Concita De Gregorio, La cura
Liliana Moro
Ho letto il famoso libro di Concita De Gregorio, "La cura" e non posso fare a meno di comunicare qualche impressione, questa non è una recensione.
Si tratta di un testo notevole, di grande sincerità, netto, deciso, assoluto, pieno di vita nel confronto con la morte guardata in faccia.
Affronta la malattia vissuta come colpa, e arriva alla convinzione che il tumore sia esito di una ferita profonda
“Il suo corpo lo sa, mi ha detto.
Quello che sente è sempre vero. E' vero per lei, dunque è vero.”
Affollato di persone: le compagne e i compagni di malattia, i medici, il marito (un rapporto narrato con leggerezza e pudore) persone con cui entra in contatto proprio per la comune esperienza del tumore.
Le cose che salvano: la musica, la bellezza, infatti il libro si chiude con la registrazione di un servizio fotografico, un tripudio di eleganza e bellezza.
Un capitolo è proprio dedicato alla cura, a quanto crea dipendenza,
“La cura è premura, è controllo, è ordine. E' un compito per chi la offre e per chi la riceve. E' un viaggio, prima ancora che una meta. Sostituisce l'amore quando manca. Genera dipendenza.”
Osservazioni che valgono sempre, non solo in caso di malattia, per ogni tipo di rapporto di cura, in cui le donne sono maestre e che spesso, inconsciamente, usano come forma di potere sull'altro.
Tutti (tranne l'ultimo) sono capitoli molto brevi, le frasi sono semplici, soggetto e predicato. Si va al fondo, al cuore, all'essenza. Non c'è tempo per fronzoli, nascondimenti, divagazioni.
Sul tempo c'è un capitolo importante “Tre secondi” che trascriverei tutto, in sostanza partendo dalla brevità di quel tempo che si percepisce davvero, il presente, che dura solo tre secondi, De Gregorio lega il dolore alla consapevolezza che verrà del dolore e allora se lo si infligge da soli, per la paura del futuro
“Procurarsi un dolore fisico, immediato, come anestetico di un dolore psichico”
“Conosco la paura delle cose che finiscono e il lavoro che si fa per anticiparne la fine. Così da governarla. Decidere se non quando almeno come. I ragazzi che si tagliano, la loro fragilità mi commuove.
In questo tempo di dopo … Forse, azzardo: siccome il dolore arriva da solo e comunque arriva sempre, non ne serve altro. Al contrario. Serve bellezza, per affrontare tutto questo dolore. Servono leggerezza, un poco di allegria. Il carburante per viaggiare nel buio.”
Un libro da tenere sul comodino e ogni tanto rileggere come carburante per viaggiare nel buio.
Concita De Gregorio, "La cura",
Einaudi, 2026, p.165, euro 17
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