Troppi farmaci: ma servono davvero?

di Valeria Fieramonte

 

Paola Mosconi dirige all'Istituto Mario Negri il progetto 'partecipa salute', un laboratorio di ricerca nato con la finalità di rendere più trasparente il rapporto tra chi eroga cure e medicinali e i pazienti.

Il progetto è attivo da alcuni anni (www.partecipasalute.it) e cerca di orientare le organizzazioni di medici e ricercatori a un rapporto costruttivo con i pazienti oltre a tentare di indagare sulle 'aree grigie' della ricerca clinica.

Oggi può sembrare strano, ma l'idea di confrontare in modo sistematico le cure erogate per capire se sono efficaci o no risale solo alla metà del 1700, quando un medico della marina inglese, James Lind, si mise in testa di guarire i marinai dallo scorbuto, allora malattia endemica sulle navi. Provando gli effetti di diete diverse su gruppi selezionati di marinai malati scoprì che si salvavano solo quelli che mangiavano agrumi. Ma fu un esempio raro.

Ancora 100 anni dopo (1847) Ignaz philip Semmelweis si accorse che quasi tutte le donne portate negli ospedali  per partorire morivano di parto per colpa degli studenti e dei medici che non si lavavano le mani quando passavano dalle esercitazioni anatomiche sui morti alle sale parto. Ma per convincere i colleghi dovette suicidarsi.

Oggi la situazione è un pò migliorata, ma comunque prima di prendere atto che certe medicine possono essere inefficaci o addirittura dannose occorre ancora una eccessiva quantità di tempo.

E' occorso molto tempo anche prima che l'Europa si decidesse a un controllo più attento dei farmaci. Ancora negli anni '60 ( ai tempi del caso Talidomide - un farmaco commercializzato in tutto il mondo tranne che negli USA) non c'era alcuna agenzia di controllo. Da poco più di dieci anni è stata istituita l'EMEA ( European Medicines Agency), con sede a Londra. E' un pò l'equivalente, ma solo per i farmaci, dell'americana FDA
(Food and drug administration), che però ha più di 100 anni ( e tuttavia non ha ancora vietato l'uso dell'amianto).

L'EMEA ha la funzione di controllare i medicinali per uso umano e veterinario attraverso una rete di 4000 esperti che coordinano le autorità nazionali dei paesi europei. " L'istituzione dell'EMEA, - dice Paola Mosconi - è stata un grande passo in avanti perchè ha fatto in modo che per la UE
ci fosse una agenzia unica per promuovere la messa in commercio di nuovi farmaci
. ( Poi ogni paese li riconosce e mette in commercio a sua volta anche con nomi e prezzi diversi, in Italia se ne occupa l'AIFA ( Agenzia Italiana del Farmaco,)

La parte preclinica dura molti anni perchè occorre fare lo screening di moltissime molecole, la parte clinica è fatta su volontari sani, in genere giovani studenti ( prima si faceva sui detenuti, ma ciò causò grande scandalo). Quando è dimostrato che un farmaco non ha effetti collaterali gravi, si sperimenta su un numero maggiore di persone".

Detto questo non si può però non notare che ci sono forzature che trasformano in malattia qualcosa di normale, come per esempio la menopausa, al solo fine di vendere più farmaci  e soprattutto che l'EMEA è per così dire in 'conflitto d'interessi' , dato che è controllata dalle ditte farmaceutiche che trattano il farmaco più come un bene di consumo che un riferimento per la salute.

C'è il rischio che l'interesse economico renda grigie e poco trasparenti le decisioni? Iniziative come 'partecipa salute' hanno anche il fine di tentare di tenere sotto controllo questo rischio.

" Non bisogna neppure dimenticare che le donne sono sottorappresentate nella sperimentazione dei farmaci, in particolare quelli per il cuore - ragion per cui non si riescono a approfondire gli effetti delle molecole sulla fisiologia femminile. Il cuore delle donne è più piccolo, così come i vasi sanguigni, le donne hanno alcuni enzimi del fegato più spiccati e sono soggette a più effetti collaterali che però non sono adeguatamente indagati" - conclude Paola Mosconi.

Ultimo e ancora più importante: dato che i nuovi farmaci non devono dimostrare un 'valore aggiunto', c'è il rischio di produrne di inutili o peggiori dei precedenti. Cio' che avviene attorno all'EMEA è circondato da troppo segreto, e ogni giorno i medici sono visitati da 25mila informatori farmaceutici che rischiano di produrre troppi consumi inutili.

La massima furbizia riguarda ancora una volta le donne, in genere più fiduciose: la MOC, per esempio, è fatta in modo che si becca subito la prescrizione antiosteoporosi ( con relativi effetti collaterali), anche quando non serve e basterebbe un pò più di esercizio fisico.
Si dovrebbe cercare di tornare a una situazione di maggiore equità.

Ogni giorno il Sistema Sanitario Nazionale  compera 40 milioni di farmaci e 17 milioni sono spesi dai cittadini! Siamo un popolo di malati o dovremmo correggere le nostre abitudini?

Gli scenari di uso dei farmaci sono i seguenti:
1) farmaci inutili: vitamine ( a alte dosi la A è cancerogena e la C può danneggiare i reni, per esempio). gli epatoprotettori, molti vasodilatatori, gli immunostimolanti ( quasi sempre dannosi), i dimagranti e i farmaci per stimolare la memoria.

2) farmaci usati per correggere cattive abitudini di vita, per esempio gli anticatarrali per i fumatori

3) farmaci attivi e utili ma usati a sproposito, per esempio gli antibiotici o gli psicofarmaci usati come caramelle e creatori di dipendenza e infine:
farmaci davvero utili e ben usati: come si può notare solo la quarta parte di ciò che effettivamente viene consumato!


 

24-03-09