Vittoria Longoni, L'urlo di Ecuba. Donne contro la guerra nell'antica Grecia e oggi

Liliana Moro

Conosciamo la competenza di Vittoria Longoni e la sua passione per il mondo della Grecia antica, ma in questo suo ultimo libro è riuscita a sorprenderci, per la vastità e la profondità della trattazione.
Il rapporto donne e guerra, ovviamente, è un tema che ci coinvolge in modo inedito in questi tempi sciagurati e Longoni l'affronta usando con abilità la sua profonda conoscenza della cultura greca.

Vengono analizzate tutte le figure del mito e della letteratura che esemplificano i diversi atteggiamenti, le diverse scelte che donne possono operare nei confronti della violenza bellica operata dalla cultura patriarcale, con un'importante precisazione, che l'Autrice subito introduce “Purtroppo le fonti di cui disponiamo, storiche e narrative, sono in gran parte scritte da uomini.”

Questo inficia il dato, come sempre nella storia che è stata narrata fino ad epoca recente solo da autori maschi, tuttavia è innegabile che le figure delineate rappresentano degli archetipi ben presenti nella nostra cultura, cultura condivisa da donne e uomini. Inoltre la padronanza della cultura greca permette a Longoni di puntualizzare anche il momento storico e l'atteggiamento politico degli autori a cui attinge.

Prima di entrare nella rassegna delle figure archetipiche presentate, occorre segnalare una particolarità di quest'opera : nei diversi capitoli sono presenti delle schede che creano collegamenti con fenomeni recenti, simili o riconducibili a quelli delle vicende mitiche. Riascoltando le voci delle figure antiche possiamo rendere più forte e consapevole la denuncia delle violenze di oggi.

L'Autrice dichiara così il suo assunto di fondo:

“Questo libro nasce come contributo parziale al dibattito e alle mobilitazioni di oggi. Rilegge i grandi archetipi culturali della guerra nelle narrazioni greche, epiche e tragiche, per mettere in dialogo i volti femminili della classicità con le esperienze drammatiche di oggi”


Ecuba, dunque che dà titolo al libro, la regina troiana resa schiava dopo la sconfitta della città, ma soprattutto la madre costretta a vedere la morte dei suoi figli e perfino del piccolo nipote Astianatte, figlio di Ettore. Come non andare col pensiero alle migliaia e migliaia di bambini uccisi a Gaza, in Cisgiordania, ora anche in Libano, alle bambine della scuola iraniana uccise nel primo giorno della guerra di USA e Israele contro Iran, delle vere e proprie Ifigenie sacrificate sull'altare della guerra.

Cassandra, la veggente inascoltata è figura centrale a cui l'Autrice si accosta

“La profetessa troiana vede il futuro e il passato, ma non trova ascolto. Anche questo piccolo libro riprende, in parte, la voce di Cassandra: cerca nel passato remoto le radici dei mali di oggi, preannuncia possibili esiti catastrofici, ma rimane aperto alla speranza e al possibile ascolto di quanti oggi riempiono le piazze per protesta.”

La rassegna di eroine è molto ampia quanto è ampio il ventaglio di relazioni che le donne instaurano con la tragica realtà della guerra e della violenza maschile: le donne non sono state, non sono, solo vittime che assumono diversi atteggiamenti ma soccombono alla forza come appunto Ecuba e Cassandra e anche Andromaca, Polissena, Giocasta, Antigone.

Ci sono figure che agiscono anche la forza come vendetta, Clitennestra o che la rivolgono tra le donne stesse, come Elettra, che odia la madre e ne trama la morte.

Ci sono donne che imbracciano le armi e combattono apertamente, le Amazzoni, ma Longoni trova anche altro: giustamente osserva che sono narrate sempre come vittime nella cultura greca, che esalta la virilità guerriera, tuttavia un autore tardo e poco noto, Quinto di Smirne, narra che le donne fatte prigioniere dopo la caduta di Troia

“finite tra le onde a causa della tempesta scatenata dagli dèi contro l’empio violentatore Aiace d’Oileo, durante il viaggio verso la Grecia, le schiave troiane imbarcate a forza sulle navi sconquassate e travolte in mare cercano di salvare i figli, ma prima di annegare spingono sott’acqua le teste dei loro padroni, in un estremo gesto di vendetta.”

Gustose e coinvolgenti le pagine su Lisistrata con azzeccate citazioni dalla commedia di Aristofane che mette in scena una rivolta delle Ateniesi che attuano lo sciopero del sesso come uno strumento efficace contro la politica bellica dei loro uomini e si propongono come migliori e più sagge governanti della città. “Sono una donna, ma possiedo la ragione.”

Questo testo offre lo spunto a Longoni per approfondire le ragioni e i modi dell'opposizione delle donne alla guerra:

“Possiamo riproporre oggi la commedia all’insegna della rivalutazione dell’intelligenza femminile, della ricerca di pace delle donne e della loro possibile solidarietà contro le guerre”

 

Un libro ampio, documentato, con numerose schede di approfondimento, una ricca bibliografia e un vasto apparato iconografico, utile per tutti e tutte, giovani o meno, anche studenti e studentesse. Un utile strumento per legare l'opposizione alla guerra a ragioni non solo emotive ma anche culturalmente documentate.

 

Vittoria Longoni, L'urlo di Ecuba. Donne contro la guerra nell'antica Grecia e oggi.

Ledizioni, Milano, 2026