Doppio triangolo delle Bermuda
Diritti umani femminili


di
Maria Grazia Campari



Contributo al Convegno
"Le guerre della globalizzazione.
Un'altra Europa è possibile"

Il tema di fondo di questa Convenzione contro le guerre sollecita a me, giurista, un quesito: nell'ordine attuale, che è un ordine guerresco egemonizzato dall'Occidente, saprà il diritto salvarci dall'arroganza dei potenti?E poi, esiste un diritto dotato di effettività, effettivamente capace di generare diritti, ad esempio, diritti umani, validi per tutti, diritti-scudo contro la prepotenza di chi ha il potere; sono veramente tali quelli che vengono formalisticamente invocati e si trovano catalogati nella Dichiarazione Universale del 1948?
Il tema è grave e l'esito incerto.

 



Dall'anno 1999 siamo ininterrottamente scosse da venti di guerra che risentiamo maggiormente perché le azioni implicano il nostro paese e implicano, inoltre, non marginalmente, la ripetuta violazione della nostra Costituzione, ciò che avviene sotto l'egida dei "diritti umani" che si mostrano, così, come un sistema di garanzie reso strumento per dare legittimazione ad interventi di forza. Un interventismo mirato, condotto dalle potenze occidentali sotto l'egida dell'impero globale statunitense.
Ha quindi corso un'interpretazione totalitaria dei diritti umani, vero campo di azione dell'autoproclamatosi impero del bene, che ne curerà l'effettività, d'intesa con i suoi famuli, ovunque gli paia conveniente, tanto che non vi sono né luoghi né individui sull'intero pianeta che non ne siano soggetti, quale campo d'azione.
Ciò che significa spostare il discorso dal piano del diritto al piano della forza, dall'imperio della regola giuridica al dominio della potenza.
L'occasione è propizia per interrogarci sul genere del diritto di cui stiamo parlando.
La situazione suggerisce, come vedremo, qualcosa di particolare all'esperienza umana femminile e induce a considerare la qualità dei nostri diritti sotto il profilo dell'unilateralità dell'ordine cui ineriscono.
Il mondo appare sconvolto da tempeste che mi appaiono come un doppio triangolo delle Bermuda, incardinato su una base di diritti umani violati o cancellati; un doppio triangolo che minaccia seriamente di inghiottire ogni acquisizione di civiltà.
Un vertice del doppio triangolo è costituito dal tribunale militare planetario e dal diritto penale speciale statunitense, riservato ai soli sudditi "extra moenia" dell'impero, cioè a tutti noi.
L'altro vertice è formato dalle intercettazioni di massa, prive di qualsiasi garanzia e in violazione del diritto alla privacy, persino quello riconosciuto ai difensori degli imputati, se sospetti di reati "contro la sicurezza".
Il terzo vertice è costituito dal silenzio planetario del cosiddetto quarto potere, un silenzio che si estende dalle stragi di civili implicati collateralmente in operazioni belliche, al computo dei voti in Florida, utili alla scalata al vertice mondiale dell'ultimo imperatore in carica. Un silenzio che ricopre e ottunde le residue capacità critiche dei sudditi dell'impero e rappresenta un'ingiustificabile abdicazione al diritto/dovere di controllo democratico sulle azioni dei potenti.
Last but not least, il quarto vertice del doppio triangolo è formato dall' infinita (perdurante) violazione dei diritti alla vita, alla libertà, alla partecipazione politica e sociale delle donne per la cui (asserita) difesa si sono mosse le guerre infinite di fine/inizio millennio.
La base che regge i vertici del doppio triangolo è formata, come abbiamo detto, dalla perdurante incertezza e dalla rinnovata compromissione dei diritti della persona e fra essi, in particolare, quelli femminili, l'habeas corpus delle donne.
Il senso complessivo della bufera planetaria è la messa a repentaglio della democrazia liberale attraverso la distruzione dei suoi valori fondanti e la programmatica cancellazione delle basilari garanzie riconosciute dagli ordinamenti giuridici occidentali, operata dagli Stati Uniti d'America con l'avvallo dei paesi satelliti.
Si può, quindi, vedere come il fenomeno presenti notevoli assonanze sotto il profilo dell'unilateralità di interpretazione e di realizzazione dei diritti, con l'esperienza quotidiana delle donne, governata dall'ordine socio simbolico capitalistico-patriarcale che produce una guerra quotidiana (a bassa intensità?) dei forti contro i deboli e che per le donne prevede la realtà di un dominio, variamente graduato, attraverso il controllo coercitivo sul corpo, la negazione dello spazio pubblico e il confinamento nel privato, al servizio della famiglia governata dal maschio, la violenza di rapporti quotidiani sopraffattori.
Questo è un dato intrinseco all'assetto che ci regge, fondato com'è sull'obliterazione dell'altro, sulla negazione della relazione fra soggetti dotati di pari dignità, per valorizzare il soggetto unico, in relazione mercificata con l'oggetto, la merce acquisibile sul mercato.
