Le strade di Marija
di Paola Bonatelli


Tamara de Lempicka

Sta per dare alle stampe il suo terzo libro e in città la conoscono tutti. La conosce bene il sindaco, che se l’è trovata in municipio e anche sotto casa a protestare per i diritti suoi e di tutte le lavoratrici del sesso, la conosce il comandante della polizia locale, Luigi Altamura, che chiamò la Croce Verde quando lei si legò alla ringhiera dei bagni pubblici in piazza Bra, la conoscono tanti cittadini veronesi e non, i suoi clienti di quando faceva la prostituta, e i suoi pazienti di adesso, a cui cerca di alleviare le sofferenze con le sue doti di pranoterapeuta.
La conoscono infine forze dell’ordine e magistrati, che per due volte hanno aperto indagini su di lei, l’hanno denunciata e hanno sequestrato le sue proprietà, per poi restituirgliele senza tante scuse.

E, se già così la storia meriterebbe di essere raccontata, a tutto questo vanno aggiunti «l’illuminazione» di Marija, intima della Madonna e di padre Pio, i suoi libri realizzati con la scrittura automatica, la causa che sta per intentare ad una associazione veneta per le adozioni a distanza, con cui aveva adottato sette bambini peruviani.
L’indomita cinquantenne Marija Sedlakovic abita a Verona in una casetta vicino all’Adige. Mi mostra subito, appena arrivo, il suo angolo di giardino nel cortile, con la statua della Madonna e i fiori intorno.
Poi inizia a raccontare, della sua infanzia a Otok, una cittadina tra Belgrado e Zagabria che ora è Croazia, della sua famiglia poverissima, padre ubriacone e sette fratelli che mangiavano a giorni alterni bevendo acqua e sale per sostenersi. A 14 anni Marija va a lavorare a Vienna con la sorella più grande, fa la cameriera in un ristorante gestito da slavi: «Ero a Vienna e avevo 17 anni – racconta - quando incontra il "grande amore”, un albanese che viveva in Italia. Mi promise miracoli, il lavoro in un ristorante, la casa». Ma in Italia, quando arrivano, c’è un complice italiano, veronese, di cui Marija non vuole fare il nome perché ha famiglia e figli e «loro – dice - non c’entrano niente», con l’aiuto del quale il grande amore albanese la manda a battere sulla strada.

Per lasciarla libera vuole 20milioni, lei non li ha, lui minaccia di fare del male alla sua famiglia. Finché non la picchia selvaggiamente e le taglia la schiena con i cocci di un bottiglione: «Ero analfabeta ma sveglia – ricorda Marija - gli ho detto "vattene, sennò ti denuncio, basta che non ti veda più"». L’uomo sparisce davvero, lei continua la sua attività: «Stevanin (Gianfranco, condannato all’ergastolo per l’omicidio di almeno cinque donne, ndr) è stato uno dei miei primi clienti. Mi invitava a casa sua, mi faceva bendare, scattava delle foto.
Io avevo paura, già mio padre ci picchiava, gli dicevo che mi bendasse con la mia sciarpa che era trasparente. Questo era il gioco crudele che ha portato ad ammazzare tante donne. In quegli anni ne ho visto morire quindici, Biljana è stata l’ultima (B. Pavlovic, uccisa dal serial killer nel 1994, ndr). Allora abitavo in un residence a Peschiera e pagavo un milione e mezzo di affitto al mese.
Le prostitute hanno sempre avuto difficoltà a trovare casa, secondo molti non hanno neanche il diritto di avere un tetto sopra la testa. I nostri padroni di casa erano professionisti, dottori, che ci chiedevano il doppio dell’affitto».
È il 1980. Marija ha cacciato il suo sfruttatore ma ha iniziato a bere: «Se non bevevo tremavo come una foglia, è stato lui a farmi cominciare. Bevevamo molto e poi, quando avevamo un milione, andavamo a giocarcelo al casinò. Lui voleva sempre i venti milioni. Quando se ne è andato ho continuato a bere, a giocare, dovevo mandare i soldi a casa, ormai ero marchiata come una mucca, ero analfabeta, non ero andata a scuola, non avevo referenti».

