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articolo è stato pubblicato su
il manifesto del 30 gennaio 2005
Mithal:non voto per questi corrotti. Unica donna capolista
La gente vuole sicurezza e la fine dell'occupazione.
Ma qualcuno mi ha anche detto che era pronto a votarmi in cambio di
benzina
di GIULIANA SGRENA

La casa di Mithal al Hassan è sbarrata,
le grate chiuse con una catena di ferro. Ha dovuto trasferirsi a casa
del figlio, in un palazzo vicino, perché non aveva più i soldi per
pagare l'affitto. La sua sventura è cominciata quel 28 febbraio dello
scorso anno, quando gli americani l'hanno trascinata via in piena
notte, insieme al figlio grande Jasem, e durante la perquisizione
le hanno sottratto 7 milioni di dinari (più di 4.000 dollari) ricavati
dalla vendita di due auto che dovevano servirle per pagare debiti
accumulati con il suo negozio. Visto che il figlio ha trovato lavoro
in un ristorante, il negozio l'aveva affittato ma poi l'affittuario
è stato arrestato e da allora il piccolo spaccio è chiuso. Anzi. Un
vicino che lavora per gli americani e, assicura lei, anche per il
Mossad, ha cercato di portarglielo via ma non è riuscito. E come avrebbe
potuto? «Qui non esiste più la legge, spesso gli americani arrivano,
si installano in un appartamento, per motivi di sicurezza, dicono,
e poi quando se ne vanno, invece di restituirlo ai legittimi proprietari
lo cedono ad altri, che sarebbero indicati dal ministero degli interni».
Comunque lei per sopravvivere e mantenere le tre figlie agli studi
(due all'università e una alle superiori), siccome l'ex marito dopo
il divorzio si è trasferito in Libia e le ha abbandonate, è stata
costretta a vendere l'oro della dote, la televisione e altre suppellettili.
Ma non si lascia sopraffare. Ha reagito con grande orgoglio anche
alle torture subite ad Abu Ghraib: quando è uscita, dopo ottanta giorni
di orrori, ha denunciato le sevizie subite, senza cedere ai ricatti
di una società che impone alle donne vittime di violenze di nascondersi.
È riuscita a ottenere qualche risarcimento?
Ho presentato prima la richiesta al ministero della giustizia che
l'ha passata a quello degli interni, poi a quello degli esteri, all'ambasciata
americana e infine dovrebbe essere arrivata all'Onu, ma io non ho
avuto nessuna risposta.
E gli americani non sono più tornati?
Da me no, ma ho sempre paura perché continuano ad arrestare dei vicini,
anche donne. Due settimane fa hanno portato via la moglie di un ex
ufficiale e non si sa dove sia. Sono stati arrestati diversi studenti
e persino un vecchio che non ci vede e non ci sente più, era stato
un collaboratore del presidente Ahmed Hassan al Baker. Io comunque
tengo sempre i miei vestiti pronti su una sedia vicino al letto, nel
caso dovessero arrivare in piena notte come l'altra volta.
Cosa pensa delle elezioni una donna che prima
ha subìto la repressione di Saddam e poi le torture degli americani?
Non credo in queste elezioni, ma se ci saranno ricatti andrò a votare
e metterò nell'urna una scheda bianca. Circolano voci che se vai a
votare ti danno un Id (certificato di riconoscimento) che può servire
quando ti rivolgi a una istituzione pubblica. Ma se non ci saranno
costrizioni non andrò a votare.
La sfiducia è nel modo in cui si svolgono queste
elezioni o nei candidati?
I governanti che vogliono essere eletti sono gli stessi che finora
non hanno fatto niente: manca l'elettricità (anche durante il nosto
incontro, ndr), l'acqua, la benzina e persino il cibo. Hanno governato
per due anni insieme agli americani che mi hanno torturata, come potrei
votarli?
Ci sono candidati che promettono di chiedere
l'allontanamento delle truppe straniere...
Nessuno chiederà agli americani di andarsene, sono solo slogan.
Lei, che è sciita, non ha fiducia nemmeno nell'ayatollah
al Sistani?
Sistani quando era malato è andato a Londra sotto la protezione degli
americani, e poi non è Sistani ma al Hakim il candidato.
Allora, in questa situazione per cacciare gli
americani bisogna sostenere la resistenza.
La resistenza non è una soluzione perché uccide degli innocenti. Io
mi sento ostaggio del governo e degli americani da una parte e della
resistenza dall'altra.
Lei non fa differenza tra resistenza e terrorismo?
Io sono contro tutti quelli che sparano, e poi sono tutti sostenuti
dai paesi vicini.
La soluzione?
L'Iraq ha bisogno di un leader democratico che non abbia le mani sporche
si sangue, che non abbia la tentazione del denaro. Qui sono tutti
corrotti o corruttibili: per passare informazioni agli americani ti
danno 200 dollari e molti lo fanno denunciando spesso il falso, come
hanno fatto con me.
Vedi anche:
L'informazione
al tempo della guerra.
Incontro con Giuliana Sgrena al Cicolo
della Rosa - Libreria delle donne di Milano
Con
Giuliana e Florence.
Anticipazione da Via Dogana n.72: la consueta rubrica di Lilli Rampello
è
dedicata in questo numero alle due giornaliste
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