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Nel Hazarajat si dice che la percentuale delle donne iscritte nelle lista sia del 54%. Brave le donne Hazara, tentano di dare voce al loro disagio. Ma chi votare, chi potrà mai difendere i loro interessi ? Dubito che possa essere Mohaqiq, unico candidato di etnia Hazara, come il Signore della guerra Khalili che detiene il potere effettivo nel Hazarajat e assicura la pace in questa landa desolata. Chissà quale è il suo interesse nel commercio dell’oppio che viene sequestrato a centinaia di chili dal bravo comandante di polizia di Bamyan e poi bruciato. Sia le truppe neozelandesi di Bamyam che il capo della polizia avrebbero l’obbligo di consegnare l’oppio sequestrato a Kabul, ma è troppo pericoloso stoccarlo e trasportarlo, troppo alto è il rischio di un’imboscata. Nemmeno l’unica candidata donna alle elezioni potrà dare loro voce, la Signora Masooda Jalal fa parte della maggioranza pashtun e viene manovrata dal potente marito, così si mormora nei palazzi di Kabul. Lei senz’altro raccoglierà il voto di protesta delle donne più istruite, le altre si sentono legate soprattutto alla loro etnia e voteranno Mohaqiq che alla fine tenterà di scambiare i suoi voti con un ministero importante a Kabul. Karzai probabilmente passerà al primo turno e includerà parte dei potenti fondamentalisti, ex taleban moderati e uomini del ricercatissimo capo pashtun Gulbuddin Hekmatyar nel suo governo. I giochi saranno fatti esattamente come l’uomo più potente dell’Afghanistan, l’ambasciatore americano Khalilzad, ha previsto. Cosa faranno i tadjiki, Fahim, potente ministro della difesa e Qanuni, candidato alle presidenziali, nessuno lo sa. Potranno imbracciare le armi ricordando il loro capo Ahmad Shah Masood, ucciso pochi giorni prima dell’11 settembre 2001 e ricordato tutti gli anni con due giorni di lutto nazionale.
Ma io non sono andata in Afghanistan per sentire il polso alla vita politica e a fare previsioni futili sul futuro assetto del paese, bensì a controllare i nostri progetti e a trovare Sima Samar, presidente della commissione indipendente afghana per i diritti umani e fondatrice, anima e cuore, di Shuhada, organizzazione non governativa che implementa tutti i nostri progetti e sostiene la popolazione Hazara. Gli Hazara sono una minoranza etnica maltrattata da secoli, che vive nelle aride valli dell’Afghanistan centrale ad una quota tra 2000 e 3000 metri sul livello del mare. Popolazione dimenticata dai grandi progetti internazionali.
Kabul
Dopo l’arrivo a Kabul ho giusto il tempo di comperare 4200 confezioni di matite colorate per le bimbe e i bimbi delle nostre scuole prima di partire per un viaggio lungo due settimane e 1600 chilometri su strade sterrate che non meritano in gran parte il nome strada. 4200 scatole di matite colorate a Kabul costano 1250 $. Le matite sono state offerte da una donatrice di Milano. Le scuole di Yakawlang
L’intero distretto è stato scenario di cruenti battaglie durante gli ultimi anni del regime talebano. Interi villaggi erano fuggiti all’estero o si erano rifugiati sulle montagne, sfidando i campi minati dall’armata rossa degli anni ’80. Ora c’è solo povertà e la siccità sempre in agguato. Le nostre bambine e i nostri bambini sono stipati nelle classi e imparano a leggere e a scrivere. Non tutti arriveranno alla fine del settimo anno di scuola. Tanti saranno chiamati a lavorare i campi per poter contribuire al sostentamento dell’intera famiglia.
Ambulatori di Lal e Serjangal
Questi due ambulatori si trovano nella provincia di Ghor a 2600 metri s.l.m. Ciascuno degli ambulatori viene visitato da una cinquantina di pazienti al giorno. Entrambi sono gestiti da due giovani paramedici assieme alle loro mogli infermiere. Il costo di gestione di questi due ambulatori ammonta a 25'227 $ all’anno. Serjangal si trova in una valle sperduta con una popolazione di 50'000 persone che per l’assistenza sanitaria possono fare affidamento esclusivamente ai nostri ambulatori. In inverno la valle rimane isolata a causa della neve e il giovane paramedico spesso è obbligato a ore di cammino nella neve per poter visitare un paziente. Il suo stipendio mensile è di 80$.
Nell’ambulatorio di Lal arriva una delegazione della popolazione di una valle vicina con una petizione. Vorrebbero che anche nella loro valle fosse aperto un ambulatorio. Mi sento male, non riesco a dire di no. In fondo per me sono 10'000 $ all’anno, per loro può essere la differenza tra la vita e la morte. Ambulatori di Nahoor e Sarab Anche questi ambulatori si trovano lontani da città e strutture statali. Entrambi gli ambulatori sono gestiti da medici che effettuano pure piccoli interventi chirurgici. Spesso i pazienti arrivano all’ambulatorio dopo giorni di cammino e per il personale medico non ci sono orari, sono in servizio 24 ore al giorno. La gestione di questi due ambulatori ammonta a 37'291 $ annui.