La vita di Marija rimane un inferno. Ha vinto una causa contro un alto ufficiale dei carabinieri che l’aveva maltrattata, l’ufficiale viene trasferito ma i suoi colleghi continuano a tormentarla, fermandola anche tre, quattro volte al giorno e dandole raffiche di multe.
Ha trentaquattro anni quando incontra il suo attuale marito, lui non è un cliente ma conosce la situazione: «Mi ha detto: "La tua vita prima non mi interessa, scegli tra me e questo lavoro" », racconta Marija. Lui è straniero, della ex Jugoslavia come me. Si lamenta perché io rilascio interviste, parlo con i giornalisti, perché scrivo. Dice che la gente pensa comunque male di me perché ero una prostituta ma, se devo fare qualcosa per queste donne, devo mettermi in prima fila». Con lui Marija convive dal 1992, si sposano nel febbraio del 2008. Vivono in una casetta del Demanio che hanno sistemato a loro spese: «Ci abbiamo speso diversi milioni 17 anni fa – si lamenta Marija – ma c’è tanta umidità».
Lei smette di esercitare ma le persecuzioni vanno avanti lo stesso, resta incinta tre volte e per tre volte abortisce naturalmente: «Mi fermavano e mi dicevano: "di chi è quel bastardo che porti dentro?" Giravo con un registratore, mettevo telecamere in casa, mi minacciavano di mettermi la droga, ce l’avevano con me perché io insegnavo alle giovani prostitute l’autodifesa, le telecamere in casa, il registratore appresso, ero un elemento da eliminare. Tre gravidanze perse una dietro l’altra, anche se erano dovute all’inseminazione, 5 milioni per volta, io ho le tube chiuse per le condizioni di salute dovute alla mia povertà da bambina ».

Marija intanto ha comprato tre piccoli appartamenti in una selva di palazzoni a ridosso della stazione e li ha affittati con regolare contratto. Nel 2002 un signore ben vestito, che si qualifica come un funzionario del Comune di Verona, si presenta nel condominio: «Era interessato a comprare sia i 1.800 mq di terreno di proprietà comunale intorno alla casa – racconta Marija – che il nostro palazzo. Aveva in progetto di costruire un residence e la nostra casa sarebbe stata demolita. Ci offrì 450.000 euro. Rifiutammo. Poco dopo tutti i proprietari furono denunciati per sfruttamento della prostituzione. Le mie inquiline erano prostitute con regolare contratto d’affitto, la polizia lo sapeva, entravano in casa quando volevano, anche negli appartamenti affittati ad altri perché nel palazzo non c’erano solo lucciole». L’inchiesta partì in realtà nel 2001, l’inizio del procedimento porta la data del 9 febbraio di quell’anno. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile della questura scaligera, si erano svolte tra il settembre e il novembre 1999 sulla base di un esposto anonimo che segnalava un continuo andirivieni, diurno e notturno, di prostitute e clienti all’interno del complesso residenziale. Il 29 gennaio 2002 il giudice manda tutti assolti ma i problemi non sono finiti.
Una delle proprietarie è difesa dall’avvocato Luciano Guerrini, che proprio quell’anno diventa assessore della giunta Zanotto. Sarà lui, qualche mese più tardi, a concedere in affitto alla sua assistita i 1.800 mq di terreno intorno al fabbricato «ad uso giardino ». Racconta Marija: «Volevamo che il terreno fosse diviso tra tutti i proprietari, non concesso solo ad una. Anche lei esercitava e il suo legale lo sapeva. Abbiamo sempre fatto tutto in regola e pagato le tasse, io ho affittato alle mie colleghe perché so quante di loro muoiono perché non hanno la casa, stanno in macchina, esposte ai pericoli della strada. Ma questa è stata una manovra per dividerci». Divisi dal giardino ma uniti nei fascicoli di forze dell’ordine, magistratura e amministrazione locale.

