Donne di scienza dall' antichità ai giorni nostri

di Sara Sesti



 

Le donne e la scienza hanno proceduto nel passato su cammini distanti di cui per lungo tempo la storia ha ritardato l'incontro. Due dati sono sufficienti a dar conto di questa difficoltà: le scienziate insignite del premio Nobel sono solo ventiquattro, economiste comprese) e il numero di donne cui vengono affidati ruoli di rilievo nella ricerca e nelle istituzioni è ancora molto esiguo, malgrado da anni gli istituti scientifici delle università siano frequentati soprattutto da ragazze nonostante la popolazione femminile con titolo di studio superiore abbia toccato nel nostro secolo percentuali sempre più alte. E' lecito chiedersi i motivi di queste disparità che non dipendono dal fatto che le donne siano meno dotate dei colleghi, ma perché il talento può emergere solo a parità di condizioni: una situazione ch nel passato, non si è verificata e che stenta a realizzarsi anche oggi.

Il 2009 è stato un anno record per la storia del Premio Nobel, istituito nel 1901. Non era mai successo prima che nello stesso anno cinque donne ricevessero il prestigioso premio: quattro per le scienze e uno per la letteratura. Le ricercatrici Elizabeth Blackburn e Carol Greider, sono state premiate insieme per la medicina e Ada Yonath per la chimica. Un record che si aggiunge ad un'altra novità: per la prima volta da quando è nato il Nobel per l'economia, il riconoscimento è stato assegnato ad una donna, la statunitense Elinor Awan - Ostrom. Nel 2019 è arrivato il secondo Nobel per l'economia, ricevuto da Esther Duflo e nel 2020 Andrea Ghez ha ricevuto il quarto Nobel per la fisica; Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier hanno portato a sette il numero delle premiate per la Chimica.
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Come spiegare i motivi della scarsa presenza femminile nella storia della scienza, le defezioni che si verificano alla fine della carriera scolastica o gli steccati nelle discipline “eccellenti”? Per rispondere a queste domande mi rifarò agli esiti di una indagine del Centro Eleusi – Pristem dell'Università Bocconi di Milano avviata nel 1997, che io stessa ho coordinato e che ha già prodotto due momenti di sintesi: la mostra itinerante Scienziate d'Occidente. Due secoli di storia sulla presenza delle donne nelle cosiddette “discipline dure” a partire dalla seconda metà dell'Ottocento e il libro “Scienziate nel tempo" che, nelle sue successive edizioni, ha ampliato la ricerca.

Obiettivi della ricerca

Un biettivo della ricerca è stato quello di dare visibilità alle scienziate, di mostrarne i visi e l'aspetto fisico per strapparle dall'anonimato. Sono state privilegiate studiose le cui opere e scelte di vita sono sembrate particolarmente indicative di un modo di stare nella scienza - da Teano di Crotone, moglie di Pitagora, matematica e filosofa del VI secolo a.C., fino a Vandana Shiva, fisica indiana che ha fondato un movimento contro le manipolazioni genetiche - o che sono state significative per la storia delle donne più in generale come la fisica serba Mileva Maric, che visse una vita difficile all'ombra del marito Albert Einstein o l'avventurosa Maria Sibylla Merian, pittrice ed entomologa tedesca vissuta nel Seicento, che all'età di 52 anni, lasciato un noioso marito, partì per la Guiana Olandese con le figlie per completare le sue ricerche sulle metamorfosi degli insetti.

Alcuni risultati

Sono soprattutto le vicende delle scienziate vissute fino all'Ottocento, quando alle donne era negata un'istruzione adeguata, quelle che rivelano alcune costanti rispetto al ruolo che la società ha avuto nei loro confronti. Nelle biografie delle donne che si sono affermate si nota la presenza di una figura maschile molto importante, un marito, un tutore, un padre o un fratello accanto ad una fanciulla particolarmente dotata. Le coppie più famose sono quelle formate dalla matematica Ipazia e dal padre Teone, dall'astronoma Caroline Herchel e dal fratello William o dai coniugi Lavoisier, fondatori della chimica moderna.

Un'altra costante è l'attenzione molto viva per le poche donne che si imponevano in virtù delle proprie capacità e quella altrettanto sollecita ad impedire che il fenomeno si estendesse, escludendole per esempio dalle università e dalle accademie. La matematica Maria Gaetana Agnesi, bambina prodigio vissuta nel Settecento, dall'età di 9 anni veniva esibita dal padre nella casa milanese, alla presenza di intellettuali locali o di passaggio e si confrontava con loro su temi filosofici e matematici, rispondendo a ciascuno nella sua lingua - ne parlava sei – ma doveva studiare con istitutori privati.

Si osserva infine la caduta a picco della memoria storica riguardo alle donne di scienza e al loro operato, un fenomeno favorito dal fatto che