Luciana Percovich,
La coscienza nel corpo
Donne, salute e medicina negli anni Settanta

di Adriana Perrotta Rabissi

 

I temi della salute, del corpo, della sessualità, del rapporto delle donne con la medicina e le sue istituzioni, si imposero finalmente all’attenzione di una parte del movimento femminista agli inizi degli anni Settanta.

Donne del nascente movimento femminista italiano, al di là di appartenenze generazionali, professionali e politiche, diedero vita ai Centri per la salute/medicina delle donne, da uno sguardo distratto -o meglio disinformato- scambiati ancora oggi per luoghi di servizio invece che luoghi di elaborazione di pensiero e di pratica politica, come in realtà furono. C’è da rilevare del resto che anche allora una parte del movimento tendeva a sottovalutarne la capacità di ricerca teorica nonché le potenzialità di aggregazione e confronto tra donne.

Il punto di partenza della riflessione fu la considerazione che molte delle funzioni fisiologiche femminili, soprattutto quelle legate alla sfera della riproduzione, erano trattate come stati morbosi e in quanto tali delegate agli esperti; ricorda Luciana Percovich, autrice di un libro appena pubblicato dalla Fondazione Badaracco di Milano La coscienza nel corpo: “[…] il sistema medico era saldamente in mani maschili e la messa in discussione dei principi che ‘regolamentavano’ le nascite (divieto di praticare la contraccezione e l’aborto) portava il conflitto dritto al cuore sia della politica che della chiesa, ossia della morale (demo)cristiana allora imperante e del perbenismo conservatore –per quanto riguardava la sfera della vita privata- del Partito Comunista Italiano. Ogni critica, ogni richiesta, ogni espressione dei bisogni e dei desideri delle donne intorno alla salute e alla sessualità rappresentavano nel loro semplice manifestarsi una minaccia immediata al sistema di ignoranza e controllo che medici, preti, padroni della fabbrica, mariti e compagni si sentivano ‘naturalmente’ legittimati ad esercitare sui nostri corpi”.(pp.9-10)

Da allora sono trascorsi trent’anni, i temi in questione hanno ottenuto cittadinanza nei dibattiti culturali e politici, nelle enunciazioni dei programmi sanitari di parecchi paesi, nei seminari e nei convegni nazionali e internazionali, ma lo scavo intorno ad essi è continuato, sebbene con minore visibilità mediatica di altre ricerche condotte da donne; il lavoro di indagine si è allargato progressivamente alla riflessione sul rapporto tra le donne e le scienze, e sulle conseguenze materiali e simboliche dell’impiego delle nuove tecnologie nei fatti della vita umana, come segnala puntualmente Percovich nella sua ricostruzione.

Per felice coincidenza il libro di Percovich esce in concomitanza con il dibattito suscitato dalla legge sulla fecondazione assistita e dal referendum indetto per abrogarne le parti più sciagurate. Parlo di coincidenza temporale dal momento che la stesura del libro ha richiesto una lunga fase di elaborazione, iniziata ben prima della discussione e approvazione della legge. Certo il rapporto tra le urgenze argomentative dell’oggi e le questioni trattate ne La coscienza nel corpo non è diretto, in tal senso il libro di Percovich non è assimilabile ai recenti testi scritti da donne, tutti meritevoli di attenzione per la chiarezza espositiva, ma influenzati necessariamente dalla scadenza referendaria incombente.

Il libro è infatti un’opera di ampio respiro, una ricostruzione critica storico-documentaria filtrata dalla memoria di una protagonista dei gruppi degli anni Settanta, confrontata con le considerazioni attuali di sei donne che diedero vita in quattro città d’Italia (Milano, Torino, Padova e Roma) ai Centri per la salute/medicina della donna, documentata infine da una ricca antologia della produzione scritta di quegli anni: più di cento pagine nelle quali sono pubblicati volantini, brani di libri, articoli di periodici e quotidiani, brevi documenti teorici diffusi in occasione di incontri e dibattiti, provenienti da diverse città, tutti consultabili presso l’Archivio della Fondazione Badaracco.

Grazie alla ricchezza dei temi trattati e dei documenti pubblicati si fa  giustizia delle dimenticanze che a volte colpiscono anche chi di noi ha vissuto gli eventi di allora e si trasmette conoscenza a donne e uomini che per età non hanno assistito alla riflessione di quegli anni.

Ricollocare le questioni nell’orizzonte della complessa elaborazione delle donne è forse l’unica possibilità di sfuggire alle semplificazioni in atto. Significa permettere a molte e molti di mantenere chiarezze e consapevolezze di fronte alle falsificazioni ideologiche sulla questione rilevante dell’autodeterminazione delle donne sul proprio corpo, perennemente minacciata, secondo i diversi gradi di libertà previsti dai diversi contesti socio-culturali, nel Nord come nel Sud del mondo.

Nel libro di Percovich, ad esempio, la questione dell’aborto, sovente riassunta pubblicamente con la semplicistica espressione ‘diritto di aborto’, espressione rifiutata da una parte consistente del movimento femminista allora come oggi (perché maschera la dimensione di violenza e sofferenza fisica e psichica che procura un aborto ad ogni donna che decida di farvi ricorso), è ricostruita sia attraverso le dirette testimonianze, a volte crude, di donne che avevano abortito, sia attraverso le variegate e a volte contrastanti posizioni espresse dalle donne in merito alla legge sull’interruzione di gravidanza. Osserva a questo proposito Percovich: “E’ utile soffermarsi per un attimo sul titolo di questo documento, Non vogliamo più abortire, perché meglio di tutti gli altri riassumeva e proclamava a chiare lettere l’obiettivo di fondo della lotta nel campo della salute e della liberazione sessuale, quello su cui tutte convergevamo, al di là delle differenze di posizione nei confronti delle proposte di legge in discussione in Parlamento: ‘Non vogliamo più abortire” può considerarsi insieme come lo slogan più oscurato dai mass media e dai politici, e come quello che espresse meglio l’altra faccia –quella lasciata volutamente in ombra- dallo slogan raccolto a piene mani e amplificato dai mass media e da tutti gli oppositori del femminismo, perché gridato in piazza e perché più scandalistico, e cioè ‘aborto libero’ (p.99).

 

Luciana Percovich , La coscienza nel corpo
Donne, salute e medicina negli anni Settanta


Collana: Letture d'archivio diretta da Lea Melandri
Fondazione Badaracco - Franco Angeli Editore, 2005
Pag. 320, euro 22,50

 

questo articolo è apparso su Liberazione del 9 giugno 2005

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