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Circola in
rete e mi è giunto attraverso la posta elettronica, questo testo, che
propongo perché testimonia una visione del rapporto tra donne e guerra che
è molto diffusa.
Credo opportuno analizzarla perché nutro una netta diffidenza per ogni
posizione che leghi in modo "naturale" le donne alla pace, attraverso la
maternità che le porrebbe automaticamente dalla parte della vita.
Non è forse inutile in un percorso di costruzione della pace anche aprire un dibattito su
questo tema:
chiunque lo desideri può mandare le sue osservazioni alla
redazione
che ne curerà la pubblicazione.
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Lettera aperta alle donne
Le donne sono le custodi
della vita.
Come donne non
possiamo quindi negare la nostra responsabilità
e non levare in questo momento la voce contro ogni attentato alla vita
umana. Non possiamo permettere che gli uomini che noi portiamo nel grembo
e che con amore e con fatica generiamo siano
uccisi, né che uccidano. E’ nostro compito far crescere, come un bambino,
questa umanità ancora in fasce che sta ancora
maturando una piena coscienza di sé.
Le donne sono la
maggioranza nel mondo.
Non è possibile che rinuncino ad avere una
voce, che attendano soltanto con angoscia che governanti e capi militari,
quasi tutti uomini, decidano la sorte dell’umanità intera. Non esiste
guerra giusta, perché la morte non è mai giusta.
Noi crediamo nella vita,
lavoriamo per la vita.
Sappiamo che la vita di un bambino arabo,
cinese, africano, europeo, polinesiano, vale quanto quella di nostro
figlio. Siamo sconvolte e ci sentiamo impotenti di fronte alle immagini
della fame e della disperazione di gran parte del
mondo. Pensiamo alla paura di altre donne che
fuggono cercando di salvare i loro bambini, allo sguardo di altre donne
che non hanno da dar loro nulla da mangiare, alla solitudine dei bambini
di strada: quale speranza può avere un’umanità che cresce in questo clima?
Le donne
sono contro ogni genere di violazione della vita umana, sia essa
terrorismo, rappresaglia, guerra, persecuzione, negazione dei diritti
fondamentali.
Per promuovere la pace, occorre promuovere
le donne. In primo luogo le donne del mondo islamico, ingiustamente
relegate ai margini della società in nome di
interpretazioni contrarie al Corano stesso, che proclama il rispetto per
la vita e per la donna. Saranno loro a costruire la pace, se gliene sarà
data l’opportunità.
Facciamo circolare
questa idea al di là di ogni frontiera, creiamo
una rete che ci renda consapevoli che la nostra è un opinione di
maggioranza, in cui si riconoscono le donne di ogni razza e religione.
Tutte insieme, noi donne siamo le madri dell'
intero genere umano; facciamoci carico della nostra responsabilità nei
confronti di un’umanità bambina.
Noi
non siamo nessuno, ma siamo tante; facciamo
sentire la forza della nostra opinione e potremo muovere il mondo intero.
Promuoviamo la volontà di pace nella rete delle nostre opportunità sociali
e nel quotidiano che ci circonda. E senza
eroismi e in modo anonimo, come è proprio della
nostra cultura, sappiamo che se ci sarà una svolta di pace sarà anche per
il nostro impegno.

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