La prigioniera di Teheran

di Juhie Bhatia
scrittrice, corrispondente per We News

trad. Maria G. Di Rienzo

 
Marina Nemat

La sera del 15 gennaio 1982, Marina Nemat veniva arrestata a Teheran, la capitale dell'Iran. Fu mandata alla prigione di Evin, nota per il suo 'braccio della morte' destinato ai prigionieri politici condannati alla pena capitale. Marina aveva 16 anni.

Erano i primi tempi della rivoluzione islamica dell'Ayatollah Khomeini. Marina Nemat non si considerava un'attivista, ma aveva protestato con il suo insegnante di matematica per aver tenuto lezione sull'Islam, anziché sulla sua materia. L'insegnante le rispose: "Se non ti piace quel che sto insegnando, puoi andartene." E così Marina fece, seguita da altri studenti.

Il risultato fu che si trovò alla prigione di Evin. Sfuggì all'esecuzione all'ultimo minuto, e fu rilasciata dopo due anni di detenzione. Ma sino ad ora aveva sempre tenuto segreta la storia di come si salvò e di ciò che accadde ad Evin. Persino i suoi genitori e suo marito erano all'oscuro di tutto.

Più di vent'anni dopo, Marina Nemat ha deciso di condividere ciò che accadde in prigione nel suo memoriale "La prigioniera di Teheran". I diritti del libro sono già stati venduti in 21 paesi, poiché il testo offre un raro spaccato della vita di un detenuto politico in Iran.

"Il mio libro non è politico," dice tuttavia Marina, "ma è andata a finire che viene ritratto come tale. Narra di ciò che è accaduto a me, una giovane ragazza cristiana piuttosto ingenua, che si è trovata in una situazione difficile e vi è sopravvissuta, ed ora può raccontare la sua storia."

Quando Marina giunse ad Evin nel 1982, fu interrogata da due guardie. Una di esse, Ali, si innamorò di lei. Marina stava marciando con il plotone d'esecuzione quando Ali la riportò in cella. La sua sentenza venne ridotta all'ergastolo: in cambio, la guardia chiese a Marina di sposarlo, il che richiedeva la sua conversione all'Islam. La ragazza passò i due anni di prigione come moglie del suo inquisitore.