Le ragazze delle Stem. Donne e matematica
Conversazione di Paola Emilia Cicerone con Sara Sesti e Gabriele Lolli






Sara Sesti

Riprendo volentieri questo testo di Paola Emilia Cicerone pubblicato su Vanity Fair per riflettere su luoghi comuni e difficoltà delle ragazze nelle discipline STEM e in particolare in Matematica.  Scrive la giornalista: " Theano, chi era costei? Di Pitagora e del suo teorema si ricordano più o meno tutti. Ma quanti sanno che dopo la morte del filosofo fu la vedova Theano, anche lei matematica, a portare avanti la sua scuola e la sua dottrina, teorema incluso? Donne e matematica sono due parole che vanno poco d’accordo. Da sempre. Diamo per scontato che le bambine non se la cavano bene coi numeri. E pazienza se poi di fronte a un 3x2 o a uno sconto del 37% siamo di grado di fare i conti a velocità supersonica. C’è persino chi, come Lawrence Summers, già presidente dell’università di Harvard, ha sostenuto che il cervello delle donne sia «intrinsecamente inadatto» alla scienza.

L’ennesima smentita arriva da studi recenti. Come quello pubblicato da quattro economisti sulla rivista Science, secondo cui, nei paesi in cui non sono socialmente discriminate, le donne coi numeri se la cavano egregiamente. Anzi in qualche caso meglio dei maschi. «In Norvegia o in Svezia, per esempio, le presunte difficoltà con la matematica spariscono. In Islanda le studentesse sono addirittura superiori ai loro compagni. E a questo punto parlare di differenze biologiche è poco sostenibile», afferma uno degli autori della ricerca, Luigi Guiso dell’Istituto universitario Europeo di Firenze. La sua ricerca conferma il fatto, noto da tempo agli psicologi, che le nostre prestazioni sono influenzate dalle aspettative altrui. Ci sono esperimenti che mostrano come un identico gruppo di studenti ottenga valutazioni migliori se il docente pensa che si tratti di ragazzi superdotati, piuttosto che di studenti «problematici». E questo è anche più vero se sono le ragazze a pensare che la matematica sarà un problema, e che comunque non ci si aspetta molto da loro. Uno studio realizzato nel 2006 dall’Università della British Columbia mostra che, sottoponendo un test matematico a un gruppo di studentesse dopo aver fatto leggere loro una ricerca su una presunta incapacità genetica delle donne di apprendere la materia, i risultati sono peggiori di quelli ottenuti da un gruppo di ragazze di preparazione analoga, che però avevano letto un testo critico sui pregiudizi nei confronti delle donne che studiano matematica. La conferma più recente arriva da un’indagine sugli studenti Usa realizzata dall’Università di Berkeley in California, da cui emerge che di fronte alla matematica maschi e femmine ottengono risultati analoghi.  

«Le facoltà scientifiche si sono aperte da poco alle donne. E la matematica, per il suo linguaggio astratto  e la specificità dei contenuti, non si può improvvisare, richiede basi solide. Ci vogliono motivazioni e una didattica corretta, che aiuti anche a individuare i collegamenti tra matematica e altre discipline, altrimenti è facile sentirla estranea», conferma Sara Sesti, insegnante di matematica e autrice insieme alla storica Liliana Moro del saggio Donne di scienza pubblicato inizialmente dall’Università Boccon e oggi da Ledizioni con titolo Scienziate nel tempo. 100 biografie (ndr)i. Un libro zeppo di matematiche illustri, da Ada Byron che ha inventato i principi base dell’informatica a Florence Nightingale, che ha usato la statistica per migliorare l’efficienza degli ospedali. A nomi inattesi come quello di Hedy Lamarr, «splendida diva hollywoodiana cui si deve una teoria utilizzata oggi per realizzare le reti senza fili o wireless », racconta Sara Sesti. E la cui foto campeggia sul sito dell’Associazione Donne e Scienza, a ricordare che si può essere sexy e scienziate allo stesso tempo. Facendo giustizia della perfida battuta dello scienziato tedesco Hermann Weyl, il quale sosteneva che sono esistite solo due grandi matematiche, Sophia Kovalevskaya e Emmy Noether. Aggiungendo però che la prima, una fascinosa russa che fu la  prima donna ad ottenere una cattedra universitaria in tempi moderni, non era un matematico, mentre la seconda, caposcuola dell’algebra moderna ma non particolarmente attraente, non era una donna.

