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A furia di guerre intelligenti, ci siamo persi la morte. La carne dei morti, i corpi straziati dalle bombe mi sconvolgono proprio perché non c'è, non ci sono e quindi non ne parliamo mai. Perché non se ne parla? E' un discorso poco intelligente? Durante la II guerra mondiale mia madre era piccola. Per anni mi ha raccontato di come tutti correvano nei rifugi quando suonava l'allarme. Attraverso di lei ho "assunto" un'idea della guerra, che evoca proprio quello che Marinetta dice che "non ci evoca più": le battaglie, i bombardamenti della modernità non ci evocano più la morte, né il tentativo di scappare dalla morte. Allora, la sensazione che ora ho è che manchi, collettivamente, questo tipo di memoria. Eppure tante persone che hanno vissuto quella guerra sono ancora vive. E allora, perché questa memoria non si è trasmessa? Il ricordo della madre, del padre, dei nonni è stato sostituito dalla televisione. Il messaggio che dà la televisione è il "non ricordo": non ti trasmette ricordi, ma ti costruisce situazioni. Forse nelle altre guerre recenti, in Iraq soprattutto, non vedevi corpi, ma solo i fuochi artificiali. In questa guerra, invece, dove il nemico c'è, e dove siamo tutti americani, secondo me ti fanno rivedere i corpi, ti mostrano le violenze, le donne frustate, le uccisioni per strada ma è il corpo del "cattivo" quello che vedi No,
è il corpo del civile, prima di tutto. La guerra non si fa più
fra eserciti, che si ammazzano tra loro. Anche nel passato venivano uccisi
civili, oggi praticamente solo quelli. Vi ricordate, durante la guerra
in Bosnia, il caso di quell'aereo americano precipitato il cui pilota,
disperso, era stato poi ritrovato? Ebbene, gli americani per salvare quest'unico
uomo hanno usato un armamentario costato miliardi. Un investimento incredibile,
in termini capitalistici, per un singolo, piccolo uomo. La vita di quell'uomo
era preziosissima. Al contrario, la vita dei civili "nemici"
non vale proprio nulla. |