Adania Shibli, La lingua rubata. Di letteratura, Palestina e silenzio. Una riflessione e un dialogo con Maria Nadotti
Liliana Moro

Un libro piccolo, in coerenza con il tema del silenzio, del furto della lingua che ne è al centro.
Le parole sono soppesate e scelte con cura, esattamente come fa Adania Shibli nelle sue opere. Ricordo la sorpresa che mi colse alla lettura di Un dettaglio minore (La nave di Teseo, 2021), fu una sorta di spaesamento di fronte alla sua prosa scarna, apparentemente esterna ai fatti che narra; così come ai personaggi, che sono rigorosamente senza nome. Una narrazione lenta oppure rapidissima ma sempre concentrata sui dettagli, sui gesti più minuti
"Si rimise seduto. La fasciatura era al suo posto. Dopo un po', stese la mano e iniziò lentamente a rimuoverla. A ogni mezzo giro, una mano passava la garza, riavvolgendola, all'altra mano, e ogni volta il giallo della pomata appariva sempre nello stesso punto, ma ogni volta in maniera più vivida, finchè la fasciatura non fu completamente rimossa." (Un dettaglio minore)
Questa precisione, che si potrebbe chiamare chirurgica, conduce dentro il mondo narrato da Shibli, nel momento stesso in cui produce un effetto di straniamento, in quanto evita accuratamente di usare termini emotivamente carichi e di nominare dei sentimenti espliciti. Ma proprio l'assenza di un linguaggio emotivo avvicina i personaggi e permette che le loro emozioni avvolgano chi legge.
Scrive Maria Nadotti nella Prefazione a La lingua rubata
"I dettagli minori di cui è piena l'opera letteraria di Shibli... sono un antidoto potente tanto alla rimozione quanto all'amnesia"
La stessa Shibli scrive esplicitamente in Un dettaglio minore
"... alcuni considerano questo modo di vedere, cioè il focalizzarsi intensamente su dettagli minori... come l'unico modo per raggiungere la verità o la definitiva dimostrazione che una verità esiste"
tra costoro certamente l'Autrice.
Anche nel romanzo successivo, Sensi (La nave di Teseo, 2025) troviamo la medesima attenzione al dettaglio, così come l'assenza di una nominazione dei personaggi: la protagonista è sempre solo la ragazzina e vi si trova una descrizione minimalista che provoca il medesimo effetto di coinvolgimento emotivo. Quando un'ambulanza riporta il fratello a casa
"La madre è seduta sul tappeto a righe multicolori, con le gambe che abbracciano la testa immobile del fratello. Un lenzuolo ben stirato, bianco a quadretti marrone chiaro, avvolge il resto del suo corpo immerso nel silenzio. Da lui non proviene alcun rumore.
La ragazzina tende bene le orecchie verso il fratello morto. Il silenzio rimarrà la sua unica forma di esistenza, per sempre."
Ecco il grande tema del silenzio. Osserva Maria Nadotti nella Prefazione a La lingua rubata, che è stata scritta nell'estate del 2025:
"Nei quasi due anni che abbiamo alle spalle il blocco mediatico ha ridotto sanguinosamente al silenzio la voce dei e delle palestinesi comprimendo i loro corpi viventi in afasiche bolle di dolore e sterminio.... La loro riduzione al silenzio è coincisa con la nostra riduzione al silenzio."
A fine estate quel silenzio si era rotto con le manifestazioni mondiali per l'attacco alla Sumud Flottiglia e in Italia in particolare con l'oceanico sciopero generale del 22 settembre. Ma nel silenzio siamo ripiombati ormai, dopo la cosiddetta 'tregua' decretata subito dopo.
Nel silenzio era stata spinta Adania Shibli dopo il 7 ottobre 2023 quando venne soppressa la cerimonia di premiazione del suo Un dettaglio minore prevista alla Fiera del Libro di Francoforte. Di ciò parla in questo libro, dando parola ai suoi sentimenti di allora e alla sua difficoltà di comunicare
"Ho l'animo paralizzato dall'angoscia. O dal vuoto. La parole sono svanite, mi hanno abbandonata."
e ancora constata che
"Non è poi così strano perdere di colpo il linguaggio quando ci si trova in mezzo alla devastazione. Io sono cresciuta con questa perdita, quindi non ho una lingua madre. Ho un silenzio, e dentro a quel silenzio c'è l'arabo classico."
L'arabo classico che usa nei suoi scritti è una lingua che di fatto non è parlata ma solo scritta, o usata nei telegiornali, dice Shibli. Questa lingua viene insegnata a scuola attraverso lo studio dei testi del 6° secolo e l'apprendimento a memoria fin dalle prime classi.
"Credo sia stato proprio allora che ho imparato una cosa importante sulla lingua, ossia che non è solo uno strumento che serve per comunicare, ma è anche ritmo, movimento, è soffermarsi su una parola, millequattrocento anni dopo che è stata scritta, e incontrarci la persona che l'ha detta per la prima volta."
Una forte dichiarazione d'amore per la lingua. Nadotti scrive della "sua passione per quella lingua duttile e spaziosa che è l'arabo"
Una lingua che non è usata quotidianamente, perchè si usano le varianti dialettali, ma men che meno verrà usata dai Palestinesi della diaspora come Shibli, che vive in Germania e che comunque, come tutti noi, finisce per usare l'inglese per comunicare. E anche perchè l'arabo, come tutte le lingue dei popoli del Sud del mondo, subisce la sovrapposizione del giudizio svalutante del colonizzatore.
Del resto tutte noi abbiamo ben presente - io ho presente - lo smarrimento che ci prende davanti all'uso distorto delle parole della nostra lingua, l'italiano, di cui si stravolge serenamente il senso attribuendo loro un significato opposto a quello originario: sicurezza per esempio.
Dato che l'uso della lingua è estremamente problematico, Shibli pone la questione della ricerca di quali siano le forme narrative che si possono usare in una simile situazione, certo non possono essere forme razionali, lineari ma "quelle che possono affiorare dall'amore che provi per lei, dall'amore che lei può ancora provare per te"
In effetti nella sua produzione letteraria è percepibile l'avanzare di un percorso verso una narrazione non lineare. In Sensi assume una forma che mi appare in qualche modo vicina alla poesia: centrata sulle percezioni, sul sentire, su corrispondenze, immagini. Lo svolgersi degli eventi non è discorsivo, segue un percorso circolare o a spirale, con avanzamenti e ritorni, con allusioni, anticipazioni e ricordi. In questo modo si è avvolti dal mondo colorato, silente e doloroso della ragazzina, la protagonista non altrimenti definita.
L'opera di Adania Shibli mi pare dunque rispondere pienamente alla convinzione dichiarata in La lingua rubata
"È pertinenza della letteratura non tanto incitare al cambiamento, quanto invitare alla riflessione intima, profonda; riavvicinare l'altro a noi"
Un libro piccolo, come dicevo, ma pregnante di temi specifici e contemporaneamente universali.
Adania Shibli, Un dettaglio minore, La nave di Teseo, 2021 (ed.or.2017)
Adania Shibli, Sensi, La nave di Teseo, 2025 (ed.or.2010)
Adania Shibli, La lingua rubata. Di letteratura, Palestina e silenzio.
Una riflessione e un dialogo con Maria Nadotti,
ed Casagrande, 2025, p 50, € 8
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