«Ricordiamoci che le prime matematiche sono entrate all’Università a metà ‘800, e che in un‘Università prestigiosa come Princeton le ragazze non sono state ammesse al dottorato di matematica fino agli anni ’60 del secolo scorso», ricorda Gabriele Lolli, docente di logica all’Università di Torino e autore di un saggio sulle donne matematiche intitolato  La crisalide e la farfalla (Bollati Boringhieri). «Poi la situazione si è assestata, anche se la percentuale di donne sembra stabilizzarsi intorno al 30%»

Qualcosa però comincia a cambiare. Lo dimostra Olivia Caramello,  che a 19 anni ha ottenuto la laurea triennale in matematica – diplomandosi al tempo stesso al conservatorio - e oggi è ricercatrice al dipartimento di Matematica Pura di Cambridge: «la matematica mi è sempre piaciuta, a 13 anni ho capito che sarebbe stata la passione della mia vita: mi affascinava il modo in cui mi permette di esprimere le mie idee in modo rigoroso e permanente, e di condividerle con gli altri in modo assolutamente oggettivo. Discriminazioni? Personalmente, non ne ho mai avvertite».
«Per me fin da piccola la matematica è stata la bellezza», aggiunge Sara Sesti « la possibilità di generalizzare i concetti partendo dal particolare».

Qualche dubbio però resta. Le donne che fanno scienza ad alto livello sono ancora una minoranza. Solo l’8%  alla School of Science del Massachusetts Institute of Technology, il mitico Mit, tanto per fare un esempio. «E’ vero che la matematica può essere una disciplina molto astratta che in qualche moto costringe a stare fuori dal mondo. E che spesso i risultati più originali arrivano nei primi anni dedicati alla ricerca, quando si è più creativi: far convivere questo tipo di studi con famiglia e figli può essere un problema», osserva Lolli, « Però l’immagine dello scienziato come cavaliere solitario e strampalato è un mito alimentato dai maschi ». Anche se oggi le donne sembrano riuscire particolarmente bene in applicazioni specifiche come quelle legate all’informatica, alla finanza o alla biologia, forse perché meno teoriche, «ma anche», ipotizza Sesti, « perchè sono i settori in cui è più facile trovare sbocchi professionali».

 Una differenza però resta: «Con la matematica le ragazze se la cavano bene come i maschi, ma le materie in cui riescono meglio sono comunque quelle letterarie», sottolinea Guiso. E non basta: pare che siano più portate all’aritmetica che alla geometria, «tanto che si potrebbe pensare che i maschi abbiano, almeno in età giovanile, una memoria visiva più efficiente», aggiunge l’economista.  Non è forse vero che noi donne siamo fantastiche con la contabilità spicciola, ma non ci orientiamo benissimo con mappe e piantine? «Pregiudizi», taglia corto Sesti. «Ci sono fior di matematiche che si occupano di geometria, come Lucia Caporaso che insegna all’Università di Roma3, Maryam Mirzakhani , medaglia Fields nel 2005 ». E pensare che in passato le donne erano considerate adatte all’insegnamento, anche della matematica solo perché considerate più gentili e pazienti degli uomini, «anche se poi è venuto fuori lo stereotipo della prof di matematica bizzarra e poco femminile », osserva Sesti.

Una cosa è certa. Sul piano dell’impegno le ragazze,  che in media dedicano ai compiti il 20%  di tempo in più dei maschi, sono vincenti ovunque. A prescindere dal paese, dal sistema scolastico o dal PIL nazionale. Lo studio pubblicato da Science mostra anzi che stati non particolarmente ricchi come le Filippine o lo Sri Lanka , in cui le donne però sono considerate, ottengono risultati migliori di  paesi più ricchi. Come il nostro: nella graduatoria che registra il gap tra maschi e femmine in matematica, siamo al 36º posto su 40 paesi.