|
Maria Sibylla Merian
di Liliana Moro

Maria Sibylla Merian
La vita avventurosa della pittrice ed
entomologa Maria Sibylla Merian (1647
Francoforte – 1717 Amsterdam) testimonia un percorso non facile di indipendenza
economica e culturale ottenuta attraverso diversi cambiamenti, o meglio, metamorfosi.
Maria Sibylla raggiunse livelli di alta professionalità in un'attività che
si colloca ai confini tra arte e scienza, essendo basata sulla capacità di
produrre immagini che forniscono informazioni scientifiche.
Nata a Francoforte sul Meno, crebbe in una famiglia di illustratori,
ricevendo la stessa formazione dei suoi fratelli nell'arte dell'incisione
di tavole in rame. Si specializzò in tavole di fiori e di insetti, ma la sua passione erano i
bruchi e le loro fasi di sviluppo in farfalle. L’entomologia dell’epoca considerava separatamente i bruchi e le farfalle in classificazioni differenti e quindi non ne poteva vedere le metamorfosi. Merian, invece, fece oggetto delle sue osservazioni proprio le varie fasi evolutive. Nel 1679 pubblicò un libro di tavole
sui bruchi, di cui fu editore suo marito, anch’egli pittore. In esso
dimostrò una impostazione fortemente innovativa poiché non rappresentava i
suoi soggetti in modo astratto e parcellizzato come d'uso nel XVII secolo. La sua attività, dunque, si colloca in un momento cruciale dell’entomologia.

A sinistra una tavola della Storia naturale di Jan Jonston, 1653,
illustrata dai fratelli della Merian, a destra una tavola del 1669 secondo
la nuova teoria dell'entomologo Jan Swammerdam. Qui sotto, invece, una
tavola dell'opera di Maria Sibylla dove l'insetto è rappresentato
sull'albero di cui si ciba (un ciliegio, in questo caso) e nelle sue varie fasi di vita, in modo unitario ed esteticamente valido. Si tratta quindi di una visione globale dell’oggetto di studio visto nelle sue relazioni con l’ambiente e non astratto e parcellizzato secondo la scienza dell’epoca: Sybilla aveva una visione molto moderna. E rigorosa scientificamente poiché osservava dal vero quanto disegnava, mentre gli incisori suoi contemporanei copiavano per lo più da altre illustrazioni.

La scienziata ebbe due
figlie, a cui insegnò la sua stessa arte coltivata con il metodo
dell'osservazione diretta e della rappresentazione artistica. A un certo punto una prima
svolta: entra con la madre e le figlie in una comunità religiosa di
integralisti protestanti (Labadisti), dove la fedeltà all'insegnamento
evangelico comportava l'abbandono di ogni ricchezza e la vita in una
comunità dedita alla meditazione e al distacco dalle cose del mondo: una
nuova Gerusalemme.
Da questo momento Maria Sibylla tronca ogni rapporto con
il marito, tanto che in anni successivi si dichiarò vedova, mentre lui
viveva ancora in un’altra città. In seguito lasciò la setta dei Labadisti,
presso i quali aveva cambiato vita ma aveva potuto continuare i suoi studi, e, trasferitasi ad Amsterdam con le figlie, gestì in proprio la
sua attività di illustratrice e artista. Lo fece così bene da riuscire a
realizzare il sogno di andare a studiare insetti esotici nel Suriname,
colonia olandese dell’America equatoriale. Erano gli anni in cui fiorivano i commerci attraverso l’Atlantico: zucchero, armi e schiavi erano i pilastri di un traffico intenso che cambiò la vita sulle due sponde dell’oceano.

La flora e la fauna dei paesi "esotici"
suscitavano molto interesse negli europei del Settecento, che
collezionavano le rarità provenienti dai viaggi dei primi avventurosi che
si recavano nelle Indie orientali o occidentali. Molti studiosi perciò
trovarono facilmente degli illustri mecenati per le loro ricerche. Non così Sibylla, che partì per il Suriname all'età di 52 anni con la figlia Dorothea,
sostenendo in proprio le spese del viaggio e del soggiorno.
Quando tornò, dopo due anni per il disagio del clima torrido, aveva
raccolto una tale quantità di osservazioni e di informazioni da poter
realizzare la pubblicazione di un libro Metamorfosi degli insetti del
Suriname con 60 tavole di illustrazioni incise su rame. Con quest'opera,
che fu accolta molto favorevolmente, e con la vendita di esemplari riportati in
Europa, poté coprire i costi del viaggio. Anche lo zar Pietro il Grande si rifornì da lei per
la sua collezione di rarità naturali.

Nelle
illustrazioni degli insetti del Suriname, Maria Sibylla Merian rappresenta
una natura esuberante, ricca, anche pericolosa. Conserva e rafforza la
visione del mondo fortemente originale e innovativa, che aveva già
espresso nelle sue opere precedenti: una visione unitaria e dinamica. La
studiosa coglie l’evoluzione, la metamorfosi, appunto, di una natura che
non necessita di fissità e astrazione per poter essere colta dallo sguardo
della scienza.
Una
donna che visse molti cambiamenti nella sua stessa vita e seppe vedere il
cambiamento e la complessità nel suo oggetto di studio. Attitudine che è
forse caratteristica del pensiero femminile.

Tavole delle
Metamorfosi degli insetti del
Suriname riprodotte in francobolli.
per la biografia completa vedi
Sara
Sesti e Liliana Moro, Scienziate
nel tempo. 70 biografie
Bibliografia:
Maria Gregorio (a cura di), La meravigliosa metamorfosi dei bruchi, Rosenberg & Sellier, 1993
Natalie Zemon Davies, Donne ai margini. Tre vite del
XVII secolo, Laterza, 2001
24-04-2007
aggiornamento 2-08-2011
home |