da Notiziario delle Donne, giugno
2003La protesta degli
studenti, della gente, degli operai e dei disoccupati a Teheran ed in
molte altre città iraniane continua, nonostante la cieca repressione e la
carcerazione dei manifestanti da parte del regime. Si contano un morto
durante una manifestazione in provincia, tre ragazze scomparse dopo essere
state brutalmente prelevate dal dormitorio dell'Università di Teheran dai
pasdaran e numerosi pestaggi, feriti e carcerazioni.
Non è permesso alla stampa di fare riprese, né di avvicinarsi ai
manifestanti che esprimono la loro protesta e la loro delusione per le
riforme promesse e mai attuate da Khatami, di cui chiedono le dimissioni .
Essi sono determinati a porre fine alla dittatura religiosa che di fatto,
oltre che di principio, impedisce democrazia e libertà elementari ,in
particolar modo alle donne.
E' stato portato un attacco all'opposizione laica e democratica del
Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), da oltre vent'anni
in esilio, la cui la Presidente eletta Maryam Rajavi, arrestata in
Francia il 17 giugno insieme a 208 oppositori iraniani, resta attualmente
in prigione insieme ad altri dieci simpatizzanti.

Maryam Rajavi
Il CNRI benché da circa vent'anni svolga attività politica in Francia e
sia protetto dalle stesse autorità, così come avviene in Italia, Germania,
Turchia, Svizzera, ecc., ha visto l'assassinio di numerosi oppositori ad
opera di sicari del regime teocratico. In l'Italia ricordiamo l'assassinio
di Mohammad Hossein Naghdi, rappresentante del CNRI, ucciso a Roma il 16
marzo 1993.
L'attacco illegale ai rifugiati politici in Francia ha suscitato in tutta
Europa la protesta dei simpatizzanti dei Mojahedin. Le recenti tragiche
forme di estrema protesta , rappresentate delle immolazioni degli esuli
iraniani , derivano dalla gravità dei fatti delle autorità francesi e
dall'incredulità per le violazioni dei sacri diritti dei rifugiati
politici che possono avvenire anche in un paese civile e democratico quale
la Francia.
Le autorità francesi ed italiane così come in altri paesi, hanno proibito
tutte le manifestazioni di protesta contro gli arresti dei rifugiati
politici.
Giovedì 19 giugno, Khatami ha chiesto ufficialmente alla Francia
l'estradizione dei rifugiati politici.
Venerdì 20 giugno, sale ad 11 il numero di simpatizzanti dei Mojahedin
che, come forma estrema e drammatica di protesta, si sono immolati con il
fuoco.
Nella notte tra sabato 21 e domenica 22 giugno, la Magistratura francese,
dopo gli interrogatori degli arrestati, ne ha rilasciato sei in libertà
vigilata, mentre 11, tra cui la Presidente eletta dal CNRI Maryam Rajavi,
sono stati arrestati con detenzione provvisoria.
E' iniziato da giovedì uno sciopero della fame e della sete per
l'immediato rilascio degli arrestati. I Mojahedin hanno chiesto ai
simpatizzanti di non immolarsi né ricorrere a forme estreme di protesta.
Un appello simile era stato già rivolto agli esuli da Maryam Rajavi in
carcere.
Alcuni avvenimenti
Due rifugiati politici in Inghilterra da 30 anni, con il visto valido sui
documenti, Ebrahim Khodabandeh e Jamil Besham, membri della commissione
esteri del CNRI, il 18 aprile si recano in Siria per far visita ai
familiari. Qui vengono arrestati e dopo 45 giorni, il 12 giugno,
consegnati al regime iraniano. Attualmente si trovano nel famigerato
carcere d'Evin, nel padiglione n°209.
Martedì 17 giugno, in Francia 1280 poliziotti e gendarmi fanno irruzione
in 13 abitazioni di rifugiati politici, tutti con documenti regolari: ne
vengono arrestati 167.
Nei giorni successivi gli arresti raggiungono il numero di 208. Alcuni
degli arrestati sono stati rilasciati. Restano in carcere 17 persone, tra
cui la Presidente eletta dal CNRI, Maryam Rajavi.
Giovedì 19, a Roma alcuni iraniani, simpatizzanti del CNRI e dei Mojahedin,
partecipano ad una manifestazione in Piazza Farnese di fronte
all'ambasciata francese, indetta tra le 11,00 e le 14,00 dall'Associazione
dei Laureati Iraniani residenti in Italia per protestare contro gli
arresti effettuati in Francia e regolarmente autorizzata dalla Questura.
Due persone, Hadi Mohtasham di 45 anni rifugiato politico in Italia e Ali
Ghasemi rifugiato politico in Danimarca, padre di tre figli, si danno
fuoco per protestare contro l'arresto illegale, fatto dalle autorità
francesi, di Maryam Rajavi.
In quattro giorni di protesta, in tutta Europa, si sono date fuoco 11
persone, come drammatico ed estremo gesto di protesta pacifica. A Parigi
una donna è morta ed altri versano in gravi condizioni.
I manifestanti a Roma, scioccati da questo gesto estremo, hanno
immediatamente prestato soccorso ai due incendiari ed una donna, nel
tentativo di spegnere le fiamme su uno dei corpi, ha riportato ustioni ad
un braccio.
La Questura di Roma alle 14,00 ha emesso un provvedimento che vieta lo
svolgimento di tutte le manifestazioni che erano state regolarmente
richieste dall'Associazione dei Laureati Iraniani residenti in Italia per
protestare "contro l'ingiusto ed ingiustificato arresto da parte delle
Forze dell'Ordine Francesi dei rifugiati politici".
