LA ZINGARA NELLA LETTERATURA EUROPEA:

FORMAZIONE E TRASFORMAZIONE DI UNO STEREOTIPO

di Emanuela Miconi

Presenti in Europa già in epoca bizantina, provenienti, presumibilmente, dalle regioni dell’India nord occidentale, intorno ai Rom (termine che in lingua romanes designa semplicemente l’uomo, senza alcun connotato di appartenenza etnica) si è iniziato a costruire, fin dal momento della loro comparsa, uno stereotipo negativo che, per tutti i secoli successivi, sino ai giorni nostri, ha determinato comportamenti ostili e repressivi da parte delle popolazioni e delle istituzioni.

Il nome dell’antica setta eretica degli athingani, dal greco medievale “non colpito, non toccato”, conosciuta fin dal VIII secolo, venne attribuito alla popolazione romanì proprio all’interno dei territori bizantini. Dediti alla magia e ai sortilegi, gli athingani non erano visti di buon occhio dalla gente comune e questo appellativo andrà a costituire, nel corso dei secoli, un’eredità storica rilevante, se si pensa che proprio da questo termine avrà la sua origine il sostantivo “zingaro”.

Attualmente in tutte le lingue europee è presente un vocabolo equivalente, atto a denominare persone e gruppi di individui spesso assai diversificati da un paese all’altro, ma tutti accomunati da una stigmatizzazione fortemente negativa da parte di chi “zingaro” non si considera.
L’alterità, apparentemente inassimilabile, veicolata dal popolo rom e l’intollerabilità, da parte delle società di accoglienza, di un modello sociale e culturale avvertito come “diverso”, possono considerarsi all’origine di quei processi che, come vedremo, tramite l’utilizzo di strumenti propri delle singole culture, porteranno alla formazione di immagini stereotipate, altamente fittizie e lontane dalla realtà e tuttavia gravide di conseguenze, spesso negative, all’interno delle relazioni tra due mondi e due culture sentite come antitetiche.

In questo contesto la letteratura contribuisce, a mio avviso, alla creazione di identità e, in tal modo, alla costruzione di “forme” di umanità 1; assolve così una funzione antropopoietica laddove possiamo considerare il poièin, da un lato, come un “fare”, un “modellare”, ciò che è già innatamente posseduto dall’uomo e, dall’altro, un “costruire” ex novo quello che ancora non esiste,  “inventare” un qualcosa che verrà in seguito assunto come realtà autonoma e indipendente.

In questo secondo processo è allora riscontrabile l’origine di quella serie di identità fittizie, create e veicolate dalla letteratura, sulle quali viene a costruirsi l’immagine dell’Altro e la sua conseguente sublimazione in figure che possano, per un verso, soddisfare gli oscuri desideri e le pulsioni inconsce occultate dalla paura e dal rifiuto e, per l’altro, rielaborino il “diverso” in qualcosa di rassicurante, in quanto reso assimilabile oppure definitivamente allontanato nel contesto della finzione artistica.
Nessuna altra arte appare, a mio parere, tanto prolifica quanto la letteratura nel produrre stereotipi funzionali al trattamento del “diverso-da-sé” e, tra questi, saranno, come vedremo, tòpoi ricorrenti anche quelli relativi alla figura femminile della zingara.
Le indimenticabili eroine gitane della tradizione europea vengono alla luce in epoca relativamente tarda, all’interno di quella koinè letteraria, rappresentata dal Romanticismo, in cui, a fianco della lotta per la costruzione delle identità nazionali si viene a consolidare una compagine culturale unitaria a successivo fondamento di un’idea di Europa intesa come comunità di culture transnazionale.