L'unilateralità di cui si diceva, è un connotato segnante di questo mondo, fatto di replicanti dell'uno.
Quanto agli esiti dell'unilateralità, sovrasta, ai miei occhi, per gravità la compromissione dell'autonomia e autodeterminazione delle donne, la negazione dei loro diritti della personalità (la base del doppio triangolo delle tempeste, appunto) operata con l'art. 1 della legge sulla Procreazione Medicalmente Assistita, in discussione alla Camera dei Deputati, che riconosce il concepito come persona, titolare di diritti, in significativa consonanza con la proposta di modifica dell'art. 1 del Codice Civile che intende retrodatare al concepimento la capacità giuridica che l'attuale formulazione pone al momento della nascita.
I diritti del concepito, in ovvia contrapposizione con quelli della madre (altrimenti perché statuirne l'esistenza?) implicano il disegno di ridurre, concettualmente, fino all'inesistenza libertà e autonomia decisionale delle donne sul proprio corpo.
Non è solo compromessa la legge che ammette l'aborto, molto di più e molto più in profondità viene compromesso.
Tiene il campo e prevale la tendenza ad oggettivare l'altro che, percepibile negli atti quotidiani di disvalore, esita, poi, in provvedimenti istituzionali formali (le leggi anticostituzionali, per l'appunto).
Si verifica una discrasia fra affermazioni egualitarie (persino l'efferato art. 1 delle legge su PMA la contiene) e gesti quotidiani di svalutazione dell'altra, concettualizzata come oggetto dotato di funzioni particolari che le vengono attribuite dal soggetto dominante, introiettato come unico.
Questo è il clima sociale che rende socialmente accettata come possibile una certa dose di violenza (di variabile intensità) contro l'altra; che rende, di conseguenza, una possibilità istituzionale onnipresente la violazione dei suoi diritti della personalità.
Prende vigore il diritto della famiglia patriarcale, che subordina la donna alle esigenze maschili; esso emerge nell'ordinamento costituzionale che lo ha inglobato e, affiorando dalle crepe, detta regole valide per tutta la collettività.
Queste regole implicano per le donne una costante rapina di soggettività, che rappresenta la guerra quotidiana, premessa alla guerra infinita.
Questa mi pare la radice della questione.
Potrà l'Europa essere diversa e salvarsi/salvarci?
Secondo me, solo con un completo rovesciamento del senso comune imperante.
Non a caso, leggendo la Carta di Nizza abbiamo notato che "non c'è pace fra i diritti".
Il bandolo della matassa mi sembra risiedere nella scelta di porre un argine robusto all'eteronomia, che esclude dal potere di dare regole alla società uno dei due soggetti che la abitano.
Secondo me, è il soggetto femminile quello che oggi può andare alla radice delle cose e mostrare, partendo dalla propria esperienza di vita, la natura intima distruttiva del sistema capitalistico/patriarcale, svelare la sessuazione maschile dell'impero globale in cui viviamo, che si è costruito e si regge sull'allontanamento e la negazione dell'altra, la prima extracomunitaria rispetto alla comunità maschile dei commerci e della politica.
Sembra, allora, necessario agganciare la lotta contro le guerre missilistiche e nucleari alla lotta contro la guerra quotidiana economico sociale, per l'eguaglianza dei diritti.
La via da percorrere potrebbe essere quella di creare un intreccio. Coltivare una crescita soggettiva autocoscienziale per tentare di affermare una soggettività complessa che si costruisce su esperienze differenziate e sa praticare azioni per la modificazione dell'assetto attuale, escludente dei diritti umani.
Ad esempio, potremmo rivendicare, come europei, il rispetto dei diritti umani, dell'habeas corpus, del principio di non discriminazione quali principi minimi portati dalla Carta, contro la militarizzazione e le guerre.
Allo stesso modo, potremmo rivendicare, sempre in base alla Carta, un diritto europeo di ingerenza per assicurare vita e libertà a donne e uomini di Palestina, Israele, Afghanistan, dell'area Mediterranea e del vicino Oriente.
Un'attività, anzi, un attivismo in tal senso potrebbe essere la nostra pretesa nei confronti delle istituzioni europee e, in particolare, dei nostri rappresentanti parlamentari.
Occorrerebbe un controllo acuto e un'incessante opera d'informazione e di pressione.
Occorrerebbe sapersi organizzare.
Infatti, vi è una precisazione da fare: una modificazione e un miglioramento del potere decisionale può essere conseguita solo se la questione verrà trattata come compito la cui realizzazione riguarda tutti, donne e uomini. Solo un'impresa collettiva potrà proporsi di dare vita ad una politica relazionale che valorizzi i soggetti, contrastando l' oggettivizzazione e la mercificazione degli esseri umani, base di tutti i triangoli delle Bermuda.