Nella notte tra sabato e domenica, la Magistratura francese ha deciso di
mantenere in arresto 11 persone, tra cui Maryam Rajavi.
Riflessioni
A Roma è vietato protestare e manifestare ed anche a Parigi sono impedite
dalle autorità le manifestazioni di sostegno per i rifugiati e le
iniziative di protesta per l'arresto ingiustificato dei rappresentanti del
Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, tra cui la Presidente
eletta Maryam Rajavi, tutti con lo status riconosciuto di rifugiati
politici.
La Magistratura francese ha deciso di mantenere in arresto 11 rifugiati
politici, rappresentanti dell'opposizione democratica e laica, antagonista
al regime teocratico-dittatoriale di Teheran, che da più di vent'anni
lotta in esilio pacificamente, senza aver mai compiuto il minimo atto di
violazione delle leggi dei paesi ospitanti.
Opposizione che non ha mai compiuto azioni terroristiche o violente in
alcun paese estero e che è rispettosa delle leggi democratiche in cui
crede crede e che propugna: democrazia, diritti umani, libertà individuali
e collettive, uguaglianza tra uomini e donne, l'indipendenza dell'Iran ed
il suo sviluppo economico e sociale, la pace e la giustizia tra i popoli
ed in particolare la pace nella regione mediorientale.
Il programma e l'attività politica del CNRI sono documentati e conosciuti.
A titolo solo informativo si ricorda la grande manifestazione per i
diritti delle donne in Iran svolta a Parigi nel 1996 in occasione dell'8
marzo dalla Presidente eletta dal CNRI, Maryam Rajavi, a cui hanno
partecipato parlamentari di tutta Europa e degli USA, rappresentanti dei
movimenti delle donne, dei diritti umani, rappresentanti del Parlamento
europeo, intellettuali ed artisti. Numerosa la delegazione italiana, tra
cui l'On. Anna Finocchiaro e la parlamentare europea Luisa Morgantini.
Iniziative di sostegno alla lotta democratica della Resistenza Iraniana e
per la cancellazione del nome dei Mojahedin dalla lista dei gruppi
terroristici sono state svolte negli ultimi mesi in Italia, In Europa e
negli USA.
Numerosi parlamentari inglesi, francesi, danesi lussemburghesi, belgi,
italiani, del Congresso USA, ecc. hanno sottoscritto appelli in proposito.
La maggioranza dei parlamentari italiani ha sottoscritto, tre mesi fa, un
appello di condanna per le violazioni dei diritti umani in Iran, di
sostegno alla legittima e democratica lotta del CNRI e affinché sia tolto
dalla lista dei gruppi terroristici il nome dell'Organizzazione dei
Mojahedin, che non ha mai compiuto azioni all'estero, ma ha solo portato
avanti la legittima resistenza interna, non colpendo mai i civili, ma solo
la feroce repressione che si abbatte sul popolo e gli oppositori.
Khatami ha richiesto ufficialmente alla Francia l'estradizione di Maryam
Rajavi e degli altri rifugiati politici.
L'Iran applica con regolarità la pena di morte: lo ha fatto in dispregio
dell'U.E. alla fine di settembre del 2002, impiccando nella pubblica
piazza quattro persone, mentre a Teheran era in corso una riunione tra il
governo iraniano e rappresentanti dell'Unione Europea. L'Iran non ha
nessun interesse ad entrare in Europa come la Turchia, né tanto meno
l'Europa ha mai chiesto a Teheran, in cambio dei trattati e dei contratti
commerciali, l'applicazione dei diritti umani. Si veda in proposito cosa
sta accadendo con la richiesta d'ispezione dei siti nucleari: il rifiuto
completo ed assoluto, accompagnate dalle minacciose prediche di morte agli
occidentali di Khomenei, guida spirituale e capo effettivo dell'Iran.
Gli esuli iraniani hanno gridato nelle piazze d'Europa e a Roma: "Potete
ammazzarci tutti, la nostra è un'idea di libertà, uguaglianza e giustizia,
è la lotta di un popolo che da un secolo vuole la democrazia e
l'indipendenza. Potete ammazzarci tutti, ma non si può ammazzare l'idea di
libertà e di democrazia di un intero popolo"
Il regime dittatoriale e teocratico di Teheran rivendica l'applicazione
delle sue leggi illiberali nei paesi democratici, come la Francia, senza
che vengano rispettati i diritti civili degli oppositori.
Poiché è fatto divieto agli iraniani di manifestare e protestare
pubblicamente e pacificamente nelle piazze, si chiede ai parlamentari,
alle forze democratiche, politiche e sociali, ai sindacati, alle
associazioni dei diritti umani e delle donne, agli intellettuali e a tutte
le cittadine e cittadini di far sentire la loro voce di protesta
all'Ambasciata e al Governo francesi affinché:
- siano riconosciuti e salvaguardati i diritti civili dei rifugiati
politici;
- siano chiarite le motivazioni e le accuse degli arresti di massa dei
rifugiati politici in Francia, che avvengono in un momento di grandi
proteste in Iran e di repressioni da parte del regime.
Ai parlamentari italiani si chiede:
un'interpellanza parlamentare in cui il Parlamento Italiano e il Governo
s'impegnino affinché siano rispettati i diritti civili dei rifugiati
politici arrestati a Parigi, si faccia chiarezza sui motivi dell'arresto
ed inoltre sia garantito per gli oppositori del regime residenti in Italia
di poter manifestare ed esprimere pubblicamente la loro protesta.
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