Laura Fusco, Terra di sola andata

Liliana Moro

 



Il grande problema del cambiamento climatico è che colpisce ma non emoziona, non c'è coinvolgimento emotivo sul tema dell'inquinamento, della devastazione ambientale, l'ambiente non fa battere il cuore,


Invece Laura Fusco fa esattamente questo: fa battere il cuore, emoziona, scuote, atterrisce, apre al sogno.

Con una scrittura che si può definire biblica, con ritmo ampio, che sostiene uno sguardo planetario e precipita in zoomate rapidissime su particolari quotidiani; dal blu degli oceani alle siringhe usate nella spazzatura.

“E fu sera

e fu mattina”


“Prima del prima del prima

quando l'increato informe era ancora entropia”


“...un'eco,

che si perde tra le montagne di pattume assalite dai gabbiani.”


Il libro raccoglie 35 scritti, poesie, prose poetiche composte in momenti diversi ma sottese da un'unica tensione: la dimensione planetaria dell'attacco alla vita, in tutte le sue forme.

 

Tutti gli elementi basilari sono coinvolti: l'acqua con il franare dei ghiacciai, lo sciogliersi dei poli; il fuoco, con gli incendi che hanno devastato interi stati e perfino continenti, l'Australia, il Canada, la California, il Brasile e così via. Non solo in questo 2026 di caldo eccezionale, ma anche negli anni addietro.

E io mi sono resa conto con stupore che già li avevo dimenticati, del resto non se n'è parlato né scritto in questa torrida estate, ampiamente ancora bruciata, come se non ci fosse un passato di tragedie che si accumulano e si incatenano nella cascata delle cause.


“Il suono è d'acqua,

di fiume in piena.

Viene dalla massa d'oro e di lingue di rosso che brucia.

Uguale a oceani quando straripano.

Suoni.

Di nuovo di vento, un altro,

del crepitio dei rami,

dei tonfi dei tronchi che cedono

E' la natura che piange.

Ci chiede di aiutarla,

e anche noi

piangiamo.

Dice un gruppo di leader del popolo Huni Kuin.”


Laura Fusco dialoga con molti esponenti dei popoli coinvolti nella devastazione climatica, attivi nella difesa della Terra Madre, inserisce le loro convinzioni e le loro parole in questi suoi testi, come aperture di saggezza nella follia globale.


Le parole sono tema centrale, non poteva essere altrimenti in un'opera poetica, ma qui un po' di più: le parole diventano impegno esistenziale, diventano strumento di ribellione e soprattutto di ricordo.

Ricordo di quanti sono stati uccisi nella difesa del loro territorio - non come lo difendono gli eserciti distruggendo ogni cosa per stabilire un confine di stato- ma come chi sa di essere tutt'uno con montagne e fiumi, alberi e animali. Credo giusto riportare i nomi che Fusco ricorda: Zezico Guajajara, Paulo Paulino Guajajara, e poi Firmino, Raimundo, Erisvan, Paulinho, tutti guardiani della foresta amazonica.

Mentre Damiana Cavanha era una Guaranì, che guidava il movimento per il ritorno alla foresta da cui i Guaranì sono stati scacciati, deportati nelle periferie delle megalopoli brasiliane, Damiana è morta per questo, non è sopravvissuta all'uccisione dei suoi cari, alla distruzione di tutta la sua famiglia.

Invece il popolo dei Dongria Kondh, che vive nello stato indiano di Orissa, è riuscito a bloccare l'apertura di una miniera di bauxite che Vedanta, una multinazionale britannica, voleva aprire nella loro montagna sacra:

“Le donne... hanno formato una catena,

con i loro corpi intorno alle sue pendici.

E i bulldozer hanno dovuto fermarsi”


Gli alberi, le foreste sono in molti modi protagonisti di questo libro perché

Quando distruggi la foresta recidi le arterie del futuro

e la forza del mondo viene meno

sono parole di Davi Kopenawa, leader e sciamano Yanomami, difensore dei diritti dei popoli brasiliani.

 

Le parole, le lingue sono soggette alla distruzione non meno delle montagne, dei ghiacci, dei fiumi, periscono insieme ai popoli che le parlano quando, anche se qualche individuo sopravvive, sono sradicati dalla loro terra e, ad esempio, gli Inuit non possono più elencare i diversi nomi delle varie forme che può assumere la neve. L'autrice elenca decine di lingue in via d'estinzione, una rassegna davvero impressionante, soprattutto se si considerano i meccanismi reali di questo processo, come si evince da questa osservazione:

“Il quechua fa eccezione,

rinato dopo il lancio di un motore di ricerca su Google,

il rilascio di una versione di Windows e Office e la traduzione in quechua del Don Chisciotte”.


Il panorama disegnato da Laura Fusco, tuttavia, seppur desolato non è disperante : gli ultimi brani poetici sono dedicati agli alberi, per la speranza che portano i loro semi, esseri viventi che possono gettare radici

“alberi che ci respirano, respirando per noi.

Paesaggi nuovi ci guardano,

si muovono e ci muovono dentro di loro.”


Laura Fusco, Terra di sola andata, edizioni Ensemble,
2026, p.81, €15


 




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