Il tema dell’amore, indissolubilmente connesso alla morte, che con il movimento romantico diventa il grande mito della letteratura occidentale, va a costituire, secondo quanto affermato dall’antropologo Leonardo Piasere 2, l’humus originario all’interno del quale si colloca e sviluppa lo stereotipo dell’eroina zingara.
In realtà le zingare del Romanticismo non sono le “prime” zingare della letteratura europea; già nel corso di epoche di molto anteriori esse possono vantare precedenti che, seppur non dotati di equivalente pregnanza artistica ed impatto emotivo, costituiscono tappe importanti dell’evoluzione di questo topos narrativo.
Lo stesso Piasere dedica il suo ultimo lavoro 3 alle Zingaresche, serie di opere comiche riconducibili alla Commedia dell’Arte dell’Italia seicentesca nelle quali si ritrovano figure fortemente connotate dai tratti della cultura popolare. In questo contesto la zingara, dall’alterità spesso assimilata, sebbene in maniera meno definita, a quella della strega e dell’ebrea, viene vista come il prodotto di una costruzione identitaria “abortita”, non portata a compimento, e configurata come quel “di tutto un po’” sempre nel segno dell’ambivalenza e della pluralità semantica.

Tuttavia, per ritrovare personaggi delineati a tutto tondo e di reale spessore narrativo, sembra opportuno fare riferimento all’opera di due dei maggiori autori europei di epoca moderna, intendo in questo caso Miguel de Cervantes e Hans Jacob Christoffel von Grimmelshausen, massime voci della cultura europea tra Cinquecento e Seicento, che soli forniranno quelle Ur-figuren, sorta di prototipi e matrici originarie di tutte le successive rielaborazioni e interpretazioni, siano esse deliberatamente volute o frutto di contingenze casuali, dell’identità “zingara” all’interno della produzione letteraria europea.
Il maggior debito, da parte di autori successivi, appare essere per certo quello contratto con Cervantes la cui Gitanilla 4 può ritenersi fonte ispiratrice di buona parte di quegli infervorati romantici che ravvedevano nel mondo gitano l’ultima sopravvivenza della perduta libertà di una vita aliena dalle costrizioni borghesi e improntata alla naturalità dell’esistenza e dei sentimenti.
Il microcosmo rappresentato dall’artista spagnolo ha le caratteristiche di un idillio in cui le virtù aristocratiche vengono riversate nello spazio gitano, fecondato e quasi bonificato dalla grazia della piccola zingarella. In questo caso la letteratura davvero assolve alla sua funzione antropopoietica: attraverso le convenzioni della finzione essa ri-crea l’universo gitano fornendone un ritratto, in questo caso, felicemente utopico; rielaborando gli stereotipi traccia le coordinate  della metamorfosi operata dall’arte sulla realtà.

Preciosa, come vedremo, si configura antenata dell’Esmeralda di Hugo 5 e della Isabella del tedesco von Arnim 6 , entrambe zingare “incompiute”, fanciulle adolescenti protagoniste e vittime degli eventi, trasfigurate in angeli o demoni dallo sguardo folle di amanti non-zingari, ma sostanzialmente innocenti e inconsapevoli.
In netta antitesi a questa dimensione di infantilizzazione della zingara si pone il personaggio creato dal genio del massimo poeta del Seicento tedesco, H.J.C. von Grimmelshausen, la cui Courasche, protagonista truffatrice e vagabonda dell’omonimo romanzo 7, pare destinata a rappresentare un’alterità totalmente negativa identificata in quel mondo-rovesciato, quello degli zingari appunto, di cui ella per scelta, volontaria e consapevole, diventerà regina.

Meretrice e cortigiana, losca imprenditrice di altrettanto loschi affari di guerra, prostituta dai tratti anche un po’ stregoneschi, per propria volontà, e non per nascita o per assimilazione forzata (si pensi al tema della neonata rapita presente anche in Cervantes), caso unico nella letteratura europea, Courasche decide di “diventare zingara”, di fare propria quell’identità tassativamente “diversa” e quindi, tanto più nel mondo luterano della Germania seicentesca, irrimediabilmente “altra” e avvertita come pericolosa dalla società costituita; diventando regina di quel popolo ladro e vagabondo, l’arcitruffatrice Courasche suggella per sempre la propria negatività e il proprio destino 8.
Qualcuno ha voluto vedere nel personaggio grimmelshausiano una femminista ante litteram, in parte vittima designata di un universo maschile e militarizzato che, sullo sfondo della Guerra dei Trent’anni, in primis ha forgiato e demonizzato la figura della donna, la quale, alla fine, spinta dalla ribellione alla legge e alle norme dominanti, volute e messe in atto dagli uomini, sceglie di “perdersi” e incarnare, socialmente, quel negativo assoluto rappresentato dagli zingari 9.