Vicino a Nahoor si trovano i venti pozzi finanziati da Discovery Alps e Omid. A causa della situazione molto tesa abbiamo potuto visitare solo i pozzi nella zona abitata dalla popolazione hazara. Mentre, accompagnata dal medico dell’ambulatorio di Nahoor, camminavo per raggiungere uno dei villaggi dove c’era un nostro pozzo ci è venuto incontro un giovane Pashtun che aveva camminato tutto il giorno per raggiungere l’ambulatorio. L’intera zona è arida ed è abitata da una popolazione mista Hazara e Pashtun. I singoli villaggi però sono monoetnici.
Scuole nel Shahristan
Il Shahristan è un distretto nella nuova provincia di Daikundi. Fino a questa primavera il Shahristan faceva parte della provincia di Uruzgan, dove si sospetta il nascondiglio del capo dei talebani, Mullah Omar. Nel Shahristan fa molto caldo, il raccolto è già terminato e a differenza della zone più a nord ci sono alberi da frutta e mandorli che per il gran caldo e la siccità stanno perdendo le foglie già ad inizio settembre. Nel Shahristan finanziamo 6 scuole per un totale di 1234 bimbe e 1760 bimbi e un costo totale di 43'152 $. Le scuole arrivano fino alla dodicesima classe e quindi fino alla maturità. Tutte le scuole sono riconosciute dal ministero dell’educazione.
Scuola Tabqus, distretto di Jaghori
Nel distretto di Jaghori, provincia di Ghazni non piove da 6 anni e si vede. I campi non sono stati coltivati e gli alberi sono ridotti a scheletri che puntano i rami verso un cielo sempre sereno e un sole implacabile. Tabqus è una zona di fondamentalisti religiosi e Madina che ha aperto la scuola con l’aiuto di Sima Samar 8 anni fa ha dovuto combattere contro l’opposizione dei Mullah e dei propri familiari. Ha iniziato con una classe di 35 bambine in una casa privata e con mille difficoltà la scuola femminile è cresciuta fino alle 650 studentesse di oggi. Pure durante i tempi dei talebani la scuola funzionava grazie a mille espedienti e trucchi. Ora Madina frequenta l’università a Kabul e la scuola è gestita da un’altra giovane donna, non meno coraggiosa di Madina. La scuola di Tabqus è finanziata da Margret Bergmann di Bolzano che ha pubblicato un libro di favole per bambini i cui proventi vanno interamente alla scuola. Orfanotrofio per 100 bambine a Jaghori A Jaghori vado a visitare il cantiere dell’orfanotrofio finanziato dalla provincia di Bolzano. L’anno prossimo questa struttura sarà pronta ad accogliere 100 bambine fra le più sfortunate e povere del paese.
Finanziamento dei nostri progetti
Omid Onlus e Solidarietà Ticino Afghanistan finanziano tutti questi progetti grazie a donazioni di privati e adozioni a distanza. Entrambe le associazioni si basano sul volontariato e nessuna spesa amministrativa viene dedotta dalle donazioni. Gli ambulatori vengono finanziati grazie alle partecipazioni annue di donatori per 200 Euro o 320 Frs.
Le adozioni a distanza sono simboliche. L’importo di 150 Euro o 240 Frs. va direttamente a sostegno del progetto e non viene consegnato né alla bambina/bambino né alla sua famiglia. A titolo simbolico, la madrina o il padrino ricevono una foto e un disegno. Le scuole si trovano in zone remote e poverissime e pertanto non è possibile uno scambio epistolare con le bambine. La scuola Dasht e Barchi di Kabul, con l’inizio di questo anno scolastico, è stata consegnata da parte di Sima Samar al ministero dell’istruzione pubblica. A Kabul le cose vanno meglio e urge l’aiuto nelle zone rurali remote dove lo Stato non può arrivare. Spero che le madrine e i padrini delle bambine di Dasht e Barchi vogliano rinnovare il loro impegno per bambine e bambini che in questo momento hanno più bisogno di aiuto della poplazione di Kabul. Non ho visitato la scuola Rabia Balchi a Quetta in Pakistan per mancanza di tempo. Prego i donatori di perdonarmi. Sima Samar si sta ritirando lentamente dal Pakistan, concentrando i progetti nelle zone dell’Afghanistan centrale. La scuola di Rabia Balchi però funziona tutt’ora ed è sempre affollata.
Evelina Colavita
In Svizzera:
Solidarietà Ticino Afghanistan per ulteriori informazioni in Ticino:
Solidarietà
Ticino Afghanistan, Via Monte Generoso - 6874 Castel S. Pietro
In Italia:
OMID Onlus
Evelina Colavita e Maurizio Bada Link:
Commissione afgana indipendente per i
diritti umani:
http://www.aihrc.org.af/
altri viaggi di
Evelina Colavita:
Le foto della pagina sono originali. |