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Libera Università delle Donne

SEMINARI 2019-2020
IL CORPO E LA POLIS

IL FEMMINISMO ALLA PROVA DELLA POLIS



Artemisia Gentileschi

 

Primo ciclo di tre incontri a cura di Lea Melandri

1° SEMINARIO


sabato 12 ottobre 2019 ore 14,30 - 18

Lavoro riproduttivo, lavoro di cura e lavoro domestico: solo lavoro? Solo sfruttamento economico?

In occasione dell’uscita del libro di Antonella Picchio e Giuliana Pincelli, Corpi, vite, lavori, soldi, Stati: una lotta femminista globale. Gruppi per il Salario al Lavoro Domestico di Ferrara e Modena, torniamo a interrogarci sulle strategie femministe per affrontare il tema in tutta la sua complessità e ambiguità, fuori da una lettura che non sia solo economicista e tenga conto dei vissuti riguardanti sessualità, maternità, relazioni affettive, famigliari, eccetera.

Intervengono: Beatrice Busi, Antonella Picchio, Giuliana Pincelli, Vincenza Perilli

Coordina: Lea Melandri

Registrazione audio

a cura di Elena Cianci e Danilo Morganti

 

2° SEMINARIO


sabato 16 novembre 2019 ore 14,30 -18

Il materno e le sue ambivalenze

Intervengono: Eleonora Cirant, Marco Deriu, Chiara Martucci, Sara Gandini

Coordina e introduce: Lea Melandri

Gli immaginari sulla maternità visti da prospettive diverse: come madre, come figlia e come figlio. Ambivalenze, aspettative, dipendenze, forme di libertà che sperimentiamo.

Registrazione audio

a cura di Elena Cianci e Danilo Morganti

 

3°SEMINARIO


sabato 18 gennaio 2020
ore 14,30 – 18

Come si esce dalla divisione sessuata del lavoro ?

Intervengono: Claudia Alemanni, Ambrogio Cozzi, Cristina Morini, Edda Pando

Coordina e introduce: Lea Melandri

La cura da destino femminile a responsabilità collettiva e condivisa. Quali sono le fragilità umane che necessitano di cura? Come si spostano dai rapporti di potere?

 

 

Secondo ciclo di due incontri a cura di Barbara Mapelli

 

Generazioni
a cura di Barbara Mapelli e Alice D’Alessio

Due seminari di riflessioni, testimonianze e approfondimenti


Il termine intersezionalità sta trovando, recentemente anche in Italia, un riconoscimento e un uso relativamente diffuso. Il suo significato mette a tema e propone all’attenzione la questione del soggetto continuamente definito e nuovamente ridefinito all’interno di plurime collocazioni, sesso, razza, classe, orientamento sessuale e affettivo, generazione ….Propone dunque un approccio conoscitivo che tende a superare un’interpretazione delle differenze centrata solo su quella sessuale, intrecciando le molteplici appartenenze che, se pure temporaneamente e in perpetuo divenire, compongono l’essere di un soggetto.

In realtà la vicenda che precede l’uso della parola intersezionalità e la postura critica che ne deriva, ha radici che si prolungano fino a qualche decennio fa, quando le femministe afro-americane si mobilitarono in una critica al femminismo bianco che si presentava, nella sua presunta universalità, come rappresentativo di tutte le donne.

Il primo documento del femminismo nero americano – citato nel testo di Angela Davis Donne, razza e classe – è del 1977 e chiaramente propone una lezione, di cui Davis è stata tra le prime portatrici, che sta alle origini del termine intersezionalità e ne chiarisce il significato: qualunque movimento di liberazione, per essere veramente tale, deve tenere conto delle storie e delle stratificazioni di esperienze dei diversi soggetti in gioco.

Quest’anno nei nostri seminari Alice e io vogliamo raccontare con le persone che verranno a narrarsi con noi, di un altro fondamentale intreccio, oltre a razza e classe, quello generazionale. D’altronde lei e io siamo un esempio chiaro, e voluto, di due punti di vista differenti, di esperienze legate senz’altro a vissuti diversi e soggettivi ma collocati senza dubbio e motivati anche dalla forbice d’età che ci divide. Come spesso ricordiamo anche pubblicamente io sono stata la sua prof all’università e quel che poi Alice ha scelto per i suoi percorsi di vita, studio e ricerca testimonia in tutte e due l’adesione a una frase che scrisse Maria Zambrano “la migliore fedeltà al maestro è continua a pensare” (Per l’amore e per la libertà).

E continuare a pensare, agire ed essere può, o forse deve, significare nel rapporto generazionale anche tradire, andare oltre e altrove. E a questo proposito ricordo un’altra frase che mi scrisse sempre una mia studentessa e che allora mi colpì come ora che la ritrovo scritta da lei e sulle pagine bianche iniziali di un testo che leggevamo insieme “l’eccentricità, il nomadismo interiore è ciò che auguro e maledico perennemente nella mia vita, che nei suoi tratti esteriori appare in realtà così tranquilla”. Un riconoscimento e una distanza al tempo stesso: la generazione più vecchia ha trasmesso alcuni strumenti che servono, anche, a metterla in discussione.

Così nel movimento che si identifica - malamente e approssimativamente ma non abbiamo altro che io sappia – con l’acronimo LGBTQIA*, le esperienze e i saperi generazionali si intrecciano alle competenze legate all’essere minoranze sessuali, contribuendo ulteriormente alla complessità del prisma che rappresenta le varie comunità e i soggetti che ne fanno parte o non ne fanno parte.

Dialoghiamo allora su questo intreccio, come sempre affrontando i temi che ci interessano attraverso le narrazioni dirette dei soggetti che li vivono, ne fanno esperienze biografiche e desiderano condividere riflessioni, tematiche di confronto.

I nomi delle persone che interverranno con noi verranno comunicati in seguito.

Per informazioni ulteriori: barbaramapelli13@gmail.com

1° SEMINARIO
sabato 15 febbraio 2020 ore 14,30 -18

 

2° SEMINARIO
sabato 14 marzo 2020 ore 14,30 -18

 

Per la partecipazione all'intero ciclo di seminari è richiesta l'iscrizione all'Associazione almeno come simpatizzante (€20)

 


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