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Una Sinistra ondivaga e priva di una visione chiara sul concetto di cittadinanza e sui diritti inviolabili riconosciuti all'individuo "sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità" (art 2 della Costituzione Italiana), è arrivata al traguardo.
Con l'inizio, nel mese di febbraio, del dibattito al Senato sulle
proposte di legge relative alle Unioni Civili si "scopriranno le carte". Vedremo allora se l'egemonia politico
culturale del Vaticano e una logica reazionaria e repressiva relativa
alle libertà individuali e sociali dei singoli cittadini avranno avuto
ancora la meglio sui nostri rappresentanti politici.
Il movimento LGBTQ (arcobaleno) ha dimostrato una grande maturità politica nell'avere deciso, unitariamente, l'indizione del Pride 2007 a Roma. Questa compattezza, lo sappiamo, non significa che le opzioni, gli obiettivi, le sensibilità tra i diversi settori del movimento siano omogenee (e ciò è anche un segno di grande forza e crescita). Proprio all'interno di queste diversità ponevo, in un articolo pubblicato su Liberazione il 14 novembre, delle domande sulla "qualità" delle nostre richieste in particolare sulla denominazione di "famiglie"che alcuni/e danno alle nostre unioni affettive, sessuali e di vicendevole aiuto. Cresciuta politicamente negli anni 70 ho una formazione che mi fa ritenere la famiglia una istituzione oppressiva delle donne e dei figli. Con quali strumenti teorici chiediamo di essere equiparati ad una delle istituzioni più oppressive, rese "sacre" dalla Chiesa? Accanto alla rivendicazione radicale e costante del riconoscimento al diritto al "ben vivere" per tutte/i le/i diverse/i e alla denuncia delle intromissioni clericali nelle menti e nelle decisioni dei nostri governanti, continuo a sentire indispensabile un dibattito nel movimento sui problemi che stanno dentro alle nostre rivendicazioni. Judith Butler si chiede:"Come è possibile opporsi all'omofobia senza abbracciare la norma matrimoniale come l'esclusiva,o la più rispettabile, sistemazione sociale per coloro che hanno una vita sessuale non conforme alla norma? " D'altra parte .." I legami sociali stabili,che costituiscono parentele possibili nelle comunità delle minoranze sessuali, rischiano di diventare marginali e non riconosciuti finché il legame matrimoniale rimane l'unico modo in cui vengono organizzate sia la sessualità che la parentela" (La disfatta del genere, Meltemi editore)
I testi che seguono rappresentano un
inizio di discussione. Sarebbe importante che Liberazione, nell'anno
europeo delle pari opportunità per tutte/i, creasse uno spazio di
dibattito sui temi che hanno a che fare con l'umana convivenza, con le
vite, la dignità le speranze di migliaia di persone.
Mi piacerebbe fosse già una possibilità reale, quella dei PACS, per tutti i cittadini/e che vivono una relazione d’affetto, solidarietà, convivenza, e che vogliono, senza attualmente poterlo fare, accedere agli stessi diritti di tutti gli altri cittadini/e che ne godono in virtù d’un legame riconosciuto dalla società e quindi dalla legge.
Allora, ecco, potrei
serenamente e seriamente pormi il problema cui accenna Anita, sul “come”
pensare le nostre relazioni, come dare ad esse un nome nuovo che, grazie
a un potere magicamente performativo delle parole, indicherebbe e
costituirebbe un diverso modo di viverle.
C’è un’urgenza che
impedisce però questo tipo di riflessione, anche se sono sicura che nel
mondo degli infiniti legami che possono instaurarsi tra le persone, i
modelli di relazione siano tanti e differenti.
Si può pensare che
“la coppia” sia una gabbia dove si perde d’individualità e autonomia, un
luogo all’interno del quale si hanno scontri di potere e violenza, la
cellula base di una “famiglia” che, mentre è tutelata dallo Stato, ne è
anche controllata con le politiche che la riguardano.
Tutto questo non
sembra sufficiente a fare interrogare le persone sui modelli di relazione,
né, soprattutto, a cancellare l’istituzione della “coppia” e della
“famiglia”, né sono serviti i pensieri nati nel ’68 che hanno svelato i
meccanismi di controllo dei corpi, della sessualità e per la prima volta
nella storia, gli intrecci tra pubblico e privato.
Sempre che si dia
per scontato che nuclei (è una parola abbastanza controcorrente?) composti
da genitori omosessuali con figli/e, persone che hanno un legame d’amore
non previsto dalla società eteropatriarcale, persone in vario modo tra
loro legate e che vorrebbero avere gli stessi diritti di una qualunque
altra famiglia, di fatto non rappresentino già modelli di relazione
differenti.
Due madri o due
padri, i figli cresciuti all’interno di queste relazioni, così come
persone omosessuali e conviventi legate dall’amore, già dicono qualcosa di
diverso dalla famiglia e dalla coppia tradizionali, come qualcosa di
diverso dicono i corpi e le vite di coloro che si sottraggono all’identità
di genere.
Non c’è un padre che
detta la legge, non c’è una madre onnipotente, non c’è un essere umano
privo di sfumature e dubbi riguardo all’orientamento sessuale.
Il modello di
famiglia e di coppia tradizionale è una finzione che non si può sostenere
e in questo è il suo valore.
Come dire: molti
sanno cosa vuol dire divenire se stessi, ma qualcuno lo sa di più. E la tutela di un diritto non può proprio negare questo divenire, caso mai renderlo, semplicemente, un po’ più semplice e fonte di liberazione per tutti/e.
questi articoli sono apparsi su Liberazione del 19 gennaio 2007
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