Il vero flagello

di Nicoletta Buonapace


Barbara Kruger

“Il vero flagello, “la fine del mondo” è la paura di amare, si ha paura dell’amore, dall’alto al basso della scala sociale si vorrebbe essere felici, si vorrebbe godere, ma non soffrire. Che miserabili, che disgraziati e soprattutto come ammalati tutti questi poveri evirati… del sentimento. Tutto ciò che è forte li turba e li inquieta!” Georges Rouault

 

I numerosi episodi di violenza che si sono succeduti a danno di omosessuali, mi sembra siano un fenomeno in linea con questo tempo che non ha certezze, non sa dare né porre domande di senso alla vita, un tempo in cui il valore è dato dalle apparenze, la ricchezza, il farsi da soli, l’arroganza e la mancanza di scrupoli, forme di un vivere sociale che ha come modello di relazione sia politica che umana l’urlo, lo sproloquio, il controllo paranoico, l’incapacità di mettersi in discussione, il bisogno di proiettare sull’altro\a il male, la colpa e di dominarlo.

A monte di tutto questo infatti c’è una gestione del potere, della cosa pubblica, basata sulla manipolazione e l’esclusione del diverso. La violenza è agita non solo nei confronti degli omosessuali, ma dei manifestanti quando non stanno dentro certe regole che pure sono pacifiche, delle donne, di chi semplicemente con la sua esistenza afferma uno stile di vita e soprattutto un affermazione del proprio diritto ad esistere e amare che non è tollerato in virtù della sua differenza e autonomia dalla norma socialmente data.

Omofobia, lesbofobia, transfobia sono termini che, con un alto grado di comprensione, usiamo per dare un’interpretazione alla violenza che ci colpisce, ma chi ha paura non necessariamente usa violenza. C’è un di più in questa paura del diverso, un odio irrazionale che trova alimento in una cultura che, nascostamente, lo diffonde nei confronti di tutti coloro che non si adeguano a comportamenti omologati e che sempre più chiude gli spazi per l’esperienza, il confronto, la creatività.

Un modello di potere che manipola la gente ed esclude quelli che non si lasciano manipolare. Non è un caso che proprio a Roma e Milano, metropoli dove più forte è il movimento GLBT e che sono divenute i laboratori della destra, nei vertici delle politiche sia locali che governative, si siano verificati e continuino a verificarsi episodi di violenza e intolleranza. Un tempo erano città in cui laboratori di pensiero, culturali e creativi avevano spazio, ora sono città di coprifuoco e povertà diffusa.

Le associazioni che lavorano sul territorio fanno sempre più fatica a esistere, la cultura e l’arte sono colpite duramente. E sicuramente poveri, disoccupati e ignoranti sono quelli che vanno a sfogare la propria rabbia nei confronti di chi vive, ama, ha la possibilità di uscire e ballare la vita e sognarla a modo suo ed è capace di esprimerlo persino con una gestualità e un abito “diversi”. La creatività, l’arte, il pensiero divergente sono il solo antidoto alla violenza.

Quel che muove questi giovani apparentemente “duri”, ma dalla mollezza interiore incapace di esistere se non attraverso il “branco”, è l’invidia, il bisogno di autoaffermazione, che in mancanza di altre possibilità, trova sfogo nella persecuzione di chi è diverso. Sono gli stessi che hanno una visione della donna e della sessualità distorte. Figli di una classe politica che non sa parlare, dare messaggi vitali, che sempre più è lontana dalla vita, che non riesce a muovere l’immaginazione necessaria a pensare e pensarsi in un mondo migliore, che operano per un bene che non è comune, ma rivolto solo ai privilegiati.

Credo che la tentazione di rispondere con la violenza alla violenza possa essere forte, credo anche sia necessario difendersi, ma credo che possiamo e dobbiamo usare mezzi diversi, essere consapevoli che solo diffondendo una cultura della pace e della non violenza, del rispetto, che sono poi i principi da cui nasce il movimento omosessuale, si possano arginare questi fenomeni. Non siamo isolati, siamo dentro un tessuto più grande, quello che ci accade e ci colpisce in prima persona è uno dei tanti segni della regressione culturale e politica di questo paese.

La nostra forza è nel nostro amarci, nella nostra capacità di continuare ad amare nonostante le menzogne della chiesa, dei benpensanti, dei moralisti che nulla sanno di cosa significhi vivere una vita nell’autenticità, della fatica e del dolore che comporta, noi non siamo ancora evirati del sentimento e questo è ciò che ci ha messo in grado, nella storia, di metterlo in gioco e di farlo diventare pensiero, arte, cultura, una diversa politica.    

 

08-06-2010

home