"Contro la mafia perché donne"

di Mariantonietta Antelli


Alessandra Dino e Gisella Modica (cura)
, Che c’entriamo noi

 



E’ difficile rendere , in una semplice recensione , la complessità di questo libro che vuole parlarci ancora di mafia, in ottica femminista, perchè i contributi sono molteplici e si occupano delle svariate sfaccettature del problema. A cosa serve un altro volume che parla di mafia e di donne? Questa domanda che sorge quasi spontanea nella testa di chi vede la copertina , se la sono posta per prime le coordinatrici Alessandra Dino e Gisella Modica le quali si sono anche risposte in modo deciso: serve a combattere il negazionismo e il riduzionismo che sembrano caratterizzare questo periodo.

La risposta è condivisa da tutte le autrici che hanno voluto collaborare nonostante la diversa provenienza geografica, professionale e generazionale il cui lavoro ha preso forma anche grazie alle relazioni che sono nate e consolidate durante il percorso collettivo di scrittura.

La genesi viene da lontano, dagli anni ‘90 in cui queste donne coraggiose, sulla scorta della lotta alla stagione delle stragi, si sono impegnate in modi molto differenti e la bellezza del testo è proprio nella varietà anche formale delle narrazioni . Non c’è una storia uguale alle altre pur accumunate dallo stesso forte sentire democratico e femminista. In un certo qual modo si può dire che tutto è iniziato con le collaborazioni con la rivista “Mezzocielo” , fondata a Palermo nel 1991 con la presenza attiva anche di Letizia Battaglia e i suoi dossier che portano titoli significativi come “Contro la mafia perché donne “ n.2/ 2012 o“ Che c’entro io con la mafia “ n. 161/ 2019 . Ma anche con altre riviste come “Le Siciliane” di Graziella Proto nata dal giornalismo di Giuseppe Fava, e con lo stesso impegno per tenere viva l’attenzione nei riguardi del fenomeno mafioso. Si può tranquillamente dire che tutte le donne che hanno collaborato a quest’ opera di narrazione e scrittura hanno recepito il messaggio di Pina Maisano (vedova di Libero Grassi) che sostiene che “dall’ascolto delle storie di vita è possibile tracciare percorsi di liberazione “.

Nando dalla Chiesa scrive che l’antimafia è donna e qui ne abbiamo una prova vedendo come i vari contribuiti si esplichino nell’aderenza al quotidiano, nell’importanza della sfera della corporeità , e della dimensione biografica. Purtroppo le donne che lottano spesso devono subire il doppio sguardo quello della mafia e quello dell’antimafia maschile che le subordina e allora la fatica raddoppia.

Gli aspetti che vengono presi in considerazione vanno dalla lotta contro la pseudo emancipazione delle donne all’interno della struttura mafiosa come si può vedere anche in alcune serie televisive, al bisogno di integrare quotidianamente nel lavoro di insegnante i figli dei mafiosi e quelli delle vittime.

Alcuni contributi si assumono il compito di sollecitare la memoria e raccontare diventa un atto di resistenza come nel “Leonesse di Vergine Maria”. C’è poi l’aspetto che riguarda le collaboratrici di giustizia dove si coglie con maggior evidenza la tremenda combinazione di violenza di genere e violenza mafiosa.

Queste scrittrici si sentono contaminate dalla mafia anche se non hanno avuto episodi personali perchè come diceva Giovanni Falcone “la mafia ci rassomiglia”.

Sono presenti anche fatti esemplari come quello di Evelina Costa che dà il suo contributo tenendo aperta tutti i pomeriggi la casa della Memoria Felicia e Peppino Impastato di Cinisi e che scrive a pag. 49 “ Siamo intere, con la nostra mente, con il nostro corpo, con la nostra emotività” rivendicando l’ottica femminista del suo agire.

Per descrivere un fenomeno così complesso ci voleva uno sguardo a 360 gradi come quello di questo libro che non semplifica e non porge al lettore una definizione preconfezionata, anzi lascia che tutta la complessità appaia agli occhi di chi legge che deve appropriarsi con fatica e soddisfazione della comprensione della mafia.

Queste donne narrano, ognuna con il suo stile, storie che rappresentano le scelte che nel corso della vita hanno fatto come le infinite difficoltà di essere donna, e femminista al Sud, in lotta contro la mafia e il sistema patriarcale mafioso.

Le curatrici Alessandra Dino e Gisella Modica hanno senz’altro avuto il merito di lasciare alle autrici la libertà di scegliere l’ottica e la forma in cui raccontare storie vere e tutte profondamente sentite.
Si va dal testo teatrale alle biografie. E della mafia si raccontano anche gli aspetti presenti nel mondo della burocrazia di cui tutte abbiamo esperienza. Si narra, con un uso della lingua connotata da una specificità di genere, o anche più semplicemente liberata dai legami con la falsa neutralità del linguaggio maschile, delle difficoltà dei centri antiviolenza costretti a battersi contro il patriarcato mafioso.

Non manca una riflessione sulla letteratura al femminile che negli ultimi anni si è occupata del problema con un utile elenco ragionato che va da “L’Amica geniale”, a Dacia Maraini, alla drammaturgia di Emma Dante, a Maria Rosa Cufrutelli e altre meno note.


Alessandra Dino e Gisella Modica

Che c’entriamo noi
Racconti di donne, mafie, contaminazioni

Casa editrice Mimesis, 2022

€ 24, p. 278




 

 

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