forme di imballaggio adeguate.
In ogni caso il preside di Harvard (Boston) dopo aver sostenuto, nel 2005 che le donne sono più stupide degli uomini è stato costretto alle dimissioni. Insomma, si tratta di una questione scottante!

Infine è giusto concludere questo pezzo con la studiosa e imprenditrice più concretamente interessante di tutto il festival: Catia Bastioli.
Ha creato una impresa, la Novamont, che produce bioplastiche che si degradano nell’ambiente senza inquinare, ideate dal suo gruppo di ricerca. E’ una chimica ma è anche molto di più: una donna che è difficile comprare ( ci hanno già provato) e dotata di una vera passione civile.
Il settore delle plastiche è uno dei più critici quanto a impatto ambientale: pensate che se ne producono 200 milioni di tonnellate l’anno, usate un po’ ovunque, negli imballaggi e nell’industria delle costruzioni e delle auto. Oggi la sua azienda è leader nel settore delle plastiche ‘bio’, che non inquinano ma soprattutto che non producono diossina se bruciate.

Resta solo da augurarsi che questa industria così innovativa e utile anche per la tutela della salute dei cittadini possa crescere come merita portando perché no, anche qualche vantaggio economico e industriale all’Italia e all’Europa.


    

     25-11-2008