Elinor Ostrom

di Liliana Moro

 


Economista e politologa statunitense, è stata la prima donna a essere insignita del premio Nobel per l’economia, assegnatole nel 2009 per aver dimostrato come i beni collettivi non siano necessariamente destinati alla rovina ma possano essere gestiti efficacemente dalle associazioni di utenti.

Elinor Awan è nata a Los Angeles nell’estate del 1933, suo padre era ebreo e sua madre protestante; si è diplomata nel 1951 alle scuole superiori di Beverly Hills e si è laureata con lode in scienze politiche, tre anni dopo all’Università della California (Los Angeles), dove ottenne anche il master e il dottorato nel 1965, con uno studio sulla gestione comune delle acque sotterranee in California. Il suo interesse per i beni comuni è dunque precoce ed è una passione che poi ha continuato ad approfondire scientificamente.
La questione delle acque in California è interessante: ci sono dei bacini sotterranei di acque dolci lungo tutta la fascia costiera, da cui le città si approvvigionano. Se il prelievo è troppo da parte di una città o di un’industria alle altre non resta abbastanza acqua. Negli anni, partendo già dall’inizio del 900 le comunità locali hanno intrapreso percorsi anche difficili per dotarsi di regole efficaci per autolimitarne il consumo, sfruttando le opportunità offerte dalla legislazione locale.  Dunque Elinor non studia cose “primitive” ma ha iniziato proprio da situazioni molto complesse, in una società industriale avanzata come quella californiana.

La specificità del suo apporto alla teoria economica consiste nel fatto che Elinor Ostrom ha illuminato e documentato con estesa e meticolosa evidenza il fatto che è possibile una gestione collettiva ed efficiente delle risorse comuni, che esiste una terza via tra stato e mercato, tra pubblico e privato. Anzi nei suoi libri spiega che pubblico e privato sono categorie astratte che non si trovano nel concreto delle istituzioni sociali e economiche. La grande attenzione alla realtà multiforme e varia nel mondo è un’attitudine presente nelle ricerche della Ostrom, che dichiara con assoluta lucidità metodologica di muoversi continuamente fra teoria e osservazione empirica, che si devono alimentare a vicenda nella scienza economica.

Vediamo meglio la sua scoperta. Uno dei principi basilari dell’economia ambientale è la cosiddetta “tragedia dei beni comuni”, teoria risalente a Garrett Hardin (1915-2003). Secondo questa teoria, tutti godono i benefici dei beni comuni ma non ne sostengono i costi: di atmosfera, mari, clima, acque fluviali – ad esempio- nessuno ha cura. E questo avviene anche se ciò comporta la distruzione della risorsa stessa nel lungo periodo. Secondo questa teoria l’umanità non può che comportarsi in modo irrazionale e autodistruttivo.
Elinor Ostrom ha osservato e dimostrato che, invece, non è così, che in molti luoghi del mondo: dalla Cina alla Svizzera, dalla Spagna alle Filippine le comunità locali si sono date regole efficaci per conservare risorse comuni scarse e preziose, come l’acqua di fiume, i pascoli di montagna, i banchi di pesce, le foreste. Regole che sono state messe a punto attraverso prove ed errori e sono sopravvissute per secoli.
La Ostrom sostiene che l’utilizzo di risorse comuni non solo può ma di fatto è stato organizzato in modo da evitare sia lo sfruttamento eccessivo sia costi amministrativi troppo elevati e sostiene con vigore l’esistenza di soluzioni alternative alla “privatizzazione” e la possibilità di creare istituzioni di autogoverno permanenti

Nel suo lavoro più noto e tradotto anche in Italia Governing the Commons del 1990 (Governare i beni collettivi, Marsilio, 2006), si preoccupa di trovare le caratteristiche comuni delle istituzioni che hanno funzionato, che sono riuscite a garantire nel tempo quello che è l’interesse di tutti: il mantenimento dei beni che rappresentano una fonte di sopravvivenza per il gruppo sociale. Ha potuto così notare la rilevanza economica di valori immateriali come la speranza nel futuro, la reputazione, il senso della comunità.
Valori che agiscono molto più efficacemente di ogni forza di polizia quando in periodi di siccità si tratta di non prendere più acqua di quella che spetta dai fiumi, oppure quando si devono mandare le vacche al pascolo facendo in modo che l’erba non si esaurisca prima della fine della stagione.
Elinor descrive e analizza alcune situazioni caratteristiche:
- i pastori di un villaggio del canton Vallese (Torbel) che hanno definito nei secoli (i primi documenti considerati sono del 1200 e le prime norme sono del 1507) quanti animali ciascuno può allevare sulle terre comuni senza danno per tutti;
- i contadini giapponesi di alcuni villaggi di montagna (Hirano, Nagaike, Yamanoka) che si sono organizzati per il taglio razionale della foresta con regole e controlli decisi all’interno delle comunità di villaggio;
- il sistema delle huertas spagnole sviluppatosi fin dal 1400 nelle zone attorno alle città di Valencia e Alicante per fare in modo che ogni contadino possa coltivare nonostante si tratti di una zona semiarida, il che implica anche la costruzione e la manutenzione di canali;
- le comunità di irrigazione nelle Filippine, di cui si hanno documenti del 1630, con problemi simili a quelli spagnoli e soluzioni diverse ma altrettanto funzionali.