Con il Romanticismo la figura della zingara viene assimilata all’interno di quella tematica, che sarà di enorme successo, identificata nel binomio amore-morte nel quale il topos narrativo dell’adulterio e dell’amore infelice si contrappone al sentimento socialmente codificato nel matrimonio, legame antitetico a tutti quegli amori “impossibili”, proprio perché “altri” rispetto alle norme riconosciute, e tuttavia elevati a  icone dell’unico vero amore.
Sia essa ancora una virginea fanciulla o già la giovane donna bella e seducente dello stereotipo più comune, innamorarsi di una zingara è comunque, all’interno della letteratura ottocentesca, scelta ardita e pericolosa, foriera di un destino avverso e priva di futuro.
Il mito della gitana sensuale, femme fatale dall’inquietante ascendenza esotica e misteriosa, diviene quasi un’ossessione per i cuori romantici dell’occidente europeo i cui sentimenti vengono traslati in opere memorabili.
L’adolescente, poco più che bambina, dei romanzi di Hugo e von Arnim, assume soprattutto nella Carmen di Mérimèe 10 i tratti della zingara demonica, sorta di donna-diavolo che porterà il proprio uomo alla perdizione e morirà vittima di quelle stesse passioni da lei istigate negli animi maschili.

I protagonisti, genericamente non-zingari ma disposti alla “conversione gitana” per entrare a far parte di  quell’universo che permarrà comunque, anche a prezzo della vita, a loro  precluso, vivono una sorta di folle passione, un amore cieco del quale la donna, seduttrice dalle arti diaboliche, si farà gioco, provocando quelle emozioni estreme e contemporaneamente estraniandosene, mantenendo una libertà indomita, agente scatenante di legami pericolosi e dall’esito fatale per gli amanti.
Un celebre esempio basti per tutti: don Josè, infatuatosi di Carmen e dell’ideale da lei incarnato di una vita aliena alle costrizioni del mondo borghese, vive un amore-passione, che lo acceca, e lascia nelle mani della maliarda la conduzione di un gioco che lo porterà alla rovina, non solo rendendolo “diverso” e cioè zingaro, ma riducendolo a un bandito fuorilegge e pluriomicida senza più alcuna possibilità di redenzione morale e reintegrazione sociale.
Come la Courasche tedesca, Carmen identifica quell’alterità assoluta, quel massimo di negatività, quintessenza di una diversità che non può che rivelarsi in tutta la sua inassimilabilità anche all’interno dei processi antropoietici messi in atto dalla letteratura.
A differenza di quanto avviene per l’eroina di Grimmelshausen, la quale, non priva di ironia beffarda nei confronti della società che la relega ai suoi margini, sceglie il cosmo alla rovescia degli zingari, inteso proprio come un anti-mondo, sorta di dimensione collettiva antitetica a quella di un’Europa impegnata a delineare i propri confini e a definire, in virtù di supposte appartenenze etniche, le classi di outsiders, la Carmen di Mèrimèe incarna, individualmente nel proprio corpo, l’ossessione per il diverso-da-sé; a lei  non  viene concessa alcuna scelta identitaria, la perdizione e la pericolosità del suo essere “altra” derivano, non tanto dall’appartenenza ad un mondo antitetico a quello delimitato dai confini nazionali e politico-sociali, bensì dalla sensualità e dalla seduzione di cui il suo corpo e tutto il suo essere sono “naturalmente”, per nascita, portatori perturbanti e pericolosi.

