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Vandana
Shiva Vandana
Shiva è nata a Dehra Dun, nell'India del nord da una famiglia
progressista. Ha studiato nelle università inglesi ed americane
laureandosi in fisica. Tornata a casa dopo aver terminato gli studi,
rimase traumatizzata rivedendo l'Himalaya: aveva lasciato una montagna
verde e ricca d'acqua con gente felice, poi era arrivato il cosiddetto
"aiuto" della Banca Mondiale con il progetto della costruzione
di una grande diga e quella parte dell'Himalaya era diventato un groviglio
di strade e di slum, di miseria, di polvere e smog, con gente impoverita
non solo materialmente. Decise così di abbandonare la fisica
nucleare e di dedicarsi all'ecologia. Nel
suo libro Staying Alive: Women, Ecology and Survival, pubblicato in
Italia nel 1990 col titolo Sopravvivere allo sviluppo, la scienziata
denuncia le conseguenze disastrose che il cosiddetto "sviluppo"
ha portato nel Terzo Mondo. Lo sviluppo, o piuttosto il "malsviluppo",
come lo definisce la scienziata, anziché rispondere a bisogni
essenziali minaccia la stessa sopravvivenza del pianeta e di chi vi
abita. Le conseguenze dello "sviluppo" sono la massiccia
distruzione ambientale, un enorme indebitamento che spinge i paesi
a fare programmi di aggiustamento strutturale basati sulla scelta
di spendere meno in salute pubblica, scolarizzazione e sussistenza
rendendo la gente più povera. Si
verifica così la distruzione di culture e di altri modi di
vivere per far posto a culture competitive il cui grado di civiltà
è dato solo dal mercato. Il danno maggiore prodotto dalla civiltà
industriale, secondo Vandana, è stata l'equazione donna-natura
e la definizione di entrambe come passive, inerti, materia prima da
manipolare. A suo avviso invece "le donne sono le depositarie
di un sapere originario, derivato da secoli di familiarità
con la terra, un sapere che la scienza moderna baconiana e maschilista
ha condannato a morte". Per il patriarcato occidentale la cultura
è altro dalla natura, dalla donna e così gli uomini
hanno creato uno sviluppo "privo del principio femminile, conservativo,
ecologico" e fondato "sullo sfruttamento delle donne e della
natura". Nel 1991 Vandana Shiva ha fondato Navdanya, un movimento per proteggere la diversità e l'integrità delle risorse viventi, specialmente dei semi autoctoni (native seeds) in via di estinzione a causa della diffusione delle coltivazioni industriali. Nella visione di Vandana Shiva, la riproduzione femminile e la riproduzione agricola sono due processi vitali che hanno la stessa capacità di sottrarsi e di resistere alla mercificazione. La possibilità delle donne di concepire e la possibilità dei semi di autogenerarsi sono entrambi processi naturali gratuiti, dove la legge del mercato è stata costretta a fermarsi. Ma come le donne sono state lentamente espropriate, attraverso la scienza maschile occidentale del loro corpo e del sapere sul loro corpo, così i contadini vengono espropriati del sapere sui loro semi. Nel mondo sviluppato, il primo passo nella direzione della espropiazione è stato proprio quello di introdurre piante sterili costruite attraverso la biotecnologia in laboratorio, per aumentare la produttività e, in teoria, per limitare l'uso dei pesticidi. In realtà questa perdita di diversità biologica fa sì che le coltivazioni siano invece molto più vulnerabili agli attacchi dei parassiti e soprattutto costringe i coltivatori a ricomprare i semi per ogni semina. Come se non bastasse, le multinazionali agro-chimiche si impossessano dei semi selezionati dal lavoro millenario dei contadini del Terzo mondo, per analizzarli e registrarli con un vero e proprio brevetto, per rifarli in laboratorio e rivenderli a caro prezzo o obbligare i contadini di quegli stessi paesi a pagare il "diritto d'autore" dei semi, al momento della semina. Anche
per aver denunciato tutto questo Vandana Shiva è stata premiata
nel 1993 con il "Right livehood award", ritenuto il Premio
Nobel alternativo. Nei
saggi sulla biodiversità e sulla biotecnologia scritti come
documenti di lavoro per la Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente
e sviluppo, Vandana Shiva denuncia gli interessi che stanno dietro
le biotecnologie, contesta che queste possano migliorare le specie
naturali e sottolinea i problemi etici ed ambientali che esse pongono.
La
biografia è tratta da "Scienziate
nel tempo. 65 biografie"
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