Emanuela Fontana, Le bambine di Roma

Antonietta Antelli

 



Nonostante il titolo indicasse chiaramente che le protagoniste fossero bambine romane io mi ero messa in mente che avrei letto chissà quali tediose vicende di triumviri e Cesari che sinceramente non mi hanno mai interessato.

Eppure conoscevo già l’abilità della Fontana che era riuscita a farmi appassionare alla vita di quel noiosone di Manzoni, con l’opera “La Correttrice. L’editor segreta di Alessandro Manzoni ” edito nel 2023.

Infatti anche questa volta la scrittrice non si smentisce e ci cala nella Roma augustea in un dedalo di rapporti famigliari con personaggi famosi da Mecenate a Cleopatra . Le due protagoniste sono Giulia e Cleopatra Selene, che seguiamo durante il passaggio da bambine ad adolescenti quando, secondo le usanze del tempo vengono date in sposa.

Di Giulia, attraverso un abile montaggio di capitoli alternati, veniamo a conoscere anche i pensieri angosciosi che, da adulta, l’hanno tormentata durante l’esilio al quale fu costretta dal suo implacabile padre Cesare Ottaviano Augusto. La ricostruzione storica è accurata, e non appesantisce mai la lettura: al contrario, si integra nella vicenda, dando vita a una narrazione coinvolgente e ricca di sfumature.


Per poter apprezzare al meglio questo romanzo può essere utile ricordare due dati sulla vita di Giulia Maggiore (Roma,ottobre 39 a.C.– Reggio Calabria,14 d.C.), unica figlia di Cesare Ottaviano Augusto, nata dalla sua seconda moglie Scribonia, di cui sui libri del liceo avremo forse visto la foto di un busto con una capigliatura originale.

Di lei la storia ufficiale ricorda che, nel 25 a.C., all'età di quattordici anni, sposò il cugino Marco Claudio Marcello figlio di Ottavia minore, sorella di Augusto), che aveva tre anni più di lei.

Rimasta vedova, all'età di 18 anni, Giulia sposò Agrippa, che aveva ben venticinque anni in più di lei e dal quale ebbe 5 figli: tre maschi e due femmine. Al nome di Giulia vennero legati, sin da questo periodo, numerosi adulteri. Dopo la morte di Agrippa, Augusto fece sposare Giulia e Tiberio, allo scopo di legittimare la successione del figliastro. A seguito della presunta partecipazione a una congiura Giulia fu confinata sull'isola di Pandataria (moderna Ventotene), dove venne accompagnata dalla madre Scribonia. Cinque anni dopo le fu permesso di tornare sulla terraferma in condizioni migliori, nella città di Rhegium Julii (l'odierna Reggio Calabria), ospitata nella Torre di Giulia.

L’ altra protagonista è Cleopatra Selene, figlia di Antonio e Cleopatra, di cui si sono trovate pochissime tracce archeologiche: una, Selene sposa di re Giuba II, rappresentata sul verso di una moneta e l’altra in un gruppo scultoreo rinvenuto in un tempio dedicato ad Hathor, nella città di Dendera in Alto Egitto.

 

Questo basta alla scrittrice per elaborare una figura di bambina che porta in sé tutte le angosce della sua situazione di orfana, esiliata, bisognosa di affetto in un ambiente che non le permette mai di dimenticare che i suoi genitori sono stati nemici di Roma.A Emanuela Fontana non interessa che Giulia sia stata definita da Velleio Patercolo «inquinata dalla lussuria», quello che le sta a cuore e narrare con attenzione la storia delle donne e dei bambini, delle emozioni delicate, sottintese, persino nascoste che li caratterizzano

Non avevo mai pensato alla quantità di fanciulli e ragazzi che allora popolavano il mondo in qualsiasi classe sociale e che, nelle classi dominanti, rappresentavano una garanzia di continuità del potere. Anche se sono pedine di un gioco più grande di loro, i bambini e le bambine sono tali e hanno voglia di giocare, correre, ridere, gridare e manifestare le loro simpatie anche se capita che un potente come Augusto impone loro una rigida educazione. E’ vero che queste povere bambine venivano promesse in sposa all’età di 2 anni, come accade a Giulia, ma è anche vero che erano capaci di intessere sentimenti di amicizia profondi come tra Giulia e Selene, la figlia di Cleopatra e di Antonio, che per tutta la casata Julia rappresentava il nemico.

Sono le relazioni familiari tra madre e figlia, tra nipoti e zie, e tra cugini che segnano la vita di Giulia pedina matrimoniabile nelle mani di un padre che pur sostenendo di amarla moltissimo non la grazierà mai dopo averla condannata ad un esilio severo.

L’accuratezza della ricostruzione storica della Fontana si spinge anche nel campo dell’intimità femminile di tutte quelle pratiche igieniche che le donne anche allora dovevano imparare per affrontare le mestruazioni e che i libri di storia non ci hanno mai raccontato, come se la vita materiale delle femmine non rappresentasse la storia, raccontata solo attraverso la descrizione del corredo guerresco del legionario.

Anche il rapporto con la madre Scribonia è narrato in tutte le sfumature di una relazione ostacolata dal potere che non comprende, né ammette l’originalità della vita di questa donna.

Un altro spunto di riflessione sulla storia della famiglia viene dalla quantità di divorzi, e ripudi che caratterizzano le relazioni matrimoniali dell’epoca. Se non ci avessero intorpidito la mente fin da piccole con la storia del matrimonio d’amore, forse avremmo tutti capito che da sempre i rapporti familiari sono complicati e riguardano più la gestione patriarcale del patrimonio che gli affetti, che pure sono sempre stati presenti anche se molto spesso ostacolati in quanto non rispettavano le direttive dei pater familias.

E poi c’è l’amicizia tra due ragazzine che si portano dentro due imperi e che vorrebbero poter avere vicino delle madri affettuose e non rigidi censori. L’atmosfera in cui vivono è sicuramente stimolante per i loro intelletti circondate dal timido Virgilio e dallo sfacciato Ovido nel circolo di Mecenate, ma a loro è solo chiesto di tessere e governare le schiave, assistere ai Giochi del Circo e ai cruenti sacrifici al tempio.

Di Giulia adulta Fontana narra il primo matrimonio con Marcello e poi solo l‘esilio a Pandataria in compagnia di una madre anziana e affettuosa e con l’unica consolazione della visita delle figlie che aveva avuto dal secondo marito Agrippa.

Lo stile fluido e coinvolgente rende possibile la lettura di un’opera corposa e la scrittrice riesce a conciliare rigore storico efficacemente documentato e scrittura emotiva.

La ricca gamma delle emozioni dei personaggi è molto ben delineata e mi ha colpito parecchio la possibilità di calarmi nell’anima di queste donne così lontane da noi nel tempo, ma così vicine nel sentire.

La bellissima Selene figlia della donna che ha fatto innamorare di sé i due grandi del mondo rappresenta la memoria della sconfitta e dell’esilio. Questo è un tema importante che viene ripreso anche dal personaggio di Giulia adulta a Ventotene (Pandataria per i romani) isola che ci richiama anche altri esili ben più recenti.

A p. 269 troviamo la frase “Cos’è l’esilio? E’ la condanna alla nostalgia” e mi è parsa significativa per ricordare, in questa epoca di emigrazioni forzate, come il lasciare la terra natia sia doloroso per tutti vincitori e vinti. Oggi come allora.

 

 

Emanuela FONTANA, LE BAMBINE DI ROMA

MONDADORI - 2026 - p. 453 – euro 22.00

 


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