Il 14 dicembre del 2007, dopo sei mesi dalla sua elezione, il sindaco Flavio Tosi “accompagna” un grande spiegamento di agenti e mezzi. Dicono di cercare armi e droga, perquisiscono molti appartamenti, tra cui anche quelli di Marija, e mettono i sigilli. Case sotto sequestro, i proprietari denunciati per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
Racconta Marija: «Tra le donne e le famiglie sbattute sulla strada ce n’era una che voleva farla finita, togliersi la vita. Dormiva per strada e io le ho detto "prestami la tua idea che Dio e padre Pio ci aiuteranno"». Detto fatto, Marija va in piazza Bra, si cosparge di Aiax verde mischiato con l’acqua, sparge intorno qualche goccia di benzina «per fare odore e attirare l’attenzione », dice. È munita di cartelli che raccontano la sua storia e quella delle altre donne: «Gridavo la mia innocenza, facevo vedere i cartelli, dicevo che avevano ottenuto il mandato con le bugie sulle armi e la droga». Prima che la situazione degeneri esce dal municipio il capogruppo del Pdci in consiglio comunale, Graziano Perini: «Che Dio lo benedica, ha detto che ero sua ospite e ha chiamato i giornalisti perché potessi parlarci».
Il giorno dopo Marija torna in piazza, si lega con una catenella ad una ringhiera, in una mano la Bibbia, nell’altra i pupazzetti dell’Unicef, intorno i suoi cartelli: «È arrivato il comandante Altamura – racconta Marija e mi ha detto: “Adesso mi hai scocciato, adesso giochiamo duro", e ha chiamato la Croce Verde per farmi portare via». Marija rimedia così un tentato ricovero in psichiatria, il referto parla di «allucinazioni a componente mistica e palesi spunti autosoppressivi ». Solo la pronta reazione della donna, che chiama il suo avvocato e i parenti, le evitano il ricovero. Marija denuncia la dottoressa che voleva ospitarla, come ha detto quando è stata chiamata per dare conto del referto che lei aveva stilato e del tentato ricovero. «Piangeva e ha detto che aveva eseguito gli ordini di Altamura. Poi si è dimessa e io ho ritirato la denuncia ma sarà anche lei tra i personaggi del mio libro».
Il 13 giugno 2008 la Terza sezione penale della Corte di Cassazione sentenzia che l’ordinanza del tribunale di Verona, in cui si rigettava l’istanza di riesame del decreto di sequestro preventivo disposto dal Gip in data 19/12/2007, va annullata e rinvia il tutto al tribunale scaligero per un nuovo esame.

Il 17 luglio il Tribunale di Verona emette istanza di dissequestro e pochi giorni dopo Marija e le altre rientrano in possesso dei loro appartamenti: «Con nessuna scusa – precisa Marija – per le accuse che ci avevano rivolto. E poi,mi domando, con il buco nero di bilancio che ha il Comune e non solo, perché spendere tutti quei soldi per quattro zoccole? Bastavano tre pattuglie di carabinieri, perché l’infamia di accusarci di avere armi e droga?».
Le grane giudiziarie non fermano comunque Marija, che porta avanti i suoi progetti. Il desiderio di un figlio la porta prima a vendere uno dei tre appartamenti di sua proprietà per devolvere il guadagno ai progetti dell’Unicef, poi ad aderire ad un programma di adozioni a distanza: «Ho adottato sette bambini, tutti peruviani, con l’associazione “Bambini in famiglia onlus” di Conegliano Veneto. Per sei anni ho pagato 2.500 euro all’anno, non sono mai andata in vacanza e compro i vestiti al mercato dell’usato. Tre mesi fa ho chiesto al presidente Ferruccio Fasanelli di farmi avere le fotografie dei miei figli adottivi. Lui me l’ha tirata in lungo e alla fine ho scoperto che probabilmente s’è trattato di una truffa, che i soldi ai bambini non sono mai arrivati e a questo punto non so neanche se questi bambini esistano davvero. Sabato sporgerò denuncia con il mio avvocato».
Nel frattempo continua la sua attività di pranoterapeuta: «Nel 2006 – racconta – ho sognato più volte la Madonna. Mi diceva che avevo un dono nelle mie mani ma che mi sarei ammalata perché dovevo capire cos’è la sofferenza per aiutare i sofferenti senza chiedere mai soldi in cambio». Marija si ammala gravemente all’improvviso e altrettanto improvvisamente guarisce: «Allora – ricorda – ho deciso di andare a Milano da un famoso pranoterapeuta, Luciano Muti, che ha riconosciuto le mie doti con tanto di attestato».
Da quel giorno Marija lavora, non prende soldi, solo offerte che poi devolve in beneficenza per i più poveri.
E scrive: «Ho cominciato a scrivere una mattina, la mia mano, la sinistra, scrive da sola. Del primo libro “Sognando gli angeli” ho venduto tutte le copie, il secondo è in croato e sto scrivendo il terzo, “Abuso di potere". Sarà un boom perché parlo di molti personaggi noti, non faccio nomi ma loro si riconosceranno ».
Chissà,magari sarà proprio lei a dare un salutare scossone a qualche notabile veronese, forse allo stesso sindaco. Con l’aiuto della Madonna.

da il Manifesto del 3 marzo 2009

 

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