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Per molti e molti anni ci siamo - si sono - perciò, dimenticati completamente che le donne afgane esistevano e vivevano come vivevano. Improvvisamente, dopo l'11 settembre, hanno tutti cominciato a ricordarle. E da un punto di vista più incredibile di quanto possa apparire a un primo sguardo, appena disattento. Per esempio, nella redazioni è esplosa ovunque la stessa richiesta: "Vogliamo una profuga afgana", "Trovate una profuga afgana", "Dobbiamo parlare con una profuga afgana", "Qualcuno sa dove si trova un burka?", "Dove si può comperare un burka?". Che povertà, no? Non ti girano le palle nel momento in cui scoppia una guerra e ti senti dire da un caporedattore: "Trovami una profuga afgana. Adesso. Subito. Ora". In ottobre Sima Samar, oggi ministra afgana degli Affari femminili, a sorpresa, ha fatto un giro nel nostro paese. In quel momento non era un personaggio politico, un personaggio pubblico noto. Qualcuna di noi ha partecipato all'organizzazione del suo tour in Italia, fatto per trovare fondi per le sue scuole a Quetta e in Afghanistan. L'avessimo organizzato a luglio? "No, guarda, adesso si va in vacanza" In ogni caso lei non era una profuga, era una donna, normale e forte, che teneva duro con la pratica del suo lavoro quotidiano, tra la gente. Ma per i giornali, almeno fino all'investitura politica, non poteva andare bene. Non abbastanza "profuga triste". Non abbastanza "esotico di guerra". Non aveva il burka. Nel
burka ti costringono a starci dentro e ti costringono a spogliartene.
Voyeurismo: chi c'è sotto il burka? Guardiamo tutti, adesso finalmente
scopriremo una faccia. Prendiamo un servizio a caso, in televisione, su
una donna che finalmente è senza burka e finalmente può
farsi ammirare. Notate bene che la donna che si poteva ammirare era una
povera crista in ginocchio, ai margini di una pozzanghera, che lavava
i panni dentro un po' d'acqua scura, senza il burka perché probabilmente
le si sarebbe infangato e avrebbe dovuto lavare anche quello. Questa,
secondo loro, era una donna libera. Uno sguardo pornografico: "Che
cos'hai sotto il burka?" è l'esatta trasposizione di quello
che per noi era il "Che cos'hai sotto la gonna?", non è
diverso il messaggio. Voyeurismo. Bruno
Vespa le ha dedicato una trasmissione. La Cutuli era "un inviato",
"un giornalista", tutto al maschile. A un certo punto chiede
a Lucia Annunziata: "Secondo lei, Lucia Annunziata, Maria Grazia
l'hanno uccisa per prima perché era una donna?" "Ah sì,
indubbiamente". Subito dopo hanno continuato a parlare di lei al
maschile. Davanti allo schermo, incredule: tu non esisti, sei invisibile,
anche in Italia. |