 


Sierra de las nieves, huertas

 

Tutte queste situazioni prevedono non solo accordi ma anche controlli efficaci e sanzioni adeguate per poter reggere nel tempo, come è avvenuto. Tutto ciò si è realizzato attraverso la capacità delle popolazioni di gestirsi in modo partecipativo, seguendo criteri non puramente monetari, o di profitto, ma basati su preoccupazioni come la salvaguardia delle generazioni future, il mantenimento del prestigio familiare e del rispetto reciproco.

Ostrom non ha studiato solo situazioni marginali o sopravvivenze arcaiche, ha analizzato anche le realtà più attuali, come Internet, il luogo della condivisione di un bene comune assai prezioso: la conoscenza. E’ stato tradotto anche in italiano il libro su questi temi che ha curato e scritto insieme a un’altra donna, Charlotte Hess: La conoscenza come bene comune. Dalla teoria alla pratica (Bruno Mondadori, 2009). Gli studi della Ostrom, che sono di grande complessità scientifica, assumono in questo momento inevitabilmente un connotato politico sulle scelte da fare oggi e nel prossimo futuro, orientando verso il controllo democratico dei beni collettivi.

Attualmente è professore emerito di scienze politiche alla “Scuola di affari pubblici e ambientali” dell’Università dell’Indiana nonché direttore del “Centro per gli studi della diversità istituzionale” all’Università dell’Arizona. Sulla diversità delle istituzioni ha anche scritto un libro in cui si propone di comprendere la diversa natura delle strutture che esistono nelle varie società per promuovere oppure anche ostacolare la cooperazione.

La vita privata di Elinor è strettamente legata ai suoi studi. Durante uno stage di ricerca in Alaska nel 1959 incontrò il professor Vincent Ostrom, all’epoca docente di scienze politiche all’Università dell’Indiana; ebbe così inizio una collaborazione affettiva e intellettuale che dura tuttora. Nel 1973 i coniugi Ostrom fondarono il “Workshop in teoria e analisi politica” presso l’Università dell’Indiana, a Bloomington,  dove entrambi insegnano. Questo Workshop è diventato un centro di ricerca esemplare per il livello scientifico e per le relazioni interne: Elinor ne parla come di una famiglia per sé e per il marito. L’assegnazione del prestigioso premio Nobel non ha suscitato stupore tra docenti e studenti dell’Università dell’Indiana, dove Elinor Ostrom, Lin per gli amici, è conosciuta come una donna brillante, appassionata, modesta, fortemente impegnata nel suo lavoro.

Il premio Nobel 2009 per l’economia le è stato assegnato insieme all’economista statunitense Oliver Williamson (1932), con le seguenti motivazioni: la Ostrom, “ha dimostrato come i beni pubblici possono essere gestiti in maniera efficace dalle associazioni di utenti”, Williamson ha vinto invece “per la sua analisi della governance economica, in particolare i confini di un’impresa”. Forse questi premi indicano che alcune teste pensanti a livello si stanno convincendo che occorre rivedere i modelli economici come unica via per uscire dalla crisi. Appare sempre più evidente, infatti, che dei semplici aggiustamenti non possono risolvere un’economia strozzata da principi rigidi ed egoisti che salvaguardano solo la ricchezza di una ristretta minoranza internazionale a spese delle popolazioni e della stessa sopravvivenza del pianeta.

Il 12 giugno 2012 è morta a Bloomington.

 

La biografia è tratta e ampliata da:
Sara Sesti e Liliana Moro, Scienziate nel tempo. 75 biografie edizioni LUD, 2016

 

 

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