La zingara nella sua individualità, e quindi non più in quanto membro di una compagine sociale alternativa, viene recuperata nella letteratura romantica tramite una configurazione che passa invariabilmente attraverso sentimenti ed emozioni estreme: la donna zingara provoca e diventa oggetto di una follia d’amore, una passione che matura fino alle sue più tragiche conseguenze e che, alla fine, però, non si compie se non in una tragicità distaccata in cui la protagonista femminile rimane come sospesa.
Si è detto degli zingari essere il popolo “senza storia” ed ecco che allora paiono a loro precluse anche le vere storie d’amore; la gitana seducente dei racconti ottocenteschi nulla possiede, nei tratti, delle sublimi eroine romantiche. E’un  personaggio a tutto tondo negativo, si colloca all’origine di grandi amori senza futuro che ella, in primis, non può vivere; gli scrittori tutto ci raccontano del suo corpo e della sua bellezza sensuale ma ben poco, nel secolo consacrato ai sentimenti, ci dicono della sua intimità, dei suoi pensieri, delle sue ansie; forse la mentalità romantica è ancora troppo maschilista e nazionalista per ritenere degne di assurgere alla letteratura le ambasce femminili dei “popoli senza stato”.

Concludo citando, in parte, il ritratto di Carmen, così come immaginata da Théofile Gautier:

“ Carmen è magra, un tratto di bistro
cerchia il suo occhio di gitana.
Sono neri e sinistri i suoi capelli,
la pelle è il diavolo che l’ha conciata.
Le donne dicono che è orrenda,
ma tutti gli uomini ne sono pazzi:
l’arcivescovo di Toledo
canta messa alle sue ginocchia (…) “ 11

BIBLIOGRAFIA
Per chi desideri ulteriori approfondimenti relativi alla cultura rom mi permetto di rinviare ai miei articoli pubblicati per la rivista Anthropos&Iatria, edita da De Ferrari, Genova:

E. Miconi, Zingari, i portatori di alterità I parte, in A&I ,  IX , 1, 2005
Ead., Zingari, i portatori di alterità II parte, in A&I , IX , 4, 2005
Ead., Sterminateli! A.Hitler e il baro porrajmos degli zingari, A&I, XI, 2, 2007

Allego un successivo elenco di suggerimenti bibliografici relativi al tema
1.  L. Bravi, Altre tracce sul sentiero per Auschwitz, CISU, Roma 2002.
2. G. Boursier  M. Converso F. Iacomini, ( a cura di) Zigeuner Lo sterminio dimenticato, Sinnos, Roma 1996.
3. F. Cozannet , Gli zingari. Miti e usanze religiose,  Jaca Book,  Milano 2000
4. I. Fonseca, Seppellitemi in piedi. In viaggio lungo i sentieri del popolo Rom, Sperling&Kupfer Milano 1999.
5. D. Kenrick G. Puxon, Il destino degli zingari. La storia sconosciuta di una persecuzione dal Medioevo a Hitler, Rizzoli, Milano 1975.
6. G. Lewy, La persecuzione nazista degli zingari, Einaudi, Torino 2002.
7. A. Melis, La terza  metà del cielo, GIA, Cagliari 2004
8. B. Morelli, Romanò Ghjì. L’identità zingara, Anicia, Roma 2006..
9. J. Okely, Donne zingare. Modelli in conflitto, in L. Piasere (a cura di), Comunità girovaghe, comunità zingare,  Liguori,  Napoli 1995.
10. C. Pasqualino, Dire il canto, Meltemi, Roma 2005.
11. L. Piasere, I rom d’Europa, Laterza, Bari 2004.
12. L. Piasere, Un mondo di mondi. Antropologia delle culture  rom , L’Ancora,  Napoli 1999.
13. L. Piasere,  Popoli delle discariche. Saggi di antropologia zingara, CISU,  Roma 1991.
14. M. Revelli, Fuori luogo,  Bollati Boringhieri,  Torino 1999.
15. S. Spinelli, Baro romano drom. La lunga strada dei rom, sinti, kale, manouches e romanicals, Meltemi,  Roma 2003.
16. F. de Vaux de Foletier,  Mille anni di storia degli zingari,  Jaca Book, Milano 2002.
17. G. Viaggio, Storia degli zingari in Italia,   Centro studi zingari,  Anicia, Roma 1997.
18. P. Williams, Noi non ne parliamo: i vivi e i morti tra i Manouches, CISU, Roma 1997.


