Rosaura Galbiati, Prossimità e distanza. Storie di uomini e di animali Annamaria Locatelli
Una raccolta di racconti emotivamente molto coinvolgenti. Le cinque storie narrate riguardano animali inseriti in contesti ambientali diversi e il loro passaggio dallo stato selvaggio alla cattività o dallo stato brado a quello semibrado, quasi sempre secondo le direttive dispotiche dell’essere umano. Il ritorno alla natura avviene raramente e non senza lasciare tracce dei traumi subiti. Il mustang, lo scimpanzé, il dromedario, il toro e la tigre, nei loro contesti ambientali che attraversano tutti i continenti e le latitudini, prendono forma tridimensionale e profondità grazie alla penna magistrale di Rosaura Galbiati. La capacità dell’autrice di restituire la plasticità fisica degli animali che descrive e di interpretare il loro spirito selvaggio troppo spesso sottomesso o piegato dagli interessi più bassi dell’uomo: volontà di guadagno, di possesso, di farne un semplice trastullo, lo spirito di competizione e la pretesa mistificante di operare per il bene. Personalmente mi ha molto incantato anche la dimensione del viaggio, sempre presente nelle opere dell’autrice con la descrizione di ambienti lontani e, per molti, sconosciuti, espressioni culturali ed artistiche, consuetudini di vita, riti e credenze delle popolazioni. La bellezza di questi racconti sta inoltre nella profonda conoscenza scientifica della natura e delle specie animali che l’autrice descrive nel loro contesto naturale e paesaggistico, nel branco dei simili per abitudini, caccia e raccolta, vita sessuale, cura della prole o, diversamente, per una predisposizione alla vita solitaria... La narrazione si fa ancora più intensa passando, di volta in volta, dal generico della specie alla più dettagliata storia personale di un singolo animale, che spesso ci colpisce per la prossimità del suo sentire emozionale al nostro. Come si può facilmente immaginare, storie di animali non a lieto fine, ma a volte con una sorta di riscatto finale nel recupero della dignità violata ma non del tutto persa. Rosaura Galbiati è una magnifica interprete di sguardi, movenze, comportamenti aggressivi o forzatamente remissivi di animali oggetto di ogni tipo di violenze e torture. A proposito, la tigre del Bengala, originaria del Nepal, superbo e solitario animale, catturato brutalmente e trasferito nel Tiger Temple indonesiano mi è parso, tra i racconti, l’esempio di punta della crudeltà umana in quanto ammantata dalla pretesa di uno spirito religioso e pacifista. Infatti, il possente animale, sedato e drogato, divenne nel ‘rifugio’, insieme a molte altre tigri, il trastullo di visitatori che lo trattavano come un grosso e mansueto gatto da accarezzare, tirare per la coda... La tigre ‘buddista’ poi finita in una gabbia di pochi metri quadrati per aver osato riprendere un gesto dalla sua natura selvaggia... pericolosa per i turisti, in realtà coerente a sé stessa. Tuttavia, il suo sguardo impenetrabile e implacabile riuscirà infine a mettere tacitamente in crisi il superbo abate del monastero. Finirà i suoi giorni in un vero rifugio, molto malata e ormai irrecuperabile, verosimilmente a rimuginare i ricordi di momenti felici della sua infanzia, del resto come molti di noi anziani nelle case di riposo. Trattamento ugualmente crudele viene riservato al mustang, cavallo selvatico particolarmente indomito che vive in branco nelle vaste praterie un tempo abitate dagli indiani d’America, peraltro più rispettosi dello spirito sacro degli animali selvaggi. Animali catturati con estrema violenza e portati in stretti recinti per essere addestrati alla briglia, alla sella e da esibire nelle cavalcate selvagge e ai rodei, in realtà spezzati nella loro resistenza e identità con metodi brutali e traumatici. E tutta questa crudeltà per garantire il divertimento a molti nostalgici della Frontiera e naturalmente per i lucrosi guadagni... Altro esempio di spietatezza riguarda il povero scimpanzé originario della foresta della Guinea, facile preda di bracconieri senza scrupoli ma a