White Oleander
di Sara Sesti


E' una storia tutta al femminile, realizzata dal debuttante Peter Kosminsky da un romanzo di Janet Finch, per riunire sul grande schermo nuove e vecchie leve di Hollywood: Michelle Pfeiffer, Renèe Zellweger, Alison Lohman, Robin Wright Penn.

 

Nessuna voglia di tenerezza: si tratta di una pellicola drammatica in cui viene frullato un pò di tutto.

Sotto il sole accecante della Silycon Valley, assistiamo al calvario dell'adolescente Alison Lohman, la quale, dopo che la madre viene arrestata per l'omicidio passionale dell'amante, è costretta a spostarsi e a vivere in fuga, sballottata tra le pareti domestiche di famiglie assegnatele dagli assistenti sociali.

Viaggio iniziatico e di crescita per una ragazza da sempre vissuta sotto la plumbea cappa di una mamma padrona che anche da dietro le sbarre fa sentire la sua presenza. Una madre incapace di amare, schiava del proprio successo, incatenata alla sua bellezza effimera, dilaniata da dilemmi interni, velenosa come la pianta dell'oleandro bianco, con cui ha avvelenato l'amante.

Due ore di scene madri e isterismi, di turbamenti e sofferenze per arrivare alla catarsi finale. White Oleander è un film che non ha anima.

Tra le attrici la più brava è certamente Robin Wright Penn nella parte dell'ex tossica alcoolizzata, maniaca religiosa e prostituta. Oltre ad aprire uno squarcio interessante sul sottobosco dei sobborghi losangelini, colpisce nel segno e rapisce lo sguardo. Scavata, imbruttita, allucinata e pronta ad uccidere, si conferma uno dei pochi talenti validi usciti dalle dorate porte delle major americane. Basta solo la sua presenza a non far scivolare il film nel dimenticatoio.