Riviste e Miscellanee
LACIO DROM Rivista specialistica , edita dal 1967 al 1999, a cura del Centro Studi Zingari di Roma.
ETUDES TZIGANES
 Semestrale pubblicato in Francia dal 1955,  propone monografie interessanti e annovera collaboratori internazionali.
JOURNAL OF THE GYPSY LORE SOCIETY
Fondata nel 1888 ad Edimburgo, costituisce uno strumento fondamentale per chiunque si occupi dell’argomento zingari. Le pubblicazioni, dopo alcune interruzioni, vengono continuate attualmente  nella sezione americana sotto il nuovo titolo di “Romanì Studies”.
Indispensabili infine, per l’aggiornamento relativo ai più recenti  studi del settore, sono la antologie curate da L. Piasere e  pubblicate dalla editrice CISU di Roma
ITALIA ROMANI  vol. I, 1996  vol. II, 1999  vol. III, 2002   vol. IV,2004  

 

Note

1) Su questo tema cfr. F. Remotti, Prima lezione di antropologia, Laterza, Bari 20036 e Id, ( a cura di) Forme di umanità. Progetti incompleti e cantieri sempre aperti, Paravia, Torino 1999.

2) Cfr. L. Piasere, Buoni da ridere, gli zingari, CISU, Roma 2006, in particolare il capitolo 7,  intitolato “L’amore , la morte, la gitana”, pp. 227-244.

3) L. Piasere, Buoni da ridere, gli zingari, op. cit.

4) Il racconto fa parte delle Novelle esemplari, qui mi riferisco alla traduzione italiana, con testo a fronte, curata da P.L. Crovetto, M. de Cervantes, La gitanilla La zingarella, tr.it. R. Nordico, Einaudi, Torino 1996.

5) Esmeralda è la zingara protagonista del romanzo Notre-Dame de Paris, cito qui l’edizione italiana pubblicata da Einaudi, V. Hugo, Notre-Dame de Paris, tr.it.C. Lusignoli, Einaudi, Torino 20079.

6) Isabella è il personaggio femminile che dà il titolo all’omonimo romanzo dello scrittore romantico A. von Arnim, Isabella d’Egitto, tr. it. R. Spaini, Einaudi, Torino 1972 con nota introduttiva di C. Magris.

7) Cfr. H.J.Chr. von Grimmelshausen, Vita dell’arcitruffatrice e vagabonda Coraggio, tr. it. M. Battafarano e I. Eilert, Einaudi, Torino 19782.

8) Su questo punto cfr. R. De Pol, “Io o lui”: l’uccisione del nemico in testi letterari tedeschi dal Medioevo all’età moderna, in «Anthropos & Iatria», 2, XI 2007, pp. 88-96.

9) Per questa  interpretazione di una Courasche-vittima del mondo maschile vedi il saggio di G. Piccardo, Courasche: femminismo ante litteram. Una possibile interpretazione del personaggio grimmelshausiano, in «Letterature», Quaderni della Facoltà di Magistero dell’Università di Genova Istituto di Lingue e Letterature straniere, 2, 1979, Erga, Genova, pp. 51-66.

10) Mi riferisco qui alla traduzione italiana di Sandro Penna, pubblicata nella collana einaudiana Centopagine, P. Mérimée, Carmen e altri racconti, Einaudi, Torino 1971, esiste anche un’ edizione con testo a fronte, edita recentemente da Mondadori, P. Mérimée, Carmen, tr. it. A. Colasanti, Mondadori, Milano 2002.

11) T. Gautier, España, tr. it. G. Montesano, Mondadori, Milano 2001, cit. in L. Piasere, Buoni da ridere, gli zingari, op. cit., p. 244.


Appello a favore del popolo rom

Storia di una persecuzione


23-06-2008

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