sua volta astuto predatore. Trasferito cucciolo in Europa, dopo una cattura traumatica e cruenta, avendo assistito alla morte della madre. Al terrificante viaggio in mare seguiva l’approdo del cucciolo sulle spiagge della Spagna, dove veniva esibito drogato, privato di tutti i denti e vestito da vezzoso bambino, ai turisti dal fotografo di turno come esotica attrazione. Il singolo scimpanzé venne poi ‘salvato’ e trasferito in uno zoo protetto del Dorset. Un recupero solo parziale, in molti casi impossibile. Mi ha colpito il dato evidenziato da scienziati etologi: è provato che la paura conseguente a un forte trauma provochi un dolore indelebile e maggiore a quello provocato dalle sofferenze conseguenti a ferite corporali... L’osservazione, intelligente ed empatica, solleva un velo pure su forti vissuti e traumi umani, una prossimità innegabile di reazioni nell’intero universo del mondo animale. Il dromedario originario del Thar indiano e il toro della Camargue mi sembrano invece essere stati in qualche modo graziati dagli umani...o se vuoi dal destino, dalle esperienze più traumatiche, senza comunque averle potuto evitare del tutto. Tori e bovini, - con il consenso, e ovviamente nell’interesse, dell’uomo - vivono allo stato brado in terra di Camargue. Sempre l’uomo seleziona i capi più belli e prestanti per un futuro da campioni. Il toro testa di moro, particolarmente pregiato, dovrà gareggiare nell’arena per le corse, in una sorta di competizione di forza e di coraggio tra uomini e animali davanti a un grande pubblico acclamante...Per gli umani puro divertimento, sfida - dei quali forse gli animali potrebbero fare a meno - ma anche il riconoscimento da parte dell’uomo del valore e della superiorità fisica di una specie vivente diversa. Il toro, una volta superata l’età consentita alle gare, farà ritorno allo stato brado nell’affascinante ambiente naturale tra mare, isolotti, stagni salmastri e il grande fiume Rodano, che è la Camargue. Infine, il dromedario del Thar, animale reso in qualche modo mitico e misterioso dall’ambiente naturalistico, il deserto, e dallo sfondo di una delle regioni più ricche di cultura, di tradizioni e di città-perla dell’India, il Rajasthan, dove la cammella fu trasferita e vi trascorse oltre quindici anni della sua vita. Una cammella molto apprezzata per la sua rara bellezza e curata dal figlio di un commerciante molto ricco che la prelevò dal rifugio dove aveva vissuto i suoi primi sereni anni. Il giovane indiano aveva una cura maniacale per l’animale. ma non proprio altruistica. Le risparmiava incombenze faticose, ma la portava di fiera in fiera per essere ammirata e fotografata, traendone una personale soddisfazione narcisistica. Purtroppo quando l’età avanzata cominciò a scalfire la bellezza della inseparabile compagna, la sostituì con la giovane figlia e la cedette per un compenso, avendo sprecato l’eredità del padre...Ma alla cammella non andò così male, il vecchio pastore che la rilevò non le risparmiò il lavoro faticoso, ma a lei riservò il rispetto dovuto tra lavoratori e riconoscenza: durante la stagione turistica insieme conducevano i visitatori nelle dune di Sam, breve tratto prima del deserto infinito di sabbie, e nei mesi invernali si dedicavano al lavoro nei campi. Delle lunghe traversate nel deserto, il pastore conservava ricordi giovanili contrastanti: il calore insopportabile, una tortura, il senso di vuoto e lo spazio aperto...ne sentiva la nostalgia. Intanto la cammella conosceva l’affetto e la fatica del pastore, invecchiavano insieme finché lei non fu che pelle e ossa e lo lasciò con il dono del suo intero corpo per un riciclaggio alla vita. La scrittura di Rosaura Galbiati mi restituisce immagini vive e spesso poetiche, riuscendo a travalicare molte soglie. Un libro di valore che vedrei bene inserito in un programma di educazione all’affettività per i giovani delle scuole superiori.
Rosaura Galbiati, Prossimità e distanza. Storie di uomini e di animali, Planet Book, 2026. pag 194, €13,9
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